War Against Women in Congo – Guerra contro le donne (stupri e violenze per annientarle)

 Anderson Cooper, reporter della CNN: "Quello congolese è il conflitto più letale dalla seconda guerra mondiale, 4 milioni di persone  uccise (molte donne), più che in Iraq, Afganistan e Darfur, messi insieme"

Al momento c’è una guerra in corso nel cuore dell’Africa, nella Repubblica Democratica del Congo dove il numero delle persone morte è più alto della somma globale dei morti in Iraq, Afganistan e Darfur. Probabilmente è un dato che non tutti conoscono, adesso, grazie all’inchiesta giornalistica di Anderson Cooper, reporter tra i più importanti della CNN, possiamo renderci conto che quello congolese è il conflitto più letale dalla seconda guerra mondiale. I numeri sono agghiaccianti, nel corso degli ultimi dieci anni, più di quattro milioni di persone (molte donne), sono morte ed il numero è destinato ad aumentare.
L’inchiesta realizzata pochi mesi fa da Anderson Cooper, è andata in onda su "60 minutes" un programma di punta della CBS. Il reporter Cooper, ha focalizzato l’attenzione sulle donne congolesi, obiettivo primario di una guerra etnica consumata nel più assordante silenzio. In effetti, è proprio una guerra contro le donne con l’arma dello stupro utilizzato per distruggerle, annientare le loro famiglie, eliminare intere comunità.
Il Dottor Denis Mukwege è il direttore del Panzi Hospital, centro medico ubicato nella zona orientale del Congo. In questa guerra contro le donne, il suo ospedale è diventato l’approdo in prima linea per soccorrerle. Una delle ultime vittime in cura è Sifa M’Kitambala. E’ stata violentata due giorni prima da un gruppo di soldati che hanno fatto irruzione nel suo villaggio.
Il Dott. Mukwege, spiega: "L’hanno seviziata, sfregiata in più punti del suo corpo, Sifa era incinta, questo non ha impedito ai suoi stupratori di violentarla e poi tagliare con un machete parti dei suoi genitali".
Negli ultimi dieci anni, in Congo, centinaia di migliaia di donne sono state violentate, la maggior parte da bande fuori controllo e da militari di un esercito irregolare. Il Panzi Hospital è pieno di donne violentate.
"Tutte queste donne sono state violentata?" – chiede Anderson Cooper, al Dott. Mukwege, in piedi vicino a un grande gruppo di donne nell’attesa di essere curate.
"Sono state tutte violentate" – risponde il dottore – "entro una settimana, come sempre, questa sala si riempirà con nuovi volti delle vittime. Queste donne sono sprofondate nel dolore, non solo dolore fisico, quello che si può vedere in loro è la psicologia del dolore. In ospedale, abbiamo visto donne che hanno smesso di vivere. Non solo giovani donne, ci sono anche bambine, la più giovane ha appena tre anni, abbiamo curato anche una donna di 75 anni".

I motivi della guerra
Per capire ciò che sta succedendo qui, bisogna tornare indietro di un quindicennio, quando il genocidio che ha causato un milione di vite umane nella vicina Ruanda si è riversato sul Congo. Da allora, gruppi paramilitari del Ruanda, quelli dell’esercito congolese, ribelli e mercenari, hanno sferrato attacchi ai villaggi, colpito le popolazioni, sparse nel territorio, per mettere le mani su alcuni dei giacimenti di oro, rame e diamanti, tra i più grandi del mondo.
Le Nazioni Unite per il mantenimento della pace in Congo, hanno organizzato la missione più grande della loro storia. Dal 2005, circa 17.000 soldati delle Nazioni Unite, hanno cercato di sostenere una fragile pace. L’anno scorso, dopo 40 anni, hanno garantito lo svolgimento regolare delle prime elezioni democratiche del paese. Ora il compito della Nazioni Unite è a rischio, la regione è un focolaio di violenze, stanno divampando in una guerra totale.
Ogni nuova violenza è seguita da saccheggi e stupri; intere comunità sono terrorizzate, costrette ad abbandonare le loro case. Le persone in fuga prendono tutto ciò che possono, camminano per chilometri e chilometri con la speranza di trovare cibo e riparo. Negli ultimi anni, più di 500.000 persone sono state messe in fuga, sradicate dai loro luoghi, molti rifugiati sono stati accolti nelle tendopoli delle Nazioni Unite, unici luoghi dove è possibile ricevere qualche aiuto per sopravvivere.
Anderson Cooper ha visitato un campo profughi, sorto appena due mesi prima del suo arrivo. Era già sovraffollato, nell’attesa di ricevere altre persone in fuga, alla ricerca di un rifugio sicuro.
Donne vittime di violenze a tutto campo, anche in luoghi ritenuti sicuri
La verità per le donne del Congo è che non esiste un rifugio sicuro, anche in questi campi presumibilmente protetti, le donne subiscono violenze giornaliere.
Anderson Cooper, ha chiesto ad Anneka Van Woudenberg, ricercatrice del "Human Rights Watch" se lo stupro commesso in ogni guerra, è diventato la norma anche in questi luoghi.
Van Woudenberg, ha risposto:
"Credo che a causa della diffusione delle guerre nel mondo, lo stupro giornaliero è la norma, ciò che lo distingue in Congo è la sistematicità, pura brutalità, nulla a che vedere con lo stupro di soldati annoiati. La brutalità è un atteggiamento violento per incutere timore, costringere la comunità di un villaggio ad accettare il potere e l’autorità di quel particolare gruppo armato.  E’ utilizzato come arma di guerra".
E’ difficile immaginare la guerra in questi luoghi, in mezzo all’abbondanza di bellezze naturali mozzafiato. Il paese è in ginocchio, dopo decenni di dittatura e corruzione.. La maggior parte dei combattimenti e violenze si consumano in zone più interne quasi inaccessibili.
Cooper con la sua squadra, ha scalato i sentieri di montagna del Congo, sono riusciti a raggiungere il villaggio di Walungu. In questa zona del Congo, migliaia di gruppi armati si materializzano dalla foresta per rubare, violentare e terrorizzare le donne dei villaggi, agiscono indisturbati perché il governo congolese è incapace ad arginare le loro violenze.
Nella settimana antecedente l’arrivo di Cooper, a Walungu, ci sono stati tre attacchi con stupri alle donne, hanno violentato anche una bambina di sei anni.
In alcuni villaggi dove gli uomini di solito sono disarmati ed impossibilitati a combattere, il 90 per cento delle donne sono state violentate.
Violenze e stupri, ecco cosa fanno alle donne, la drammatica testimonianza di Lucienne M’Maroyhi
Cooper ed il suo gruppo, hanno raccolto centinaia di testimonianze, una a rappresentarle tutte, quella della 24enne Lucienne M’Maroyhi, ecco il suo drammatico racconto:
"Ero in casa con i miei due figli e mio fratello più giovane, di notte, arrivarono sei soldati, sfondarono la porta, mi legarono per violentarmi a turno. Giacevo a terra, costrinsero mio fratello a tenere una torcia in mano per vedere le violenze animalesche che subivo: quando uno finiva, mi facevano alzare per farmi lavare, poi toccava ad un altro a violentarmi.
Ho pensato di morire, di essere uccisa come i miei genitori l’anno prima, invece i violentatori intimarono a mio fratello di stuprarmi. Lui rifiutò, rispose: "Non posso fare una cosa simile, non posso violentare mia sorella".
I soldati affondarono i loro pugnali nelle carmi di mio fratello, lo ammazzarono davanti ai miei occhi".
Lucienne fu costretta a seguire i soldati nella foresta, divenne una schiava, subiva ogni sorta di violenze, tutti i giorni. Il suo pensiero era per i figli, non aveva idea della loro sorte, non sapeva se erano vivi o morti. Dopo otto mesi di prigionia e violenze, riuscì a fuggire. Tornata nel suo villaggio, ritrovò vive le sue due bambine, dopo poco scoprì di essere incinta, nel suo grembo portava il figlio di uno dei suoi stupratori. Il marito l’abbandonò (succede in tutto il Congo, alle donne sopravvissute ai stupri).
Violenza e stupri alle donne, traumatizzati ed umiliati anche gli uomini
Il Dott. Mukwege, sull’abbandono da parte degli uomini, ha detto a Cooper:
"Consideravo irresponsabili gli uomini in fuga dalle loro donne stuprate, ora ho capito perché lo fanno, non fuggono perché le loro mogli sono state violentate, fuggono perché sono loro a sentirsi violentati. Sono stati traumatizzati, umiliati perché non sono stati in grado di non fare nulla per proteggere mogli e figli".
Judithe, una delle responsabili dell’organizzazione "Donne per le donne" (gruppi di sostegno per le sopravvissute ai stupri), dice: "Quando una donna è violentata, non è solo lei a subire la violenza. E’ l’intera comunità formata dai nuclei famigliari ad essere distrutta, per la vergogna della violenza subita dalle loro donne".
Il Dott. Mukwege, sottolinea che oltre alle donne che raggiungono l’ospedale perché temono di aver contratto l’HIV, moltissime sono qui perché non in grado di controllare le loro funzioni corporee, per la violenza dei stupri, spesso accompagnati da oggetti come bottiglie rotte e baionette, inseriti nelle loro vagine, per dimostrare la loro forza, il loro potere, finalizzato a distruggere la persona fatta donna, metterla in fuga per farla arrivare in luoghi dove non può ricevere aiuto, cibo adeguato, così, malnutrita, è più facile farla ammalare e morire e non procreare".
Il Dott. Mukwege, per tutte le donne ricoverate è un guaritore, un consigliere. Dunia Karani, è orfana. Ha la poliomielite, non può camminare, i soldati non si sono fermati, l’hanno violentata. Ora è incinta, non ha alcuna idea su come affrontare il suo futuro e quello del bambino.
"La cosa più difficile" – dice il Dott. Mukwege – "è quando non c’è nulla che posso fare nel vedere una bella ragazza di 16 anni che ha tutto distrutto, è difficile spiegare che per le violenze che ha subito, ho dovuto colostomizzarla".
Il Dott. Mukwege, nonostante le difficoltà, il più delle volte è in grado di riparare i danni subiti dalle donne violentate, loro lo venerano come un dio in grado di fare miracoli, uno dei pochi uomini di cui possono ancora fidarsi.
Le donne congolesi non possono di certo aver fiducia della giustizia, in mano a uomini corrotti del Governo:  difficile veder finire davanti ad un Tribunale e poi in carcere gli uomini accusati di stupro.

Violenza e stupro alle donne, nonostante il caro prezzo pagato, resta la speranza
Ricordate Lucienne M’Maroyhi, all’inizio di questo documento? Ora è la madre di Fortuna, una piccola bambina, nata un anno fa. Il padre è uno dei suoi stupratori, uno degli uomini che hanno ucciso suo fratello.
"L’ho chiamata Fortuna perché ha attraversato con me mille difficoltà. Io potevo essere uccisa nella foresta, ho avuto  in dono la mia vita. Ho speranza".

War Against Women in Congo – Guerra contro le donne nel Congo (video)
Liberamente tradotto da CbsNews, 60 minutes

, , ,
Pino Silvestri

About Pino Silvestri

Pino Silvestri, blogger per diletto, fondatore, autore di Virtualblognews, presente su Facebook e Twitter.
View all posts by Pino Silvestri →

2 thoughts on “War Against Women in Congo – Guerra contro le donne (stupri e violenze per annientarle)

  1. Ma sai che avevo letto questo articolo su un giornale spagnolo, mentre, appunto, ero all’estero e mi ero ripromessa di cercare qualche fonte italiana per divulgarlo tramite blog:

    hai reso tu il servizio.

    :-))

    (anche se c’è poco da sorridere)

  2. Non ci sono parole per alleviare il dolore di queste atrocità.

    Brutte storie che riguardano il mondo intero.

    Un saluto per te e per gli amici del blog.

    A presto!

Lascia un commento