Nuovo sistema di riconoscimento facciale per identificare con facilità i criminali mascherati

Il nuovo sistema di riconoscimento facciale gestito dall’Intelligenza Artificiale (AI), presto potrebbe identificare i criminali travestiti. L’identificazione del volto travestito (DFI) utilizza una rete neurale per mappare i punti del viso e scoprire l’effettiva identità delle persone.
I ricercatori stanno lavorando su una tecnologia di riconoscimento del viso supportata dall’AI, potrebbe aiutare a identificare i criminali, così come i dissidenti politici, i manifestanti o chiunque cerca di nascondere la propria identità coprendo il loro viso con maschere, cappelli, sciarpe o occhiali da sole.
La tecnologia, denominata Face Identification Disguised (DFI) (Identificazione del volto travestito), utilizza una rete neurale addestrata su un set d’immagini di persone che utilizzano diversi oggetti per coprire i loro volti.
Il software basato su 14 punti facciali (10 per gli occhi, 1 per il naso e 3 per le labbra) sul viso di una persona, utilizza la distanza e gli angoli tra questi punti per definire la struttura nascosta del viso. Il sistema, infine confronta la stimata struttura del volto con le immagini apprese per svelare l’identità effettiva della persona in questione.
L’algoritmo dell’apprendimento profondo (deep-learning) quando è stato messo alla prova su volti coperti da cappelli o sciarpe ha fornito il 56% della precisione d’identificazione, poi con l’aggiunta di occhiali, la precisione è ulteriormente scesa al 43%.
Chiaramente, questo sistema di riconoscimento del viso basato sull’Intelligenza Artificiale è ancora in fase di sviluppo, avrà bisogno di alcuni miglioramenti prima di essere applicato. Il team che lavora sul progetto, formato da ricercatori dell’Università di Cambridge, Regno Unito, dell’Istituto Nazionale di Tecnologia a Warangal, in India, e dell’Istituto Indiano di Scienze, ha rilasciato un dataset di volti travestiti e indiscreti, invitando altri ricercatori a collaborare per testare e sviluppare la tecnologia. La ricerca fornisce una buona visione delle possibili applicazioni di una tecnologia che potrebbe aiutare a identificare le persone scansionando solo i loro volti mascherati.
Amarjot Singh, ricercatore presso l’Università di Cambridge che ha lavorato con il DIF, ha detto:
«Le forze di polizia potrebbero essere i maggiori beneficiari. L’applicazione ha suscitato qualche timore per il possibile utilizzo da parte dei regimi autoritari, potrebbero digitalizzare le immagini di persone innocenti insieme con quelle di manifestanti e attivisti. Esiste una preoccupazione per quanto riguarda la violazione della privacy e il diritto di assemblaggio, comunque per assicurarci che non cada in mani sbagliate, questa tecnologia dovrà essere disponibile solo per le organizzazioni che intendono utilizzarla per il bene.
Il dataset di formazione al momento è limitato perché è costoso pagare i partecipanti a posare vestiti con vari oggetti per mappare i loro volti. Ogni persona è stata pagata circa dieci dollari per una sessione di 30 minuti.
L’attuale set di dati presenta 10 maschere, è composto principalmente da indiani e da alcuni caucasici, per aumentare l’efficacia del sistema DFI dovrebbe essere ampliato a più travestimenti con persone provenienti da altre etnie, ha bisogno di migliaia e migliaia d’immagini in modo da poter identificare con precisione i marcatori facciali da una gamma di diversi tipi di umani».
I ricercatori presenteranno il loro lavoro al ICCV 2017 Conferenza internazionale sulla visione del computer che si svolgerà a Venezia dal 22 al 29 ottobre 2017.

Pino Silvestri

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Pino Silvestri, blogger per diletto, fondatore, autore di Virtualblognews, presente su Facebook e Twitter.
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