Nuova tecnologia del riconoscimento del tatuaggio per catturare i criminali

Immaginate un agente di polizia che arresta qualcuno con un tatuaggio, tira fuori un iPhone, scatta una foto del tatuaggio e lo carica per un’app. Dopo pochi secondi, può consultare un database che ha le impronte digitali di tutti i detenuti arrestati con lo stesso tipo di tatuaggio, oppure vedere un video di sorveglianza che mostra un tatuaggio simile.
Non è fantascienza, un progetto finanziato dal governo, anche se ha sollevato proteste sulla privacy e l’etica della ricerca, ha sviluppato algoritmi in grado di individuare corrispondenti tatuaggi con tassi di successo superiori al 95%.
Lo studio di due anni finanziato dal FBI, è stato presentato nei dettagli in un rapporto pubblicato dall’Electronic Frontier Foundation, un gruppo di difesa dei diritti civili. Il National Institute of Standards and Technology (NIST) l’agenzia di ricerca che fa parte del governo federale ha utilizzato un set di dati di 15.000 immagini di tatuaggi dei detenuti per contribuire allo sviluppo di algoritmi che attraverso i tatuaggi possono essere utilizzati dagli investigatori.
Il Pew Research Center (organizzazione statunitense con sede a Washington, fornisce informazioni su problemi sociali, opinione pubblica, andamenti demografici sugli Stati Uniti e il mondo in generale), riporta che un adulto americano su cinque ha un tatuaggio.
Dave Maass, un ricercatore di Electronic Frontier Foundation, ha detto: «I tatuaggi delle persone sono come le impronte digitali e le facce, sono unici, sono anche una forma di parola e di espressione».
Le tecnologie che eseguono rapidamente la scansione, identificano e confrontano le immagini di tatuaggi, anche se rendono le indagini più efficienti, hanno il potenziale di inserire nel database i tatuaggi di persone innocenti, il modo in cui questi algoritmi sono utilizzati potrebbe violare i diritti degli imputati. La presenza di un certo tatuaggio potrebbe essere visto come indizio di colpa.
E’ preoccupante il modo in cui è stata condotta la ricerca, per quanto si sa, le 15.000 immagini di tatuaggi appartengono a detenuti che non hanno mai dato il consenso, molte immagini specificatamente riguardano tatuaggi religiosi, come le croci. L’agenzia ha in programma di avviare una nuova fase del progetto con 100.000 immagini del tatuaggio.
Il progetto del tatuaggio è iniziato nel 2014 con il database del FBI, poi il National Institute of Standards and Technology ha condiviso il database con diciannove organizzazioni compresi cinque istituti di ricerca, sei università e otto aziende private. I gruppi sono stati invitati a lavorare sugli algoritmi per trasformare il database in risultati che potrebbero essere utilizzati per le indagini delle forze dell’ordine.
Il database contiene algoritmi che corrispondono a tatuaggi di persone, in pratica se una telecamera di sicurezza ha ripreso un rapinatore che indossa una maschera, il suo tatuaggio potrebbe identificarlo. Altri algoritmi sono abbinati a tatuaggi di più persone, aiutano a collegare la loro associazione, potrebbero essere utilizzati per identificare i membri di una banda che ha lo stesso tatuaggio. Molti degli algoritmi sviluppati per l’identificazione hanno avuto oltre il 90% di tassi di successo.
Il database utilizzato nelle indagini attuali, potrebbe portare a profili e falsi positivi, solo perché qualcuno ha un tatuaggio che è simile a quelli di alcuni membri di una banda, non significa che fa parte della banda o che ha commesso un reato. I tatuaggi in California già sono uno dei fattori che ha portato la gente a essere erroneamente inserita in un database contenente i membri di una banda.
I tatuaggi sono stati anche un fattore nelle decisioni in materia d’immigrazione negli Stati Uniti, il Dipartimento di Stato ha respinto le domande di visto di molti immigrati messicani perché avevano tatuaggi simili a quelli delle bande: Ruben Zamora è una di queste vittime, gli è stato negato il rientro negli Stati Uniti, dove vive con la sua famiglia perché i suoi tatuaggi fatti in gioventù sono stati collegati a bande criminali messicane.
La metodologia del programma di ricerca del National Institute of Standards and Technology solleva anche questioni etiche, Dave Maass ha aggiunto:
«E’ improbabile che ai ricercatori sia stato concesso il permesso da parte dei detenuti, non abbiamo trovato nessuna documentazione al riguardo, i detenuti sono sfruttati e trattati come database».
Il database anche se è privo d’informazioni personali come i nomi dei detenuti, le immagini dei tatuaggi spesso contengono dati personali, per esempio la foto di un tatuaggio conteneva il nome e la data di nascita del figlio di un detenuto, mentre un altro era il viso della madre del detenuto e il suo nome completo; un’altra preoccupazione con la tecnologia, soprattutto perché è sviluppata da società private, è che potrebbe essere venduta ai governi oppressivi di tutto il mondo, per esempio nei paesi in cui i cristiani sono perseguitati, i funzionari potrebbero inserire nel database foto di tatuaggi e attraverso l’algoritmo creare una lista di tutti i detenuti che hanno tatuaggi di croci o della Vergine Maria, poi selettivamente impartire punizioni.
MorphoTrack una delle aziende private coinvolte nella ricerca in un comunicato stampa del presidente e CEO Celeste Thomasson ha evidenziato il successo del loro algoritmo:
«Gli investigatori prima dell’impegno di MorphoTrak in questo settore, per trovare i tatuaggi in apparenza simili dovevano fare affidamento su parole chiave del testo. Il nostro algoritmo costantemente migliorato offre soluzioni di riconoscimento automatico ad alte prestazioni per la giustizia penale, indagini forensi, e le comunità di pubblica sicurezza».
Gail Porter portavoce del National Institute of Standards and Technology (NIST) ha difeso il programma:
«L’obiettivo del progetto NIST è di contribuire a garantire l’utilizzo di sofisticate tecnologie per il tatuaggio per ridurre al minimo l’errore e migliorare la precisione. Il database contiene solo immagini di tatuaggi senza relative informazioni sugli individui».
L’organizzazione in passato ha sostenuto che la tecnologia non sarà utilizzata solo per arrestare le persone, un rapporto online sul progetto rileva che i tatuaggi “potenzialmente sono preziosi per l’identificazione di vittime in grandi eventi come tsunami e terremoti».
Gli investigatori del NIST nella prossima fase del progetto di ricerca del tatuaggio, che inizierà questa estate, metteranno gli algoritmi alla prova su oltre 100.000 immagini di tatuaggi di detenuti reclusi in tre giurisdizioni in Florida, Michigan e Tennessee.
Dave Maass e l’Electronic Frontier Foundation, hanno detto che a causa di questioni etiche non rispettate la prossima fase del progetto dovrebbe essere chiusa prima che inizi, purtroppo questa tecnologia non è ipotetica, esiste ed è in uso».

Pino Silvestri

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Pino Silvestri, blogger per diletto, fondatore, autore di Virtualblognews, presente su Facebook e Twitter.
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