Google ha eliminato il blog e 14 anni di lavoro dello scrittore americano Dennis Cooper

Uno dei luoghi comuni relativi alla rete è che ciò che esiste su internet è per sempre. Non è così. Dennis Cooper (critico, scrittore, artista performativo, autore teatrale), ha riferito che Google senza preavviso ha cancellato il suo intero blog, ha totalmente eliminato 14 anni del suo lavoro.
Il blog di Dennis Cooper era ospitato sulla piattaforma di proprietà di Google Blogger, l’artista non ha ricevuto nessuna spiegazione per la cancellazione del suo lavoro (il peggior incubo di ogni artista), solo un avviso di Violazioni dei Termini di Servizio.
Dennis Cooper sulla sua pagina Facebook ha scritto:
«Google ieri pomeriggio ha disabilitato e messo offline il mio blog. Hanno fatto lo stesso con il mio account di posta elettronica. Oltre a mostrare un generico avviso di “Violazione dei nostri termini di servizio“, non mi è stata data alcuna spiegazione, finora non ho ricevuto alcuna risposta alle mie domande e lamentele. Ovviamente, fino a quando il problema non sarà risolto, non ci saranno nuovi post».
Se si visita il suo sito di Blogger, è visualizzato il seguente messaggio:
«Il blog è stato rimosso. Spiacenti, il blog all’indirizzo denniscooper-theweaklings blogspot com è stato rimosso. L’indirizzo non è disponibile per nuovi blog».
Il blog di Dennis Cooper oltre a opere d’arte, fotografie, e testi, conteneva anche l’unica copia in lavorazione dell’ultimo romanzo in Gif di Cooper (come suggerisce il nome, è un romanzo costruito interamente in GIF animate), ha detto: «Di tutto quello che è accaduto, la mia preoccupazione, la mia più grande paura è perdere questo lavoro».

Un blog scandaloso
Lo scrittore è all’oscuro delle giustificazioni che hanno portato a quest’atto, che nel mondo della cultura è stato già bollato come censorio, volto a cancellare voci alternative. Il blog di Cooper metteva in luce, infatti, temi molto scabrosi, come la violenza e la sessualità, che il racconto per immagini con le gif animate accentuava e che probabilmente non rientrava nelle policy di Google, che – come quelle di Facebook – sono piuttosto restrittive. Come riporta il Guardian, Pati Hertling, avvocato e curatore indipendente, ha sollevato il tema del profondo divario che si crea tra il Primo Emendamento, che garantisce la libertà di parola negli Stati Uniti, e le idee spesso conservatrici di questo tipo di aziende, che operano come se costituissero un regno a sé».
Dennis Cooper ora sta valutando di citare in giudizio Google. PEN America – un’organizzazione che protegge la libertà di parola negli Stati Uniti e in tutto il mondo – per conto di Cooper sta facendo pressione a Google per avere spiegazioni sul motivo per cui ha disabilitato il suo blog. Suzanne Nossel direttore esecutivo di PEN America ha detto:
«Blog e account di social media servono come sbocchi cruciali per l’espressione creativa e artistica per milioni di persone in tutto il mondo, così come luoghi per una discussione aperta fra interessati visitatori.
La disattivazione del blog di Dennis Cooper senza alcuna spiegazione e nessuna garanzia sulla conservazione del suo lavoro, mina la fiducia che gli utenti ripongono in piattaforme online che ospitano il loro lavoro e le idee. PEN sostiene la richiesta di Cooper per avere una pronta risposta da parte di Google».
Dennis Cooper ha aggiunto:
«Se Google non risponde e rettifica la situazione, non ho altra scelta che fare causa, non voglio procedere per ovvie ragioni, ma andrò avanti».
La censura subita da Dennis Cooper, ha destato molte discussioni con la questione se Google a livello mondiale e a lungo termine può essere affidabile per proteggere le informazioni. Secondo l’azienda, la sua missione è di “organizzare le informazioni a livello mondiale e renderle universalmente accessibili e utili“.
Google non dice nulla circa il mantenimento di materiale del passato, negli ultimi anni ha abbandonato progetti di conservazione come Google News Archive e Google Gruppi, suggerendo che in questo momento preservare la storia non rientra nel suo modello di business.
Così, mentre molti di noi stanno combattendo con il “diritto all’oblio“, si scopre che il “diritto di essere ricordato” è altrettanto incerto. E’ questo un problema per molti di noi che per i nostri archivi si affidano a servizi online come Google Drive e Gmail.
E’ una tendenza che suggerisce una conclusione che è allo stesso tempo evidente e triste: se Internet è il nostro archivio, l’archivio non è sicuro, quindi se non abbiamo ancora eseguito il backup del nostro lavoro, è il momento di farlo.

Pino Silvestri

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Pino Silvestri, blogger per diletto, fondatore, autore di Virtualblognews, presente su Facebook e Twitter.
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