Facebook è impotente a fermare il suo declino

Facebook con oltre 2 miliardi di utenti che ogni mese visitano il suo social network, è più simile all’ossigeno o all’acqua potabile che alla maggior parte dei prodotti tecnologici. Nessuna singola azienda solo una decina di anni fa avrebbe sognato di avere un pubblico così grande, diversificato e geograficamente distribuito.
L’unica società che ancora oggi si avvicina ai numeri di Facebook, è Google con oltre un miliardo di utenti, la maggior parte utilizza i suoi otto prodotti: Google Search, Gmail, YouTube, Google Maps, Chrome, Android, Google Play e Google Drive. Recentemente anche WeChat ha raggiunto un miliardo di utenti, ma quasi tutti si trovano in un solo paese: la Cina.
Facebook è l’unico che in un singolo luogo ha riunito il gruppo più eterogeneo di persone, ciò ha creato una potente opportunità per contribuire a costruire un mondo in cui possiamo comprendere e vivere la nostra comune umanità in modi che non erano mai stati possibili nelle generazioni precedenti.
E’ accaduto il contrario, Facebook paradossalmente è diventato il luogo più adatto per quelle persone che si rispecchiano in altri che condividono i loro ristretti interessi personali ed esternano i peggiori pregiudizi in commenti e messaggi volti a demonizzare alcuni gruppi di persone.
I peggiori esempi, naturalmente, arrivarono nel 2016 quando gli Stati Uniti erano al centro delle loro polarizzanti elezioni presidenziali e il Regno Unito era coinvolto nel voto Brexit per lasciare l’Unione Europea. Facebook e Twitter mentre saliva il volume della retorica che divideva, non hanno fatto molto per contenere i commenti più offensivi e minacciosi.
Facebook il più grande social network del mondo in nome della libertà di parola e del dialogo aperto, ha adottato un approccio lassista nell’intervenire quando le persone hanno varcato la soglia del dialogo appassionato sfociando in discorsi motivati dall’odio. Dopo di tutto, mentre è cresciuto il basso livello del dibattito, maggiormente sono aumentati il traffico e i profitti di Facebook.
Il contraccolpo dell’atteggiamento lassista si è abbattuto su Facebook nel 2018, all’inizio dell’anno il social è stato investito dal caso Cambridge Analytica, lo scandalo sul “furto” di decine di milioni di dati personali di utenti utilizzati per scopi politici durante le elezioni del 2016 negli Stati Uniti.
La fiducia del pubblico in Facebook di conseguenza è calata rapidamente, in un sondaggio su 3.000 persone condotto la scorsa primavera da Ponemon Institute, è emerso che il 27% ha dichiarato di essere d’accordo con la dichiarazione: «Facebook s’impegna a proteggere la privacy dei tuoi dati personali». L’anno precedente, il 79% aveva dichiarato di essere d’accordo con tale dichiarazione; nel 2015 il numero era pari al 76%.
Il coinvolgimento degli utenti su Facebook allo stesso tempo, è diminuito in modo rilevante: nel 2016, gli utenti hanno trascorso una media di un’ora il giorno su Facebook; nel 2018 la media giornaliera è scesa a 41 minuti. Inoltre, come ha riferito Facebook alla fine del mese scorso la crescita dei suoi utenti, si è arrestata.
Si potrebbe certamente sostenere che i problemi non dipendono tutti da Facebook. E’ uno strumento che le persone utilizzano in qualsiasi modo decidano di farlo. Il fatto che l’umanità abbia usato il social network per alimentare un rinnovamento del tribalismo, del nazionalismo e del bigottismo non è certo un fenomeno che Facebook o nessun altro avrebbe previsto.
La colpa è che Facebook ha impiegato molto tempo a reagire, e l’ha fatto solo dopo che il problema è diventato un incubo per le sue pubbliche relazioni. Ha avuto l’opportunità di intensificare il dialogo e di capire dove si trovava la linea di demarcazione tra dialogo sano e discorsi motivati dall’odio, invece ha lasciato andare. Ha dato priorità all’attività e alla crescita del numero degli utenti rispetto alla creazione di una sana piattaforma.
Facebook ha perso credibilità, pochi credono che possa essere in grado di risolvere un problema che ha contribuito a creare, di conseguenza, è descritto come società e come piattaforma che non si preoccupa degli interessi dei suoi utenti, non li mette al primo posto, per questo sempre più persone si stanno allontanando. Ottenere che cambino idea e si fidino di nuovo di Facebook, potrebbe essere un compito ancora più grande di quello monumentale che è stato necessario per creare il più grande raduno di umanità nella storia del mondo.
Le comunità sono costruite sulla fiducia, la comunità mondiale giustamente sta chiarendo che ha poca fiducia in Facebook.

Pino Silvestri

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Pino Silvestri, blogger per diletto, fondatore, autore di Virtualblognews, presente su Facebook e Twitter.
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