OMS: il 2020 è l’Anno internazionale dell’infermiere e dell’ostetrica

L’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) ha designato il 2020 come “Anno internazionale dell’infermiere e dell’ostetrica”, in onore del 200° anniversario della nascita di Florence Nightingale, l’infermiera più famosa del mondo, nata a Firenze da genitori inglesi.
Gli eventi di Nightingale 200 in Inghilterra includono un servizio di commemorazione presso l’Abbazia di Westminster, una passeggiata di realtà aumentata basata su app nella città di Derby con protagonista Florence Nightingale, (è cresciuta in città) e una conferenza internazionale #Nightingale2020 “Transforming the Impact of Nursing” a Londra in ottobre. Oggi per sfruttare meglio il loro prezioso tempo molti dei pratici compiti quotidiani di un’infermiera gradualmente sono stati delegati alle macchine, questa necessità si è improvvisamente amplificata con la dirompente epidemia del coronavirus Covid-19.

Venipuntura
La venipuntura – l’inserimento di un ago in una vena per prelevare un campione di sangue – è la procedura clinica più comune al mondo, ma nonostante la sua frequenza, i medici continuano a fallire in circa il 27% dei pazienti senza vene visibili e il 60% dei pazienti emaciati. Il mancato inserimento di una flebo intravenosa (IV) è una delle principali cause di lesioni e infezione.
I ricercatori della Rutgers University negli Stati Uniti hanno sviluppato un robot che trova i vasi sanguigni, anche se molto piccoli, e inserisce con successo un ago o un catetere. Utilizza l’ecografia e l’imaging a infrarossi vicini per l’immagine del tessuto e l’intelligenza artificiale (AI) per interpretare le immagini, rilevare i vasi sanguigni e calcolarne la profondità e le dimensioni.
Josh Leipheimer della Rutgers School of Engineering afferma:
«Un dispositivo come il nostro potrebbe aiutare i medici a prelevare campioni di sangue in modo rapido, sicuro e affidabile, prevenendo inutili complicazioni e dolori nei pazienti dovuti a molteplici tentativi di inserimento dell’ago».

Supporto di dispositivi robotici per l’assistenza ospedaliera
AccuVein, una forma di illuminazione venosa è un altro metodo per ridurre il numero di inserimenti non riusciti, utilizza la realtà aumentata per proiettare le vene del paziente sulla pelle, permettendo agli infermieri di vedere una mappa delle vene periferiche sulla superficie della pelle. Ha dimostrato di rendere 3,5 volte più probabile che un infermiere trovi i vasi sanguigni al primo tentativo.
Robear è un robot sperimentale per l’assistenza infermieristica a misura d’uomo, si distingue per le fattezze da orsacchiotto polare. È stato sviluppato dal Riken-SRK Collaboration Centre in Giappone come strumento per sollevare i pazienti dai letti e metterli sulle sedie a rotelle e per aiutare chi ha bisogno di alzarsi.
Riken sottolinea che robot come Robear possono svolgere un ruolo importante nell’alleviare il lavoro degli infermieri che potrebbero dover sollevare i pazienti 40 o più volte il giorno, rischiando lesioni a se stessi e ai loro pazienti: il mal di schiena in un periodo di acuta carenza di infermieri (oggi più che mai figure indispensabili), è uno dei motivi più comuni per cui si ammalano.
La tecnologia non solo potrebbe sostituire le comuni attività infermieristiche come quella di prelevare un campione di sangue o aiutare un paziente a letto, ora è stato progettato un robot per soddisfare le esigenze emotive e mediche di un paziente. Il robot Mabu, prodotto dalla start-up statunitense Catalia Health, alto solo 38 centimetri, con il suo corpo color giallo girasole, l’espressione amichevole e grandi occhi blu lunari, è programmato con un software per il supporto psicologico del trattamento medico per aiutare i pazienti a gestire le condizioni croniche.
Mabu usa l’intelligenza artificiale per conoscere le esigenze mediche e psicologiche del paziente, attraverso le conversazioni quotidiane. Cory Kidd, fondatore e CEO di Catalia Health, ha detto:
«In un ambiente clinico, se parliamo di un medico con un buon rapporto con i pazienti, non intendiamo dire che ha più conoscenze cliniche di chiunque altro, ma semplicemente che è più bravo a relazionarsi con i pazienti. Ho studiato la psicologia che c’è dietro a tutto questo e l’ho trasformata negli algoritmi che usiamo per aiutare a creare conversazioni con i pazienti».
Mabu ogni giorno comunica con i pazienti che ha in cura, ogni conversazione della durata di tre o quattro minuti, serve per fare un “check-in” e costruire un quadro attuale del loro stato di salute. I suoi algoritmi guidati dall’intelligenza artificiale costruiscono e perfezionano costantemente le informazioni del paziente. Il modello medico contiene informazioni su specifici stati patologici e farmaci, tiene traccia dei dati nel tempo e autorizza la conformità del trattamento.
I dati psicologici iniziano dal nulla, Mabu per valutare gli stati di salute mentale impara nel tempo, adattando la conversazione, raccogliendo segnali emotivi sia dal riconoscimento facciale, sia dalla PNL (elaborazione del linguaggio naturale). Cory Kidd spiega:
«Molte conversazioni iniziano con “Come ti senti”, simile a quello che potrebbe chiedere un’infermiera, poi potrebbero svilupparti in altri argomenti. Mabu elabora queste conversazioni per fornire ai pazienti suggerimenti, promemoria sui farmaci e informazioni sulle loro condizioni: in base alle risposte dei pazienti, potrebbe chiamare un medico, inviare informazioni, prenotare un check-in il giorno successivo. Mabu ha molte informazioni sui problemi che un paziente potrebbe affrontare, quindi è in grado di fornire un rapido feedback, allo stesso tempo, invia tali informazioni a un clinico».
Mabu può essere a casa di un malato di cuore 24 ore su 24, 7 giorni su 7, ciò che non potrebbe fare un’infermiera. Ciò non solo avvantaggia il paziente, ma allevia il lavoro nella professione infermieristica. Gli infermieri sono spesso sopraffatti quando si tratta di aiutare i pazienti con patologie croniche in corso, Mabu aiuta a colmare le lacune.
La portabilità delle nuove tecnologie è importante tanto all’interno dell’ospedale quanto a casa. I dispositivi portatili possono monitorare segni vitali come l’elettrocardiogramma (ECG), frequenza respiratoria e saturazione di ossigeno mentre trasmettono le informazioni a un monitor centrale. Ciò significa che invece di dover controllare i pazienti ogni ora come nella maggior parte degli ospedali, ricevono una notifica di allarme in caso di emergenza o cambiamenti. Ciò consente agli infermieri di tracciare al momento giusto, anche se ci sono molti altri impegni in corso.
Il monitoraggio wireless del paziente, utilizzando chip e sensori, è integrato in letti, coperte e imbottiture per riferire su peso, pressione sanguigna e movimento, fungendo da ulteriore livello di osservazione, questo aiuta i pazienti ad evitare piaghe da decubito e cadute, avvisa gli infermieri di qualsiasi cambiamento nello stato di salute dei pazienti.
Florence Nightingale era già avanti con i tempi, ha modernizzato la professione infermieristica, implementando standard di cura e igiene. Dame Christine Beasley, ex capo infermieristica per l’Inghilterra, presidente della Florence Nightingale Museum, ha detto:
«Florence Nightingale è stata una delle prime persone a utilizzare i dati in modo da mostrare l’effetto reale di ciò che le persone stavano facendo in ambito sanitario. Oggi sarebbe stata Responsabile delle informazioni infermieristiche (Chief Nursing Information Officer), con il compito di ottimizzare l’uso dei sistemi clinici esistenti, per infermieri, medici e fornitori di assistenza multidisciplinare, curando le loro esigenze di gestione delle informazioni».
Le cartelle cliniche elettroniche (EPR) sono al centro di questa raccolta di dati, possono trasformare il modo in cui opera un’infermiera. Gli EPR salvaguardano i pazienti monitorando accuratamente la progressione attraverso vari percorsi di cura, consentono di registrare e accedere ai risultati dei test, alle diagnosi, alle procedure e ai trattamenti. Le infermiere in passato impiegavano molto tempo a cercare di raccogliere tutti questi elementi disparati di informazioni al posto letto.
Dame Christine Beasley ha detto:
«Credo ancora che, mentre la tecnologia può essere utile, l’assistenza infermieristica sia alla base delle cure dell’uomo. Ovviamente alcuni robot possono eseguire un’enorme quantità di interventi tecnici, ma il tocco umano – tenere le mani delle persone e mostrare preoccupazione – è ancora al centro dell’assistenza infermieristica, su questo, l’intelligenza artificiale deve fare ancora molta strada. L’uso primario della tecnologia in medicina è quello di estendere le capacità di chi si prende cura degli esseri umani. Il robot Mabu lo fa con la sua disponibilità attraverso il numero di pazienti che assiste, ma soprattutto attraverso il tempo dedicato, è disponibile in qualsiasi momento del giorno e della notte in cui un paziente vuole parlare. La diagnosi e il trattamento, tuttavia, sono ancora interventi fatti meglio dagli esseri umani».

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Pino Silvestri

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Pino Silvestri, blogger per diletto, fondatore, autore di Virtualblognews, presente su Facebook e Twitter.
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