Oggi è la Giornata internazionale per l’abolizione della schiavitù

«Nel 19° secolo, la comunità internazionale si è riunita per dichiarare la schiavitù, un affronto alla nostra comune umanità. Oggi, i governi, la società civile e il settore privato devono unirsi per sradicare tutte le forme contemporanee di schiavitù, tra cui il lavoro forzato. Insieme, cerchiamo di fare del nostro meglio per i milioni di vittime in tutto il mondo che sono tenute in schiavitù e private dei loro diritti umani e della dignità».
Segretario Generale Ban Ki-moon Messaggio per la Giornata internazionale per l’abolizione della schiavitù 2 dicembre 2014

La Giornata internazionale per l’abolizione della schiavitù, il 2 dicembre, segna la data di adozione, da parte dell’Assemblea generale, della Convenzione delle Nazioni Unite per la repressione della tratta degli esseri umani e dello sfruttamento della prostituzione (risoluzione 317 (IV) del 2 dicembre 1949).
Il focus di questa giornata è di sradicare le forme contemporanee di schiavitù, come la tratta degli esseri umani, lo sfruttamento sessuale, le peggiori forme di lavoro minorile, i matrimoni forzati, e il reclutamento forzato di bambini per l’impiego nei conflitti armati.
Oggi, ventuno milioni di donne, uomini e bambini sono intrappolati in schiavitù in tutto il mondo. L’Organizzazione Internazionale del Lavoro (ILO) ha collaborato con importanti artisti, atleti e sostenitori nella sua nuova campagna per porre fine alla schiavitù.
L’ONU il 25 marzo 2007 ha segnato il 200° anniversario dell’abolizione delle navi transatlantico degli schiavi. Nel 2008 la Giornata Internazionale della Memoria delle vittime della schiavitù e del transatlantico degli schiavi divenne celebrazione annuale.

Il transatlantico degli schiavi
Il commercio di schiavi con navi transatlantiche persisteva da quattro secoli. Immaginate a causa di una guerra etnica di essere strappato dalla vostra famiglia, costretto a camminare per centinaia di chilometri fino a raggiungere la costa dell’Africa occidentale sul lato dell’Oceano Atlantico. Spogliato del tuo nome, la tua identità, di ogni diritto che un essere umano merita.
Schiavi costretti a salire a bordo della nave europea in navigazione attraverso l’Atlantico per raggiungere le piantagioni dei Caraibi e del Sud America, un viaggio attraverso il terribile “passaggio intermedio”, quello del viaggio che le navi compivano dopo essere partite dall’Europa con prodotti commerciali (stoffe, liquori, tabacco, perline, conchiglie particolari, manufatti di metallo, armi da fuoco) che servivano come merce di scambio per l’acquisto degli schiavi da traghettare nelle Americhe, da dove le navi ripartivano cariche di materie prime, completando così quello che è chiamato il “commercio triangolare”.
Il trasferimento forzato fino alla costa poteva durare parecchi giorni o settimane. Sulla costa erano imprigionati in fortezze o in capanne dette “barracoons” dove sostavano in attesa delle navi per la traversata per molti giorni o settimane. Lì poi trafficanti provenienti dalle Americhe e dai Caraibi caricavano la “merce umana” sulle navi.
Si stima che il 15% degli africani moriva in mare (solo uno su sei riusciva a sopravvivere), con un tasso di mortalità sensibilmente più alto nella stessa Africa nelle fasi di cattura e trasporto dei popoli indigeni alle navi. La durata della traversata secondo le condizioni atmosferiche variava da uno a sei mesi.

Pino Silvestri

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Pino Silvestri, blogger per diletto, fondatore, autore di Virtualblognews, presente su Facebook e Twitter.
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