Meccanico d’auto ha inventato Odón Device un dispositivo per facilitare il parto (video)

L’idea è venuta a Jorge Odón mentre dormiva, ha detto che in qualche modo è stato ispirato dal suo inconscio ha fatto riaffiorare un video di YouTube, dove aveva visto le istruzioni per estrarre un tappo di sughero finito dentro a una bottiglia di vino (vedi video). Ciò gli ha dato la consapevolezza che con lo stesso metodo sarebbe stato possibile salvare un bambino incastrato nel canale del parto.
Jorge Odón, argentino, cinquantanove anni, meccanico d’auto ha costruito il suo primo prototipo nella sua cucina, ha utilizzato un contenitore di vetro per simulare l’utero, la bambola di sua figlia per il bambino intrappolato, e come dispositivo salvavita un manicotto di plastica cucito dalla moglie.
Ciò che sembrava essere un’improbabile idea provata sul bancone da lavoro, ha conquistato l’entusiasta approvazione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità e molti importanti donatori come quella della Fondazione Bill & Melinda Gates. Una società americana di tecnologia medica dopo le prove preliminari del dispositivo chiamato Odón Device presso la Des Moines University in America, ha appena ricevuto una licenza per avviare la produzione (vedi video del dispositivo Odón Device presentato a SuperQuark da Piero Angela).

Il funzionamento di Odón Device è semplice, un addetto infila un cilindro gonfiabile di pellicola plastica trasparente con un semplice strumento munito di quattro spatole sottili. Delicatamente il cilindro è inserito intorno alla testa del feto. Il feto naturalmente continua a ricevere ossigeno attraverso il cordone ombelicale. Il cilindro è quindi gonfiato con una piccola pompa a mano ed esercita così una presa ferma ma gentile. A questo punto il feto è estratto e subito liberato del cilindro di plastica, il tutto richiede meno di due minuti (vedi foto). Il successo della simulazione ha poi consentito di provare il dispositivo in un parto vero.
I medici dicono che questa invenzione ha un enorme potenziale per salvare i bambini nei paesi poveri, e, forse, di ridurre il taglio cesareo per le nascite in quelli ricchi. Il dott. Mario Merialdi del Dipartimento Salute riproduttiva e ricerca, Oms di Ginevra, ha detto:
«E’ molto emozionante in un momento critico della nascita di un bambino vedere qualcuno inventare un nuovo dispositivo che aiuta in un campo come quello dell’ostetricia, dove per tanto tempo c’è stato poco progresso (300 anni dall’introduzione del forcipe e 100 anni da quello della ventosa). Ogni anno in tutto il mondo su 137 milioni di nascite il 10 per cento è potenzialmente soggetto a gravi complicazioni: circa 5,6 milioni di bambini non riescono a nascere o muoiono rapidamente e circa 260.000 donne muoiono di parto.
L‘ostruzione al parto è un momento molto delicato, può verificarsi quando la testa di un bambino è troppo grande o una madre esausta ferma le contrazioni. In questi casi le opzioni correnti  sono il forcipe o le ventose attaccate al cuoio capelluto del bambino. In mani inesperte, può provocare emorragie, schiacciare la testa del bambino o torcere la sua spina dorsale.
Nei paesi ricchi, lo stress fetale può essere risolto con una corsa in sala operatoria, mentre nei paesi poveri con pochi ospedali rurali se il bambino non viene fuori, la donna è sola.
I medici hanno detto che il dispositivo di Odón, anche se sono necessari più test, sembra essere sicuro per le ostetriche con un minimo di formazione per l’uso.
Finora, il dispositivo è stato testato in ospedale su 30 donne argentine. Sono previsti altri test su 100 donne in Cina, India e Sud Africa, e poi su 170 donne in travaglio.

Jorge Odón in un’intervista telefonica in Argentina ha descritto le origini della sua idea
«L’idea è nata sette anni fa dopo aver visto i miei dipendenti provare a recuperare un tappo finito dentro a una bottiglia di vino, come avevano visto fare in un video. Alle 4 del mattino ho svegliato mia moglie per spiegare il mio progetto, mi ha detto che ero un pazzo, invitandomi a tornare a dormire.
La mattina dopo, un amico un po’ scettico mi presentò a un ostetrico. Potete immaginare due uomini in giacca e cravatta in una sala d’attesa piena di donne in stato di gravidanza.
Il medico è stato incoraggiante, così ho continuato a lavorare per migliorare il dispositivo.
Un mio cugino mi ha aiutato a incontrare il capo di ostetricia di un importante ospedale di Buenos Aires, amico di una persona dell’OMS che conosceva il dottor Merialdi, che, in una conferenza medica del 2008 in Argentina, mi ha concesso dieci minuti durante una pausa caffè. L’incontro invece è durato due ore. Alla fine, il dottor Merialdi mi ha detto che l’idea era “fantastica”, ha organizzato i test con sofisticati manichini in un laboratorio di simulazione parto in America presso la Des Moines University.
Da allora ho continuato a perfezionare il dispositivo brevettando ogni variazione fino ad avere i diritti d’autore. Mia figlia mi ha chiesto la restituzione della sua bambola. Ogni dispositivo dovrebbe costare meno di cinquanta dollari».

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Pino Silvestri

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Pino Silvestri, blogger per diletto, fondatore, autore di Virtualblognews, presente su Facebook e Twitter.
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