La cataratta potrebbe essere curata con un semplice collirio

Circa il 17 per cento degli americani di 40 anni o più ha un certo grado di cataratta in uno o entrambi gli occhi, all’età di 80 anni questo numero aumenta di quasi il 50 per cento. L’Organizzazione Mondiale della Sanità in un rapporto del 2010 riporta che le cataratte sono la causa del 51 per cento di cecità in tutto il mondo (246 milioni le persone ipovedenti nel mondo, 39 milioni i ciechi: ben il 90% risiede in Paesi in via di sviluppo dove meno del 5% dei bambini con deficit visivi ha accesso ad occhiali correttivi).
La rimozione chirurgica del cristallino opaco dell’occhio è la scelta più praticata da più di 2.000 anni, ora i ricercatori dell‘Università della California, San Diego, hanno scoperto una promettente alternativa alla chirurgia: un collirio che in test su animali effettivamente ha invertito la cataratta. I loro risultati sono stati pubblicati sulla rivista Nature.
Il lavoro dei ricercatori è iniziato con i casi di tre bambini che avevano una grave condizione di cataratta riscontrata nella loro famiglia. Gli scienziati hanno sequenziato i genomi dei bambini e hanno identificato una mutazione genetica che interferisce con la produzione di lanosterolo, uno steroide naturale nel corpo. Da questo indizio, hanno deciso di verificare se il lanosterolo può avere la capacità di prevenire o addirittura eliminare la cataratta.
I ricercatori hanno testato le loro gocce a base di steroidi su una varietà di animali da laboratorio, hanno ottenuto risultati incoraggianti, il passo successivo è quello di eseguire test nella popolazione umana. Il team anche se si tratta di un “prodotto del nostro corpo” avrà bisogno di controllare la tossicità del lanosterolo, poi dovrà formulare il farmaco come il più efficiente collirio per una prova umana.

Cataratta dalla chirurgia antica alla facoemulsificazione con ultrasuoni
Gli scienziati e medici sanno che cosa è la cataratta: un po’ di proteine anomale che offuscano la lente chiara all’interno dell’occhio. Sanno anche i sintomi di una cataratta: sfocatura, comparsa di aloni intorno alle luci e la mancanza di colori distinti. Ciò che non capiscono fino in fondo è il motivo per cui si formano agli occhi di alcune persone e non agli occhi degli altri. L’età gioca un ruolo fondamentale, per i bambini e ragazzi è raro avere la cataratta. Fattori esterni come le radiazioni, traumi e alcuni farmaci sembrano condurre a un maggior numero di popolazione con cataratta.
Storicamente, la chirurgia è l’unico metodo di trattamento della cataratta, già nel 30 dC Aulo Cornelio Celso medico, scrittore enciclopedico ha menzionato la chirurgia oculare nel suo fondamentale libro “De Medicinae“, rappresenta una delle più vaste fonti d’informazioni sulle pratiche mediche dell’epoca.
La chirurgia in seguito è diventata più facile e più efficace. Sir Nicholas Harold Lloyd Ridley d’Inghilterra nel 1940, ha impiantato con successo un obiettivo sintetico per sostituire la lente naturale interessata. L’oculista americano Charles D. Kelman nel 1960 ha iniziato a utilizzare un metodo con le onde ultrasoniche, lo strumento utilizzato dal chirurgo oftalmologo è chiamato facoemulsificazione. La macchina produce ultrasuoni ad altissima frequenza che sono convogliati in una sonda con una punta di diametro variabile tra 2.5 e 1.8 millimetri. Le vibrazioni della punta della sonda, inserita attraverso un piccolo taglio di 2–3 mm autosigillante nella camera anteriore dell’occhio, provocano la frantumazione del nucleo catarattoso. Un sistema automatico continuo d’irrigazione e aspirazione fa sì che il cristallino frantumato sia aspirato dalla suddetta sonda. I frammenti meno duri (parti corticali della lente) sono aspirati con un’altra sonda d’irrigazione/aspirazione.
La chirurgia della cataratta in precedenza richiedeva un ricovero ospedaliero, i metodi chirurgici attuali eseguiti con la stessa tecnica di base sono fatti con interventi ambulatoriali, per sostituire il cristallino catarattoso asportato, è inserita una lente intraoculare di solito pieghevole e iniettabile per non allargare ulteriormente il taglio di entrata.
La scienza ha sviluppato tre diversi tipi di lenti artificiali:
monofocale è la più comune, dopo l’intervento chirurgico permette al paziente di vedere chiaramente a una distanza predeterminata di visione da vicino (lettura o lavoro a maglia), visione intermedia (lavori al computer o lettura del cruscotto di una macchina) o la visione a distanza;
toriche sono impiantate allo stesso modo delle lenti monofocali, ma sono anche in grado di correggere l’astigmatismo del paziente (una curvatura irregolare all’interno dell’occhio). Anche in questo caso, per oggetti in altre distanze possono essere necessari occhiali o lenti a contatti;
multifocale come dice il nome sono in grado di fornire chiarezza agli oggetti che si trovano vicino, a una distanza intermedia, o lontano.
In America un ibrido di lenti toriche e multifocali è ora in attesa di approvazione finale della FDA. Il futuro della chirurgia oculistica è proiettato verso questi obiettivi, tuttavia, può essere reso obsoleto dai colliri già in fase di test sviluppati dall’Università della California di San Diego.

Pino Silvestri

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Pino Silvestri, blogger per diletto, fondatore, autore di Virtualblognews, presente su Facebook e Twitter.
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