India – Il Governo proibisce il lavoro minorile di 42 milioni di bambini, in bar e alberghi

Il governo indiano proibisce il lavoro minorile nel settore domestico e nella ristorazione. Un piccolo passo in avanti nella lotta a un fenomeno che riguarda oltre 42 milioni di bambini, che da soli producono un quarto del Pil dell’immensa regione asiatica.
Se vi trovate a Nuova Delhi e un ragazzino vi serve un tè o vi porta un piatto di arrosto di montone, sappiate che, almeno lì, è fuorilegge. Il governo indiano ha compiuto un piccolo passo in avanti nella lotta al lavoro minorile. A vent´anni dall´ultima modifica normativa in materia, che vietava ai minori di 14 il lavoro in luoghi pericolosi, ora anche la manodopera impiegata in alberghi, ristoranti, bar e sale da tè deve almeno aver varcato la soglia dell´adolescenza. Dal prossimo 10 ottobre, quando la legge entrerà in vigore, i bambini saranno fuori almeno dal settore dei lavori domestici e dalla ristorazione.
L´obiettivo è quello di «migliorare le condizioni dei bambini e tutelarli da trauma psicologici e abusi sessuali» che spesso vengono perpetrati proprio sui luoghi di lavoro. Il fenomeno del lavoro minorile in India riguarda 44 milioni di bambini, un record mondiale dove la forza lavoro minorile garantisce il 23% del Pil, nonostante il guadagno medio di un bambino si aggiri intorno alle 150 lire al giorno. Un fenomeno che è allo stesso tempo causa e conseguenza della povertà: sono circa 30 milioni i ragazzini che vivono per strada e che non trovano alternative al lavoro nero, ma sono anche più di 100 milioni i bambini tra i 6 e gli 11 anni che non frequentano la scuola e che non possono aspirare a condizioni di vita migliori. Va ancora peggio per le femmine, che non sono tutelate perchè il loro impiego nelle campagne e nelle fabbriche non è considerato lavoro ma semplicemente "aiuto". Infine, ad aggravare ulteriormente la situazione, subentrano le malattie che affliggono i piccoli lavoratori costretti a passare molte ore della propria giornata a stretto contatto con sostanze inquinanti, come i pesticidi utilizzati dalle aziende che producono semi di cotone, tra cui si annoverano multinazionali come Unilever, Bayer e Monsanto.
La legge del 1986 vietava quindi il lavoro minorile nei settori pericolosi, come quello chimico o nella produzione di «bidi», le tipiche sigarette indiane, mentre escludeva tutte le altre professioni. Oggi, la nuova norma che proibisce anche il lavoro domestico e quello in bar e ristoranti, secondo l´Unicef, «segna un importante passo in avanti nella tutela dei diritti fondamentali dell´infanzia», ma non basta «ad assicurare che questi bambini crescano, vadano a scuola, non soffrano la fame, siano protetti da abusi e discriminazioni». Un passo ogni 20 anni è decisamente un cammino troppo lento.
Fonte: Paola Zanca/Unità

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Pino Silvestri

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