Diego Costa: vado a combattere in campo viene con me

Il viaggio di Diego Costa dalla sua povera città natale di Lagarto nel nord-est del Brasile per diventare uno dei migliori attaccanti della Premier League, oggi può essere raccontato come una favola del calcio moderno. La durezza di quel viaggio, i graffi che ha dovuto sopportare lungo la strada, nella nuova biografia del bomber di Chelsea, “Diego Costa: L’arte della guerra“, sono stati vividamente descritti dal giornalista spagnolo Fran Guillén attraverso esclusive interviste con allenatori, compagni di squadra, procuratori e amici.
The Independent ha pubblicato alcuni stralci della biografia di uno degli attaccanti più temuti, in Premier League, racconta di quando adolescente è andato a lavorare con lo zio camionista. Il suo trasferimento in Europa a sedici anni come calciatore, dal  suo prestito in quattro club, prima di un breve passaggio al Real Valladolid, al grave infortunio al legamento crociato nel 2011, fino alla sua grande opportunità all’Atletico Madrid, il club che l’ha definitivamente consacrato.
Il libro rivela un personaggio duro in campo ma leale, un uomo di ferrei principi pronto a lottare per i salari non pagati al personale impiegato nel club.
I compagni di squadra descrivono vari aspetti della sua personalità: un guerriero in campo sempre in lotta per la vittoria senza esclusione di colpi con gli avversari, poi con gli stessi ritrovarsi a cena fuori dal campo; un uomo più fragile devastato dall’incidente che ha ucciso il suo amato yorkshire terrier.

Diego Costa cresciuto in Lagarto, a nord-est del Brasile
Flavio Augusto Machado il suo primo allenatore (ha aperto Bola de Ouro, la scuola calcio dove si è formato Diego Costa), ricorda quando il giovane Diego Costa un giorno si presentò con Mario Cesar, un suo amico che voleva far aggregare per farlo giocare:
«Dopo qualche giorno esternai a Diego Costa il mio malumore, il suo amico non riusciva a capire quello che gli dicevo. Diego da quel momento era sempre lì a tradurre con il linguaggio dei segni per aiutare il suo amico non udente».
Diego Costa solo a sedici anni è approdato al Barcellona Ibiúna, piccolo club di secondo livello professionistico nello stato di San Paolo, ha detto: «Nella città, dove sono cresciuto, non c’era nessuna infrastruttura, nessuna risorsa».
Barcellona Ibiúna recentemente ha ricevuto la somma inaspettata di 90.000 euro corrisposta per la formazione del giocatore (vedi cartellino), passato dall’Atletico Madrid al Chelsea. La somma molto gradita in questi tempi di crisi, servirà a pagare le spese per sei mesi.

Trasferimento in Europa: Sporting Braga, in Portogallo, nel 2006, acquistato dall’Atletico Madrid nel 2007
Dani Mallo, portiere del Braga: Diego Costa fin dall’inizio era pieno di sé, troppo sicuro di sé. Sempre a sparare la sua musica. Io ho dieci anni più di lui, mi ricordo che appena arrivato già dal quarto giorno mi prendeva in giro».

In prestito al Celta Vigo nel 2007-08
Il compagno di squadra Eugenio Gonzalez: «Mi ricordo la sua passione per il calcio. L’allenamento non era sufficiente per lui, per questo aveva l’abitudine di giocare con i suoi amici sui campi universitari alle undici di sera, gli dicevo che non poteva farlo».

La scelta del club migliore per lasciarlo in prestito per la sua crescita
Jesus Garcia Pitarch, allora direttore dell’Atletico Madrid: «Voleva andare al Malaga gli dissi che non era possibile. Il mio unico pensiero era di non lasciarlo scorazzare sulla Costa del Sol. Meglio al Celta Vigo dove avevo persone fidate che mi avrebbero aggiornato mentre lui era lì».

In prestito all’Albacete nel 2008-09
Maximo Hernandez direttore dell’Albacete: «Diego è arrivato da noi condizionato da un paio di malintesi, prima di tutto, non aveva idea che l’Albacete non è sulla costa, quindi poteva trovare la spiaggia. In secondo luogo, era convinto di essere arrivato in una squadra molto più forte del Celta Vigo».

Albacete disturbi al vicinato
Vicente Ferre de la Rosa, amministratore del club, sulle lamentele di una vicina di casa di Diego Costa: «Lui e i suoi amici stavano vedendo un film porno a tutto volume, quando la povera donna scese per dire di abbassare il volume, Diego Costa con gli occhi spalancati, rispose dolcemente “Che problema c’è? Non ti piace fare l’amore?”».

Il cane di Diego Costa
Il compagno di squadra Marco Navas: «Avevamo i nostri cani, anche se la mia era più grande, aveva davvero paura del cane di Diego. Che cosa avrebbe potuto fare un cane piccolo? Era feroce, non dissimile dal suo proprietario».

Diego Costa devastato dalla morte del suo cane
Paulo Assuncao compagno di squadra nell’Atletico Madrid: «Diego aveva portato il suo Yorkshire Terrier all’Atletico Madrid, un giorno al suo rientro mentre stava parcheggiando non rendendosi conto che il suo cane uscito di casa per festeggiarlo era dietro la macchina, lo investì, uccidendolo. Rimase devastato, totalmente depresso per un mese».

Presa di posizione per i mancati emolumenti ai dipendenti della squadra di Albacete
Manolo Bleda assistente medico dell’Albacete: «Il club aveva deciso di pagare i giocatori, ma non il resto del personale. Diego Costa rifiutò di allenarsi fino a quando tutti i lavoratori non fossero stati pagati. In trentacinque anni non ho mai conosciuto qualcuno prendere una posizione del genere».

Il carattere del buontempone
Diego Costa in trasferta durante i soggiorni negli hotel, una volta ha messo una federa in testa all’ignaro medico del club fingendo un rapimento.
In un’altra occasione, durante una sessione di allenamento a quanto pare era scomparso. La caccia per ritrovare l’attaccante terminò quando Diego Costa uscì dal suo nascondiglio, immerso in un mucchio di erba tagliata dietro un tosaerba.
Se la vasca idromassaggio era traboccante di schiuma, o se i membri dello staff tecnico si ritrovavano improvvisamente bloccati all’interno della sauna, il colpevole era sempre lui. Verza, suo compagno di squadra, ricorda che ormai Diego Costa era conosciuto semplicemente come “quel testa di cazzo brasiliano“».

Il giocatore e l’uomo
Alberto Marcos compagno di squadra al Valladolid: «Vecchia scuola di Diego è ciò che accade in campo, rimane in campo. E’ un tipo che può scambiare colpi duri con il suo avversario, ma dopo lo trovi a cena con lui. Diego in campo si trasforma, vive in un altro mondo, quando esce, non porta rancore».

Problemi di peso durante il precampionato 2010
In precampionato nel mese di giugno, nessuna traccia di Diego Costa. Ricordano che alla fine apparve, dopo quattro giorni di ritardo e fuori forma. Lui si giustificò dicendo: «Colpa della mia mamma, la sua cucina è troppo buona».

I suoi duelli con Sergio Ramos del Real Madrid
Diego Costa: «Se devo dare e ricevere un calcio da Sergio Ramos, amen. E’ competizione, accade solo in campo durante la partita».

Diego Costa visto dalla stampa spagnola
José Antonio Martin Otin, giornalista: «E’ il tipico calciatore della domenica mattina, ha tre obiettivi, giocare, segnare e un po’ lottare».
Santi Gimenez: «Diego Costa da solo potrebbe invadere un paese di medie dimensioni».

Il passaggio dal Brasile alla Spagna
Cirilo Gutierrez, un manager dell’Atletico Madrid, sulla sua scelta di giocare con la nazionale spagnola, ha detto: «In Spagna abbiamo un paio di frasi, diciamo che non è importante dove si nasce ma dove si fiorisce. La gratitudine è il segno delle anime nobili. Diego Costa ha sentito che doveva molto alla Spagna».

La risposta brasiliana …
Lo slogan in una concessionaria auto nello stato brasiliano del Cearà: «A differenza di Diego Costa, questa vettura è qualcosa di cui i brasiliani possono essere orgogliosi».

Ritorno alla sua nativa Lagarto
Diego Costa tornato in vacanza a Lagarto dove vive la madre si è subito lasciato alle spalle i fischi che lo avevano accompagnato a Salvador e a Rio nelle sfide con la nazionale spagnola contro Olanda e Cile. Il suo ritorno a Lagarto è stato celebrato con uno spettacolo pirotecnico, caroselli di auto con strombazzamenti di clacson, tifosi che indossavano la maglia della Spagna. Per lui solo applausi e richieste di autografi.

Il suo primo giorno al Chelsea
Oscar suo compagno di squadra brasiliano ha fatto gli onori di casa a Diego Costa nel suo primo giorno come giocatore del Chelsea. Il nuovo arrivato ha qualcosa da dire, conosce solo qualche parola d’inglese, Oscar è pronto ad aiutarlo.
Diego Costa è pronto con una breve frase, a dire il vero è una dichiarazione d’intento. Oscar presenta Terry, Cahill, Ivanovic e Matic. Si stringono la mano, poi Diego Costa a petto in fuori in un inglese stentato ha detto: «Vado alla guerra. Vieni con me».

Diego Costa: The Art of War” ora è disponibile in edizione economica ebook pubblicato da BackPage / Arena Sport

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Pino Silvestri

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Pino Silvestri, blogger per diletto, fondatore, autore di Virtualblognews, presente su Facebook e Twitter.
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