Tratteniamo il respiro, ecco quello che hanno paura di dire sull’Ebola

L’epidemia di Ebola in Africa occidentale ha il potenziale per alterare la storia più di quanto qualsiasi piaga ha mai fatto, negli ultimi sei mesi ci sono stati più di 4.300 casi e 2.300 decessi. La scorsa settimana l’Organizzazione Mondiale della Sanità avvertito che, dai primi di ottobre, ci possono essere migliaia di nuovi casi a settimana in Liberia, Sierra Leone, Guinea e Nigeria. Ciò che non è sempre detto pubblicamente, nonostante riunioni e discussioni nei circoli interni delle agenzie di sanità pubblica a livello mondiale, è che siamo in acque totalmente inesplorate e che Madre Natura in questo momento è l’unica forza responsabile della crisi.

Due possibili scenari di questa storia non mancheranno di tenerci svegli per tutta la notte
Il primo scenario è che il virus Ebola si diffonde dall’Africa occidentale alle megalopoli in altre regioni del mondo in via di sviluppo, questa epidemia è molto differente dalle precedenti diciannove che si sono verificate in Africa negli ultimi quaranta anni. E’ molto facile controllare le infezioni Ebola in villaggi isolati ma negli ultimi quattro decenni c’è stato un aumento del 300 per cento della popolazione dell’Africa, in gran parte vive nelle baraccopoli delle città. Immaginabile che cosa potrebbe accadere con persone infette prima di manifestare la malattia raggiungere in aereo Lagos, Nairobi, Kinshasa o Mogadiscio, addirittura a Karachi, Jakarta, Città del Messico o Dhaka?

Il secondo scenario è quello che i virologi sono riluttanti a discutere apertamente, sicuramente l’hanno fatto privatamente: la possibilità che un virus Ebola potrebbe mutare, per diventare trasmissibile attraverso l’aria, ora il contagio avviene solo attraverso il contatto diretto con i fluidi corporei. L’iper evoluzione attuale del virus Ebola è senza precedenti, negli ultimi quattro mesi il contagio tra umani è stato maggiore di quello che si è verificato negli ultimi 500, 1.000 anni. Ogni nuova infezione rappresenta trilioni di lanci di dadi genetici. Il verificarsi di alcune mutazioni, vorrebbe dire che solo il respiro metterebbe a rischio di contrarre l’Ebola. Le infezioni potrebbero diffondersi rapidamente in ogni parte del globo, come già accaduto nel 2009 con il virus dell’influenza H1N1, dopo la sua nascita in Messico.
Perché i funzionari pubblici hanno paura di discutere di questo? Non vogliono essere accusati di urlare “al fuoco!” “Come qualcuno mi accuserà di fare (nota dell’autore dell’articolo  Michael T. Österholm direttore del Centro per la ricerca sulle malattie infettive e Politica presso l’Università del Minnesota). Il rischio è reale, fino a quando non lo consideriamo, il mondo non sarà disposto a fare ciò che è necessario per porre fine all’epidemia.
I ricercatori di un team canadese nel 2012 hanno dimostrato che l’Ebola Zaire, lo stesso virus che si è propagato in Africa occidentale, potrebbe essere trasmesso per via respiratoria da suini a scimmie (entrambi hanno i polmoni molto simili a quelli degli esseri umani), evento anticipato nel 1994 nel best seller “The Hot Zone” di Richard Preston, un terrificante libro documento sul virus Ebola Reston, una forma mutata del virus Ebola che attraverso il respiro aveva contagiato le scimmie in una stazione di quarantena nei pressi di Washington. L’epidemia terminò solo quando furono sacrificate tutte le scimmie. Dobbiamo considerare la possibilità della mutazione del virus Ebola, il respiro potrebbe trasmettere il contagio tra gli esseri umani.

Allora cosa dobbiamo fare che non stiamo già facendo?
In primo luogo, abbiamo bisogno di qualcuno che assuma la posizione di “comando e controllo”. L’Organizzazione delle Nazioni Unite è l’unica a livello internazionale che può dirigere l’immensa quantità di medicine e aiuti umanitari.
La risoluzione del Consiglio di Sicurezza potrebbe dare la totale responsabilità delle Nazioni Unite per quanto possibile per il controllo del focolaio, nel rispetto della sovranità delle nazioni dell’Africa occidentale. Le Nazioni Unite potrebbero, ad esempio, assicurare agli aeromobili i diritti di atterraggio. Molte compagnie aeree private si rifiutano di volare in paesi colpiti, il che rende molto difficile l’implementazione di forniture critiche e il personale.
Infine, dobbiamo ricordare che l’Ebola non è solo un problema dell’Africa occidentale, decine di migliaia di persone muoiono ogni anno per malattie come l’AIDS, la malaria e la tubercolosi. La Liberia, Sierra Leone e Guinea nel mondo sono tra i paesi con i più alti tassi di mortalità materna, non solo, molte persone hanno paura di contrarre l’Ebola in ospedale, pochissimi ricevono cure mediche di base. Inoltre, molti operatori sanitari sono stati infettati con il virus Ebola, e più di 120 sono morti. La Liberia ha solo 250 medici per una popolazione di quattro milioni di abitanti.
Tutto ciò riguarda l’umanitarismo e non il proprio interesse e disprezzo per gli altri, bisogna agire ora, non aspettare nuovi farmaci e vaccini alla fine dell’epidemia di Ebola con il rischio di trovarla nei nostri cortili.

Pino Silvestri

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Pino Silvestri, blogger per diletto, fondatore, autore di Virtualblognews, presente su Facebook e Twitter.
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