Storie italiane, aperto da due mesi il ristorante più esclusivo d'Italia, quello all'interno del supercarcere di Volterra

I commensali sono arrivati nel ristorante che può essere considerato il più esclusivo d’Italia, quello che si trova all’interno del supercarcere di massima sicurezza di Volterra, vicino Pisa. I cuochi ed i camerieri, sono autentici assassini, terroristi, mafiosi.
Bruno, il pianista, un ergastolo da scontare per omicidio, accompagna con una serenata i commensali mentre mangiano nella cappella sconsacrata della Fortezza Medicea di Volterra, vecchia di 500 anni, protetta da mura altissime, torri di controllo, fari che squarciano il buio della notte, video camere di sorveglianza.
Sotto l’occhio attento delle guardie carcerarie armate, una squadra di 20 cuochi e camerieri, sono a disposizione di 120 commensali, fatti entrare dopo severissimi controlli.
I tavoli del "ristorante", sono prenotati con settimane d’anticipo. Maria Grazia Giampiccolo, direttrice del supercarcere, spiega:
"I detenuti hanno sviluppato l’attitudine per la loro arte culinaria. Ho la sensazione che l’alta cucina in un luogo come questo, può formare professionalmente i detenuti per metterli in condizioni di affrontare il futuro lavorativo, quando usciranno dal carcere.
I commensali, inizialmente timorosi per il "contorno" imponente del servizio delle guardie carcerarie, adesso sembrano non vederli, pensano a gustare i loro pasti. Alcuni hanno ripiegato sul menù vegetariano a 25 euri,  preparato dal capo cuoco Egidio, all’ergastolo per omicidio.
Il ristorante è stato aperto due mesi fa, è diventato così popolare da invogliare altri istituti di pena a fare la stessa cosa.
I commensali che si prenotano, sono selezionati direttamente dal Ministero di Grazia e Giustizia, qualsiasi soggetto con le carte non in regola, è rifiutato. Proibito accomodarsi ai tavoli con cellulari e borse. Il documento d’identificazione, deve essere mostrato prima di superare il metal detector posto sulla sommità dei gradini che conducono all’interno del supercarcere che ospita 150 detenuti.
In cucina, il capo cuoco Egidio, di Taranto, 50enne, corpulento, impartisce gli ordini ad alta voce a sei cuochi che compongono la sua squadra: "L’acqua bolle, buttate giù la pasta. Più sale, meno aglio. Continuate a mescolare la salsa". Frasi lunghe diciassette anni, tanti sono quelli trascorsi in carcere. Adesso il suo pensiero è di poter lavorare in un ristorante, quando uscirà dal carcere.
"Da italiano, come tutti gli italiani – dice Egidio – tratto l’argomento cibo molto seriamente. Il piacere è di vedere i commensali soddisfatti, non solo per il cibo, anche per la passione con cui lo preparo. All’inizio, non sapevo cuocere un uovo, adesso preparo cene con cinque portate, nessuno si è lamentato".  
La maggior parte dei piatti serviti al ristorante sono elaborazioni di ricette meridionali: Puglia, Sicilia e Napoli le più richieste.
Il sommelier Santolo Matrone, 41 anni di Napoli, 24 anni di carcere per omicidio, spera tra sette anni, quando finirà di scontare la pena, di costruirsi una famiglia e di trovare un lavoro in un albergo o ristorante per mettere in pratica la sua abilità.
Per motivi di sicurezza, la direttrice del carcere, ha imposto alcune disposizioni tassative: la presenza delle guardie carcerarie all’interno delle cucine per controllare i cuochi detenuti; obbligo di usare coltellerie e piatti di plastica.
"Per noi – ha detto la direttrice -, è importante la fiducia, i detenuti sanno come devono comportarsi per essere ripagati con la fiducia".
Alessandra Ciabattini, 36enne agente di polizia fuori servizio, racconta:
"Ho prenotato un tavolo al ristorante perché spinta dalla curiosità e dal divertimento. Avevo sentito parlare dei detenuti, cuochi dilettanti. Devo assicurare che ho mangiato bene, il fatto che i piatti sono stati preparati da assassini, mafiosi e terroristi, non mi ha infastidito per niente. Mi sarei preoccupata solo nel caso che qualcuno dei cuochi che ha preparato la mia cena, fosse stato incarcerato per avvelenamento".
Liberamente tradotto da Washingtontimes

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Pino Silvestri

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4 thoughts on “Storie italiane, aperto da due mesi il ristorante più esclusivo d'Italia, quello all'interno del supercarcere di Volterra

  1. Momolina ehehe, quasi tutti abbiamo pensato la stessa cosa :-). baciotto*

    Capuncione, devono fare attenzione anche ai formaggi da raspa
    Jonuker Trovano sempre qualcuno che mangia e non ha i soldi per pagare il conto. A loro la gioia di lavare i piatti :-).

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