Spore batteriche contro altri microbi per proteggere dal degrado un dipinto del 17°secolo

Elisabetta Caselli dell’Università degli Studi di Ferrara – Dipartimento di Scienze mediche, Sezione di Microbiologia e Genetica medica, ha detto: «Ciò che è una festa per l’occhio umano, letteralmente può essere una festa per i microrganismi che colonizzano le opere d’arte».
Elisabetta Caselli insieme ai suoi colleghi ricercatori nel loro studio pubblicato sulla rivista Plos One hanno individuato una comunità microbica in un dipinto del XVII secolo, hanno dimostrato che mentre alcuni microbi distruggono tali opere d’arte, altri potrebbero essere utilizzati per proteggerle.
La grande varietà di materiali organici e inorganici che compongono un dipinto, come tela, olio, pigmenti e vernici, può fornire un ambiente ideale per la colonizzazione di batteri e funghi, aumentando il rischio di biodegradazione.
Il team per individuare la specie di microrganismi in uno di questi dipinti “Incoronazione di Maria Vergine” di Carlo Bononi, ha rimosso una sezione di 4 mm² della superficie dipinta adiacente a un’area danneggiata. Utilizzando una combinazione di microscopia e tecniche di coltura microbica, hanno identificato una varietà di microbi che avevano colonizzato il dipinto: sono stati isolati ceppi multipli di batteri Staphylococcus e Bacillus e funghi filamentosi dei generi Aspergillus, Penicillium, Cladosporium e Alternaria.
I ricercatori hanno notato che alcuni dei pigmenti utilizzati per la pittura del XVII secolo, in particolare la terra rossa e gialla, possono essere fonti di nutrimento per i microbi. Lo studio ha anche valutato, in vitro, la potenziale attività decontaminante di un biocomposto, contenente spore di Bacillus subtilis, Bacillus pumilus, e Bacillus megaterium.
I risultati hanno indicato la capacità di questo biocomposto di contrastare la crescita di microrganismi contaminanti che sono potenzialmente pericolosi per la pittura, suggerendo il potenziale uso di questi microrganismi per prevenire il biodeterioramento delle opere d’arte.
I ricercatori in conclusione hanno detto:
Un’ampia gamma di specie batteriche e fungine può abitare in tali antichi dipinti, i biocomposti potenzialmente rappresentano un nuovo metodo per preservare le opere d’arte a rischio di biodegradazione.
La comprensione dei processi di biodegradazione nelle opere d’arte è importante, poiché potrebbe aiutare a prevenire o risolvere i danni associati. La nostra ricerca ha indagato tali aspetti in una pittura del XVII secolo, analizzando sia le comunità microbiche sia la composizione chimica della pittura, valutando anche una possibile via biologica per contrastare questi fenomeni».

Pino Silvestri

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Pino Silvestri, blogger per diletto, fondatore, autore di Virtualblognews, presente su Facebook e Twitter.
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