Spettacolare animazione di quadri di Caravaggio, Rubens e altri, realizzati in 2.5D

Rino Stefano Tagliafierro, nato nel 1980 a Piacenza. Vive e lavora a Milano. Regista e animatore di video sperimentali, si è laureato all’ISIA d’Urbino e allo IED-European Institute of Design di Milano. Tutto quello che fa, ha lo scopo di rispondere agli stimoli che riceve dall’esterno.
Assorbe e metabolizza ogni cosa che cattura la sua attenzione e, dopo aver rielaborato la realtà, la ripropone in una veste completamente nuova, spesso assurda e surreale. Ama creare situazioni, come se fossero ricordi sospesi nella memoria che possono essere rivissuti soltanto all’interno del video stesso.
E’ il caso del suo bellissimo cortometraggio Beauty, realizzato come omaggio per l’arte e la sua disarmante bellezza. Piuttosto che semplici animazioni, Rino ha utilizzato l’animazione a strati per immergere ulteriormente l’osservatore in paesaggi, scene mitologiche e religiose. Ha applicato la tecnica digitale 2.5D per dare vita a oltre cento dipinti classici di Caravaggio, Vermeer, Rubens è altri grandi maestri (dipinti d’arte in ordine di apparizione nel video animato).

Che cosa è l’animazione 2.5D? Fondamentalmente è l’animazione in 2D in uno spazio 3D. A volte si tratta effettivamente di oggetti in movimento 2D animato in uno spazio 3D, a volte comporta l’uso di trucchi intelligenti di prospettiva e ombre per rendere il 2D come uno spazio 3D, anche se si sta ancora lavorando su un piano 2D.

Ecco com’è stato realizzato Beauty
Rino Stefano Tagliafierro come ha spiegato in un precedente articolo, ha elaborato ogni foto in Photoshop, separando in “strati” i diversi elementi (fondo, figure). Poi ha importato questi strati in Adobe After Effects (utilizzato principalmente per la creazione di grafica animata ed effetti visivi), dove li ha animati impostanto diverse velocità per ottenere un effetto di parallasse (è il fenomeno per cui un oggetto sembra spostarsi rispetto allo sfondo se si cambia il punto di osservazione, gli oggetti più vicini allo spettatore sembrano muoversi più velocemente di oggetti lontani, in questo modo il cervello vede le immagini muoversi nello spazio 3D). E’ lo stesso effetto di parallasse che è stata usata nei vecchi videogiochi, quando il vero 3D non era ancora disponibile.
La tecnica è stata applicata anche in alcuni elementi dell’immagine (come per esempio le ali del gufo) per dare l’illusione di un effettivo movimento delle immagini dipinte nei quadri.

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Pino Silvestri

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Pino Silvestri, blogger per diletto, fondatore, autore di Virtualblognews, presente su Facebook e Twitter.
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