Perché il “Ponte di Brooklyn” di Genova è crollato?

E’ troppo presto per capire perché parte di un viadotto autostradale nella città di Genova sia crollato, immancabilmente si sono diffuse le ipotesi sulle possibili cause.
Il Ponte Morandi – conosciuto dai genovesi come il “Ponte di Brooklyn” – era un’arteria fondamentale della riviera italiana e della costa meridionale della Francia. L’enorme sezione della struttura del ponte nella città di Genova è crollata attorno alle ore 11:50 del 14 agosto 2018, cumuli di macerie  sottostanti, hanno seppellito auto e camion precipitati con il crollo del ponte. Decide di persone sono morte, si prevede che il numero delle vittime aumenterà. Ecco di seguito alcune ipotesi circa le cause che hanno portato al collasso della struttura.

Fulmine
I servizi meteorologici regionali avevano emesso un allarme tempesta per la mattina del crollo, le forze di polizia su Twitter hanno detto che il disastro è avvenuto durante un “violento nubifragio”.
Ian Firth, ex presidente dell‘Istituto degli Ingegneri Strutturali ha detto:
«Il fatto che sia stata segnalata la presenza di una tempesta può essere o no particolarmente rilevante. Inoltre, i lavori in corso sul ponte possono o non possono essere in parte responsabili del crollo».
L’agenzia di protezione civile non è stata in grado di confermare le testimonianze secondo cui il ponte si è incrinato dopo essere stato colpito da un fulmine.

Errore tecnico
Antonio Brencich professore dell’Università di Genova specializzato in costruzioni in cemento armato, nel 2016 durante un’intervista a Primo canale (stazione televisiva locale), ha detto:
«Il ponte è un fallimento dell’ingegneria, è sbagliato. Prima o poi dovrà essere sostituito. Non so quando. Ma ci sarà un momento in cui il costo della manutenzione supererà quello del costo di un nuovo ponte».

Infrastrutture obsolete
Il Ponte Morandi – dal nome del suo progettista Riccardo Morandi – fu costruito nel 1967. La società italiana d’ingegneria civile del CNR ha sottolineato che la durata di vita dei ponti costruiti negli anni ’50 e ’60 è di circa 50 anni. Decine di migliaia di costruzioni furono realizzate in quei decenni con il cemento armato, la tecnologia più conosciuta all’epoca.

Corrosione e affaticamento
Mehdi Kashani, professore associato in meccanica strutturale presso l’Università Britannica di Southampton ha detto:
«I problemi di manutenzione e la pressione da “carichi dinamici”, come il traffico e il vento, avrebbero potuto portare a “danni da affaticamento nei componenti del ponte”.
Poiché questo ponte precompresso in cemento armato esiste da 50 anni, è possibile che la corrosione di elementi strutturali o dell’armatura sia stata un fattore responsabile».
Le osservazioni del CNR suggeriscono che nel 2017 il ponte avrebbe avrebbe raggiunto la fine del suo ciclo di vita di 50 anni. Il ponte prima del crollo era in fase di lavori di consolidamento ed era sotto costante monitoraggio.

Nuovi investimenti
Il CNR ha affermato che il costo dell’aggiornamento e del consolidamento dei ponti degli anni ’50 e ’60 è superiore a quello della loro distruzione e ricostruzione, per questo motivo, ha richiesto un importante programma per sostituire la maggior parte dei ponti con altri nuovi che avrebbero avuto una durata di vita di 100 anni.
La tragedia di martedì riaprirà probabilmente un dibattito sulla necessità di investire miliardi in grandi progetti infrastrutturali.
Il governo a poche ore dal crollo ha dichiarato di aver dimostrato che l’Italia per necessità aveva bisogno di spendere di più per migliorare le sue infrastrutture fatiscenti, ignorando i vincoli di bilancio dell’UE.

Matteo Salvini ministro degli Interni ha detto:
«Dobbiamo chiederci se il rispetto di questi limiti di bilancio sia più importante della sicurezza dei cittadini italiani. Ovviamente per me non lo è».
Il ministro degli Interni di fatto adesso pretende giustizia per i familiari delle vittime, chiede che l’inchiesta avviata dalla magistratura possa fornire indicazioni chiare su chi sono i responsabili di quanto accaduto:
«Serve chiarezza, non può esserci un’altra strage senza colpevoli e qui hanno nomi e cognomi ben precisi. Qualcuno deve finire in galera, una tragedia come questa nel 2018 non è accettabile. Dovranno pagare, pagare per tutto e pagare molto».

Pino Silvestri

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Pino Silvestri, blogger per diletto, fondatore, autore di Virtualblognews, presente su Facebook e Twitter.
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