L’Etiopia potrebbe essere seduta su uno dei più grandi giacimenti d’oro non sfruttati del mondo

A ovest dell’Etiopia, vicino al confine sudanese, si trova un posto chiamato Asosa, potrebbe essere la posizione della più antica miniera d’oro del mondo. Risalente a circa 6.000 anni, fornì una chiave d’oro all’antico impero egiziano, la cui grande ricchezza era famosa in tutto il mondo conosciuto. Potrebbe persino aver fornito alla Regina di Saba i suoi sontuosi doni d’oro quando quasi 3.000 anni fa visitò il re Salomone d’Israele.
L’entusiasmo in questa parte del mondo è più legato al futuro, alcuni abitanti della zona già vivono di attività di prospezione geofisica (è una tecnica d’indagine non distruttiva del sottosuolo, consiste nella misurazione tramite apparecchi di alcune proprietà fisiche del terreno che possono rivelarne la struttura, così come la presenza di oggetti sepolti); negli ultimi anni anche diverse società minerarie sono attive sul territorio.
Tutto quello che verrà dopo, potrebbe svilupparsi su vaste proporzioni: una nuova ricerca geologica suggerisce che sotto la superficie di questo paese dell’Africa orientale potrebbe essere sepolto molto più tesoro di quanto si pensasse in precedenza.

Sentiero del tesoro
La zona di Asosa è costituita da pianure, aspre vallate, creste montuose, torrenti e fiumi. E’ densamente vegetata da alberi di bambù e incenso, con testimonianze di foreste pluviali tropicali lungo le valli del fiume. La zona, che fa parte della regione di Benishangul-Gumuz in Etiopia, è costellata di siti archeologici che contengono indizi su come la gente, viveva qui migliaia di anni fa, con antichi pozzi minerari e trincee. Gli abitanti locali hanno a lungo approfittato di queste ricchezze, cercano l’oro nei torrenti di Asosa estraggono il metallo prezioso direttamente dalle rocce affioranti.
Lo sfruttamento più consistente delle ricchezze della regione risale all’invasione italiana degli anni Trenta, hanno esplorato il distretto dell’oro di Welega a sud-est di Asosa. Haile Selassie, imperatore dell’Etiopia dal 1930 al 1974, credeva che il paese avesse il potenziale per diventare un leader globale dell’oro, quando il governo rivoluzionario di Derg lo depose e il paese precipitò nella guerra civile, l’estrazione dell’oro per più di un decennio scomparve dall’agenda.
Il governo solo all’inizio del 2000 ha iniziato ad assegnare le licenze di estrazione, sono attive due miniere, nessuna ad Asosa, la prima si trova a Lega Dembi leggermente a est, di proprietà degli interessi sauditi, l’altra, a Tigrai, nel nord del paese, è di proprietà del gigante minerario americano Newmont, alla fine dell’anno scorso ha iniziato la produzione.
Altre attività di estrazione di 48 tonnellate di oro sono già in corso da parte di due società: il beneficiario degli investimenti italiani degli anni Trenta a Welega e Tulu Kapi Gold Prospect. L’acquisizione è stata fatta recentemente nel 2013 dal gruppo minerario Kefi Minerals di Cipro (valore di mercato: circa 2,3 miliardi di dollari USA (1,7 miliardi di sterline).
La compagnia egiziana Ascom Precious Metals Mining per quanto riguarda Asosa, nel 2016 ha fatto una significativa scoperta d’oro nella zona, curiosamente anche questo giacimento è di 48 tonnellate di oro. Eppure questo sembra solo l’inizio.

Potenziale dei giacimenti d’oro
La geologia della zona di Asosa è caratterizzata da vari tipi di rocce vulcaniche e sedimentarie che hanno più di 600 milioni di anni. La regione è stata intensamente deformata da forze geologiche che hanno portato a diversi fenomeni che vanno da chilometri di faglie a minuscole crepe note come vene la cui lunghezza è di soli pochi centimetri, alcune di queste vene contengono quarzo ed è principalmente qui che l’oro della regione insieme all’argento e altri minerali si è accumulato tra 615 e 650 milioni di anni fa.
L’oro proviene da materiali fusi in profondità all’interno della Terra, si muovono verso l’alto durante un processo noto come subduzione, in cui le forze tettoniche spingono la crosta oceanica sotto un continente creando un insieme di vulcani quasi allineati lungo una curva. Ciò è paragonabile alle regioni di giacimenti d’oro che si sono formate in Indonesia, Papua e Nuova Guinea.
Le osservazioni panoramiche dei giacimenti suggeriscono che l’oro dovrebbe essere generalmente abbondante in tutta la zona di Asosa – sia nelle vene di quarzo ma anche altrove nelle rocce di scisto e di pegmatite. Presenti anche depositi di grafite, importante per i tablet touch screen e batterie agli ioni di litio.
Indubbiamente c’è molto più oro in quest’area di quanto non sia già stato scoperto, indicando una promettente fonte di reddito per il governo per gli anni a venire, dopotutto gran parte della regione è ancora inesplorata. Probabilmente non è un’esagerazione affermare che il potenziale d’oro dell’Etiopia potrebbe rivaleggiare con quello del Sud Africa, entrando a far parte delle cinque principali nazioni produttrici di oro nel mondo.
Ci sono ancora alcune sfide sostanziali da risolvere, trattare con la burocrazia governativa può essere difficile, in una zona come Asosa ci sono animali selvatici da evitare, come i serpenti velenosi, babbuini e persino scimmie, anche la vegetazione diventa ostile durante le stagioni piovose.
E’ anche importante instaurare buoni rapporti di lavoro con gli abitanti del luogo, mostrando il massimo rispetto per le culture locali, è il modo etico di operare, non farlo può rendere la vita più difficile con le autorità della Capitale, ciò include la necessità di preservare la bellezza naturale della regione perché l’estrazione dell’oro ha già una pessima reputazione internazionale per i danni ambientali.
L’Etiopia occidentale con il giusto approccio letteralmente sarà una miniera d’oro, potrebbe portare benefici economici alla regione. Ciò che la regina di Saba può aver conosciuto 3.000 anni fa, il mondo moderno finalmente lo sta riscoprendo oggi.

Pino Silvestri

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Pino Silvestri, blogger per diletto, fondatore, autore di Virtualblognews, presente su Facebook e Twitter.
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