Il triclosan presente nel dentifricio e in più di 2.000 prodotti per l’igiene personale, può contribuire alla resistenza agli antibiotici

Lo studio ha evidenziato che il tricolosan un componente comune presente nel dentifricio potrebbe contribuire alla resistenza agli antibiotici, favorendo l’aumento dei superbatteri.
La ricerca dell’Università del Queensland ha rivelato che un composto antimicrobico, il triclosan, utilizzato in oltre 2.000 prodotti, ha indotto resistenza agli antibiotici nei batteri di E. coli.
Jianhua Guo ricercatore principale dell’Advanced Water Management Center dell’Università del Queensland ha affermato che in esperimenti di laboratorio, gli scienziati per un mese a diverse concentrazioni hanno esposto E. coli al triclosan diluito in acqua, poi hanno testato la resistenza dei batteri a una serie di antibiotici.
Gli scienziati nella rivista Environment International hanno scritto:
«Abbiamo osservato che il triclosan a una concentrazione rilevante dal punto di vista ambientale può causare una resistenza multipla».
La ricerca sulla resistenza agli antibiotici sebbene sia tendenzialmente focalizzata sul controllo delle infezioni negli ospedali, ha evidenziato che anche le acque reflue provenienti da aree residenziali possono contenere alte concentrazioni di batteri resistenti agli antibiotici.
Jianhua Guo ha detto:
«Mentre era ben noto che l’uso eccessivo e abusivo degli antibiotici ha portato alla creazione di superbatteri resistenti, in precedenza mancavano prove in merito al fatto che le sostanze chimiche non antibiotiche, come il triclosan, potessero anche indurre resistenza agli antibiotici.
La nostra scoperta in modo evidente indica che il triclosan trovato nei prodotti per la cura personale che usiamo ogni giorno – incluso il dentifricio –, sta accelerando la diffusione della resistenza agli antibiotici.
Ogni giorno mentre ci laviamo i denti, inghiottiamo un po’ di dentifricio nel nostro intestino. Non sono sicuro che la concentrazione induca direttamente resistenza agli antibiotici, voglio dire che c’è il rischio».
La Food and Drug Administration degli Stati Uniti nel 2016 ha vietato l’uso del triclosan nel sapone antibatterico ma altri paesi, tra cui l’Australia, non hanno seguito l’esempio a causa di una mancanza di prove univoche.
Zhiguo Yuan direttore del Centro avanzato di gestione idrica dell’Università del Queensland, ha dichiarato che i risultati dello studio dovrebbero essere un campanello d’allarme per rivalutare il potenziale impatto di sostanze chimiche non antibiotiche, come il triclosan.
Gli scienziati dell’Università del Queensland sperano di ottenere maggiori finanziamenti per trovare prove più dirette degli effetti del triclosan sull’aumento dei superbatteri nell’ambiente. Gli esperti hanno avvertito che entro il 2050, dieci milioni di persone moriranno ogni anno in tutto il mondo da infezioni resistenti agli antimicrobici, salvo che non sia attivata per tempo una risposta globale.
Lo studio triclosan degli scienziati dell’Università del Queensland è stato finanziato dall’Australian Research Council e dalla Research Excellence Awards dell’UQ Foundation.

Pino Silvestri

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Pino Silvestri, blogger per diletto, fondatore, autore di Virtualblognews, presente su Facebook e Twitter.
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