Il pericolo nascosto di fornire i tuoi dati ai social media

La maggior parte delle persone nonostante la quantità di scandali non si preoccupa che i propri dati siano monitorati dai social media. La privacy dei dati è stato uno dei temi più importanti degli ultimi anni e per una buona ragione. La gente con Facebook che finalmente permette agli utenti di vedere quanti dati conserva, si è confrontata con la fredda realtà di quanto le aziende tecnologiche sanno su di loro.
La maggior parte delle persone ha sentimenti contrastanti sulla quantità di dati che sono memorizzati, la verità è che alla gran parte delle persone non interessa, sembrerebbe esserci un’accettazione e un atteggiamento di “questa è la norma”. Dopotutto, perché dovrebbe interessare a qualcuno se Facebook o Google sanno di quello che fanno? La disponibilità di servizi online per raccogliere enormi set di dati degli utenti e utilizzare l’apprendimento automatico ha permesso loro di avere una visione più profonda di noi. Ci sono cose che il nostro account online sa di noi che neanche noi stessi conosciamo. Tutto, dagli interessi non affiliati ai nostri post, alle opinioni politiche, è caratterizzato dalla raccomandazione degli annunci di Facebook.
È questa vasta raccolta di informazioni che rende gli annunci di Facebook uno strumento così potente per il marketing online, in un mercato in cui i servizi gratuiti stanno diventando molto più comuni, la parte più preziosa che un consumatore possiede è il suo pensiero sulle opinioni. I servizi online, gli ISP e persino i nostri governi anche se non farebbero nulla con i dati che raccolgono su di noi, la possibilità di un’eccessiva diffusione non è mai stata così elevata. Il motivo per cui il governo è diviso in organi separati con un controllo limitato è che se un dittatore è eletto, il livello di danno che può causare è minimo.
La prima volta quando siamo passati da un sistema feudale a una società capitalista, c’è stato da parte delle persone un drastico spostamento verso un maggior controllo, invece di essere costretti a lavorare per i proprietari terrieri locali, avevano la possibilità di lavorare per un numero qualsiasi di datori di lavoro. Le persone erano pagate in cambio del lavoro e del tempo, e per la prima volta nella storia, la maggior parte aveva voce in capitolo su ciò che poteva fare.
È emerso con il passare del tempo lo sviluppo di diverse disuguaglianze. I datori di lavoro sono stati finanziariamente incentivati a imporre ai lavoratori turni esasperanti per sempre meno soldi. I lavoratori con il controllo dei canali di distribuzione e di produzione, si trovavano in una posizione molto limitata per contrastare questi cambiamenti. L’arma più preziosa di cui disponevano era il loro lavoro: all’inizio del XX secolo, scioperando e boicottando in massa, sono stati in grado di attuare un cambiamento significativo e di formare un percorso per il futuro.
Ora è accaduto che la rimozione degli utenti dalla piattaforma di siti come YouTube e Twitter abbia lasciato le persone con opinioni contrastanti. Hanno esultato quando Facebook ha bannato anche da Instagram il teorico della cospirazione Alex Jones e il troll di estrema destra Milo Yiannopoulos. Le questioni sono diventate un po’ nebbiose quando l’elenco delle persone che sono state bandite si è ampliato e i normali utenti di tutti i giorni hanno iniziato a soffrire. È diventato chiaro che Youtube dopo le proteste degli inserzionisti accostati a video non graditi, ha inciso sul profitto dei suoi utenti con il cosiddetto Adpocalypse, un algoritmo per limitare le entrate pubblicitarie ai video ostili agli inserzionisti).
Gli utenti come possono reagire alle piattaforme che usano? Le società di social media possiedono essenzialmente un monopolio sui servizi che gestiscono, il fatto che il social network Gab sia stato bannato da PayPal per i discorsi antisemiti pubblicati da Robert Bowers, l’uomo che nella sinagoga di Tree of Life a Pittsburgh, in Pennsylvania, ha ucciso undici persone prima di essere arrestato dalla polizia, ha mostrato al mondo che anche se sei riuscito a fondare un’azienda per competere, sei ancora dipendente da attori chiave del settore e qualsiasi divergenza di questo non sarà tollerata.
Investire il tuo denaro non è più un’opzione in un mercato in cui quasi tutto ciò che usiamo è gratuito, quindi lo strumento che un consumatore ha a disposizione per fare un cambiamento sono i suoi dati. L’importante non è cosa fanno con i nostri dati i servizi online come Facebook, Amazon, Apple, Microsoft e Google, ma cosa possono fare. L’unico modo in cui possiamo prendere il controllo è rendere la sicurezza dei nostri dati una priorità e far sapere che qualsiasi piattaforma online che non la renda tale, non otterrà il nostro utilizzo.
In conclusione, anche se non ti interessano i dati che i social media prendono, devi assolutamente preoccuparti della capacità di impedire loro di fare le cose con cui non sei d’accordo, poiché qualsiasi sistema tenderà alla tirannia se non è impedito a farlo.

Pino Silvestri

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Pino Silvestri, blogger per diletto, fondatore, autore di Virtualblognews, presente su Facebook e Twitter.
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