E’ il capitale umano, la formula che rende le scuole della Finlandia le migliori al mondo

Dopo un po’, comincia a diventare davvero fastidioso. I finlandesi sono sempre al top della classifica dei punteggi di prova internazionali condotti dall’Organizzazione per la Cooperazione Economica e lo Sviluppo (OCSE), ogni tre anni dal 2000 valuta le prestazioni dei giovani quindicenni in matematica, letteratura e scienze.
I risultati più recenti a disposizione dei cosiddetti PISA test, quelli del 2009, ancora una volta pongono i finlandesi tra i migliori al mondo, sono vicini al secondo posto della Corea del Sud (Shanghai, Cina è al primo posto), anche senza utilizzare le notti insonni e le punizioni corporali, che sarebbero impensabili nella terra di Babbo Natale. E per di più, la Finlandia – come indicato dalla graduatoria dell’UNICEF per il benessere dei bambini nei paesi sviluppati rilasciati nel mese di aprile – è anche in cima alla lista dei migliori posti per far vivere i bambini.
Patrik Scheinin dell’Università di Helsinki, ha il compito di analizzare i risultati dell’indagine PISA, ha detto:
«Il paese grazie alle sue scuole è una sorta di paradiso per i bambini, tanto è vero che le delegazioni provenienti da tutto il mondo (comprendono un certo numero di esperti svizzeri), arrivano a Helsinki per ottenere una formazione in materia d’istruzione».

Insegnante, una professione popolare
Gli insegnanti finlandesi sono il sogno di tutti gli studenti del mondo, basta vedere Omaia Zakik, trentotto anni, mentre entra nella caffetteria Esplanad situata in una delle strade affollate della capitale. Abito estivo, capelli d’oro, occhi a mandorla, l’insegnante di scuola secondaria si presenta come una principessa che è anche molto intelligente, perché qui tutti gli insegnanti, sia a livello primario e secondario, devono avere almeno una laurea (l’equivalente di cinque anni di studi universitari).
L’insegnamento è una professione molto popolare, e straordinariamente competitivo: solo il 10% dei candidati arriva a una cattedra all’università. E questo non ha niente a che fare con lo stipendio, che è appena sopra la media.
Omaia Zakik insegna francese e inglese a studenti adolescenti a Espoo, seconda città della Finlandia, spiega:
«L’insegnamento è così popolare per la sua valenza sociale. Si fidano di noi. Abbiamo molta libertà nel modo di insegnare. Ho scelto i libri di testo e la metodologia. Nessuno controlla quello che faccio».
Tiina Tähkä della segreteria dell‘Ufficio Nazionale della Pubblica Istruzione che delibera l’istruzione, dice:
«Il quadro educativo non è un manuale, è lasciato aperto all’interpretazione. In origine, abbiamo copiato il sistema scolastico svedese, ma non ha fornito la spinta necessaria per arrivare all’eccellenza dell’insegnamento».
Kristiina Kumpulainen, professore di educazione presso l’Università di Helsinki, aggiunge:
«La libertà degli insegnanti è limitata solo a quella degli studenti. Gli insegnanti devono fare le proprie ricerche per scoprire cosa funziona meglio. L’insegnamento non è solo una vocazione, è una scienza».
Recentemente un incidente a Helsinki ha riacceso il dibattito sulla disciplina nelle scuole: in mensa dopo un alterco verbale, un insegnante ha sospinto uno studente. La scena, filmata dagli studenti, ha trovato la sua strada su Internet, l’insegnante ha perso immediatamente il suo lavoro. In Finlandia, gli insegnanti hanno il divieto di toccare gli studenti. Il Parlamento in questo periodo sta sviluppando una nuova legge per ampliare i diritti degli insegnanti. Se passa, per esempio, potranno rimuovere fisicamente uno studente della classe. Il regolamento disciplinare, così com’è, non permette agli insegnanti di costringere uno studente a lasciare l’aula, di confiscare i cellulari o di aprire le cartelle per fare ispezioni. La peggior “punizione” che può infliggere è quella di inviare lo studente a rapporto con il Preside, in questo modo il suo diritto di difendersi è protetto.

Nessuna pressione per i giovani studenti
Gli studenti nelle scuole finlandesi si rivolgono agli insegnanti in modo informale, li chiamano con i loro nomi di battesimo. L’atmosfera è rilassata per non rendere le ore di studio troppo pesanti. La giornata scolastica per i più piccoli inizia alle 08:00 e finisce a mezzogiorno. Gli studenti più grandi terminano tra le 14:00 e le 16:00. E poiché gli inverni sono così duri, i finlandesi in estate hanno da dieci a undici settimane di vacanza, e molti altri giorni sono aggiunti durante tutto l’anno.
L’insegnante Omaia Zakik sottolinea:
«Le scuole finlandesi non promuovono la concorrenza. Non ci sono punteggi attribuiti per i primi anni di scuola di uno studente, gli esami nazionali non concludono l’anno scolastico. Sta a loro decidere di fare il proprio dovere».
Mikko Myllykoski esperto di didattica ha detto:
«Gli altri paesi danno troppa importanza al test. Il segreto è la libertà.  Tutti gli studenti (età 7 – 16 anni), seguono lo stesso corso, in sostanza nessuno fallisce. Gli studenti che hanno difficoltà persistenti, al di fuori delle classi sono autorizzati a lavorare individualmente o in piccoli gruppi con gli assistenti speciali che li aiutano un passo alla volta con le lezioni. Tutto ciò per gli studenti finlandesi rende quasi impensabile ripetere l’anno, il 93% degli studenti completa con successo gli studi obbligatori, rispetto all’80% dei paesi membri dell’OCSE».
Kristiina Kumpulainen, professore di educazione presso l’Università di Helsinki, ha aggiunto:
«E’ interessante notare che in Finlandia a differenza di altri paesi il background socio-economico degli studenti ha molto meno influenza sulle loro prestazioni. Le scuole che accolgono i migranti ricevono più finanziamenti per insegnare il finlandese come seconda lingua. Il sistema scolastico finlandese è un pilastro del modello nordico in base al quale, indipendentemente dal luogo in cui si nasce, tutti dovrebbero avere le stesse opportunità.
Gli studenti mantengono un senso d’individualità, il finanziamento speciale è dato alle scuole che sviluppano progetti innovativi. Gli studenti sono incoraggiati a sviluppare le proprie capacità, piuttosto che semplicemente raggiungere la conoscenza».
Tutto è finanziato dal Governo: forniture, mensa, trasporti, assistenza sanitaria, classi di supporto. Il denaro da solo non spiega il successo, dicono gli esperti. La Finlandia spende 9.248 dollari per studente l’anno, meno della media dei paesi OCSE (9.625 dollari) e molto meno degli Stati Uniti (12.970 dollari) e della Svizzera (16.170 dollari).
La maestra Ritva Semi aggiunge:
«Anche il sindacato degli insegnanti ha poco di cui lamentarsi. E’ stato molto tempo fa che abbiamo dovuto lottare per qualcosa. L’armonia regna sovrana tra il Ministero della Pubblica Istruzione e l’organizzazione che rappresenta il 96% degli insegnanti.
Ritva Semi dal 1970 è stata coinvolta in tutte le battaglie di riforma che hanno portato alla nascita del sistema scolastico in corso. Lei non esita a lodare la scuola:
«La Finlandia non ha diamanti, petrolio o carbone. I nostri politici hanno deciso che dovevamo investire sul capitale umano. Ed è stato lì che per tutti è nata l’idea della libera educazione.
La destra in seguito ha voluto istituire un esame nazionale e favorire la privatizzazione delle scuole: nel 2001 quando i primi risultati dei test sono stati pubblicati, tutti i progetti sono stati congelati. Oggi nemmeno i politici più conservatori vogliono ricordare che si erano opposti al sistema scolastico attuale».
Eppure, in Finlandia nel paese al top dell’istruzione, proprio come quasi in tutto il mondo sembra che agli studenti la scuola non piaccia più di tanto. Parus un bambino di nove anni è impassibile in mezzo a tutto il plauso internazionale, risponde:
«La scuola? Io preferisco il calcio e il baseball».

Pino Silvestri

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Pino Silvestri, blogger per diletto, fondatore, autore di Virtualblognews, presente su Facebook e Twitter.
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