Covid-19: misurazione del RNA virale per prevedere quali pazienti moriranno

Il team guidato da Daniel Kaufmann professore di medicina dell’Università di Montréal, ha scoperto che nel sangue la quantità di materiale genetico RNA virale del virus SARS-CoV-2 è un indicatore affidabile per rilevare quali pazienti moriranno a causa della malattia. La scoperta è stata pubblicata nella rivista Science Advances.
Daniel Kaufmann è il suo team hanno svolto la ricerca presso il Centro di ricerca dell’ospedale dell’Università di Montreal (CRCHUM). Daniel Kaufmann autore dello studio insieme ai colleghi di ricerca Nicolas Chomont e Andrés Finzi, ha detto:
«Nel nostro studio, siamo stati in grado di determinare quali biomarcatori sono predittori di mortalità nei 60 giorni successivi all’insorgenza dei sintomi. Grazie ai nostri dati, abbiamo sviluppato e convalidato con successo un modello statistico basato su un biomarcatore del sangue».
I medici nonostante i progressi nella gestione del Covid-19, hanno riscontrato difficoltà a identificare i pazienti più a rischio di morire della malattia e quindi essere in grado di offrire loro nuovi trattamenti; alcuni biomarcatori sono stati identificati in altri studi, ma destreggiarsi tra la quantità di parametri non è possibile in un contesto clinico e ostacola la capacità dei medici di prendere rapide decisioni.

Combinazione di tre parametri
Il team di Daniel Kaufmann utilizzando campioni di sangue raccolti da 279 pazienti durante il loro ricovero per Covid-19, con gradi di gravità da moderato a critico, ha misurato le quantità di proteine infiammatorie, cercando quelle che si distinguevano.
Il team di Nicolas Chomont allo stesso tempo ha misurato le quantità di RNA virale, mentre quello di Andrés Finzi i livelli di anticorpi contro il virus. I campioni sono stati raccolti 11 giorni dopo l’insorgenza dei sintomi, i pazienti successivamente sono stati monitorati per 60 giorni.
L’obiettivo: testare l’ipotesi che gli indicatori immunologici fossero associati ad un aumento della mortalità.
Elsa Brunet -Ratnasingham del Centro di ricerca dell’ospedale dell’Università di Montreal (CRCHUM), lavora nel laboratorio di Daniel Kaufmann, ha detto:
«Tra tutti i biomarcatori che abbiamo valutato, abbiamo dimostrato che la quantità di RNA virale nel sangue era direttamente associata alla mortalità e forniva la migliore risposta predittiva, una volta che il nostro modello fosse stato adattato all’età e al sesso del paziente. Abbiamo persino scoperto che l’inclusione di ulteriori biomarcatori non ha migliorato la qualità predittiva».

Potente modello
Daniel Kaufmann e Elsa Brunet-Ratnasingham per confermarne l’efficacia, hanno testato il modello su due coorti indipendenti di pazienti infetti dello Jewish General Hospital di Montreal (reclutati durante la prima ondata della pandemia) e dell’ospedale dell’Università di Montreal (CRCHUM) (reclutati durante la seconda e la terza ondata).
I ricercatori hanno detto che non ha fatto differenza in quale ospedale venivano curati i pazienti, né in quale periodo della pandemia erano entrati: in tutti i casi, il modello predittivo ha funzionato. Ora Daniel Kaufmann e i suoi colleghi vogliono metterlo in pratica, ha detto:
«Sarebbe interessante utilizzare questo modello per monitorare i pazienti, tenendo presente in mente la seguente domanda: quando si somministrano nuovi trattamenti che si sono dimostrati efficaci, la carica virale è ancora un indicatore predittivo di mortalità?».

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Pino Silvestri, blogger per diletto, fondatore, autore di Virtualblognews, presente su Facebook e Twitter.
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