Il Giappone per mancanza di manodopera costretto ad aprire all’immigrazione

Il Giappone alla fine del 2018 ha introdotto una controversa nuova politica del lavoro, offrirà impieghi per operai di paesi come Nepal, Tailandia, Filippine e Vietnam. L’emendamento alle leggi giapponesi, notoriamente restrittive in materia d’immigrazione, dovrebbe assumere circa 345.000 lavoratori stranieri entro i prossimi cinque anni. Il provvedimento è dovuto all’invecchiamento della forza lavoro del Giappone, dove il 28% della popolazione ha più di 65 anni e i tassi di natalità sono in calo.

Mancanza di manodopera nel Regno Unito
Il Giappone senza migranti si troverebbe di fronte ad un pericolo reale di rimanere senza lavoratori. Il Regno Unito seguirà la stessa strada? Nonostante decenni di libera circolazione dei cittadini, sancita dai trattati dell’UE, l’invecchiamento della forza lavoro, l’incertezza sulla politica d’immigrazione post-Brexit e una percezione sempre più negativa della Gran Bretagna come potenziale luogo di lavoro, hanno lasciato molte imprese sotto minaccia.
Il nuovo rapporto delle Camere di Commercio britanniche ha dichiarato che le difficoltà di reclutamento nel settore manifatturiero sono al loro massimo livello record, con l’81% dei produttori che segnalano difficoltà nel trovare il personale giusto. Il settore dei servizi ha quasi la stessa criticità; allo stesso tempo, anche prima del referendum europeo, settori come l’agricoltura ha segnalato carenze di manodopera da lievi a gravi, una questione che sembra improbabile che possa essere affrontata in modo efficace in tempi brevi.
Le ragioni dell’attuale carenza di manodopera nel Regno Unito variano da un settore industriale all’altro, comprendono una riduzione dei flussi di cassa, basse retribuzioni, condizioni di lavoro precarie, mancanza di competenze adeguate o un cattivo equilibrio tra vita professionale e privata.

L’invecchiamento della forza lavoro
Il principale fattore che contribuisce all’attuale crisi del lavoro, spesso è l’invecchiamento della popolazione, sebbene gli ultra sessantacinquenni rappresentino ora solo il 18% della popolazione, l’Agenzia governativa britannica UK’s Office of National Statistics (raccoglie, analizza e pubblica le informazioni statistiche sull’economia, la popolazione e la società nel paese), come il Giappone, ha previsto che entro il 2066, un quarto della popolazione del Regno Unito avrà 65 anni o più, con cinque milioni di persone di età superiore agli 85 anni.
Le industrie dell’ospitalità che si affidano a giovani lavoratori, per una vasta categoria di settori che comprendono ristoranti, parchi a tema, trasporti, linee di crociera e altri campi nel settore del turismo, o quei settori che comportano compiti più impegnativi dal punto di vista fisico, come l’agricoltura, riferiscono che nel Regno Unito è già presente una carenza di persone per svolgere determinati lavori. Sebbene ciò sia in parte dovuto a un calo dei tassi di natalità iniziati alla fine del XXI secolo, il settore agricolo da diversi decenni ha registrato un progressivo invecchiamento della forza lavoro. A ciò si è aggiunto un graduale declino dell’interesse per il settore da parte dei lavoratori domestici.
La mancanza di manodopera agricola è aggravata dal fatto che le zone rurali, dove le aziende agricole hanno più bisogno di lavoratori, spesso sono costituite da una popolazione di ultrasessantacinquenni.
I datori di lavoro del Regno Unito negli ultimi 50 anni sono diventati sempre più dipendenti dai giovani dell’UE e non solo. La Brexit – e le probabili restrizioni all’immigrazione che ne seguiranno -, potrebbero essere di enorme svantaggio per il mercato del lavoro britannico.
Il Regno Unito con il tasso di natalità sceso nel 2017 al livello più basso, deve rapportarsi al problema demografico giapponese e la sua incidenza sul fabbisogno di forza lavoro del paese.
Finora, il Giappone ha imposto rigide restrizioni all’immigrazione, i postumi di un lungo periodo in cui il paese gestiva una politica di “paese chiuso” che incoraggiava l’omogeneità etnica e culturale.
Il governo giapponese recentemente valutando la sua crisi di carenza di manodopera, ha scelto di incentivare l’inserimento lavorativo di un maggior numero di donne, nonché l’aumento dell’attività degli anziani e, parallelamente, di aumentare il tasso di natalità del paese.
Il disperato bisogno di lavoratori ha fatto sì che la nuova politica del lavoro sia stata fatta passare attraverso il parlamento giapponese nonostante la forte opposizione, poiché è stato riconosciuto che senza lavoratori stranieri le aree di lavoro non possono essere occupate.

Diffidenza nei confronti dello sfruttamento
Gli schemi d’immigrazione del Giappone, come il Technical Intern Training Programme (TITP), non hanno una buona reputazione, alcuni critici li descrivono come simile alla moderna schiavitù. Il TITP istituito all’inizio degli anni ’90, è stato progettato per fornire formazione in competenze tecniche, tecnologia e conoscenze ai lavoratori di paesi in via di sviluppo come il Vietnam e le Filippine, in ruoli come l’agricoltura, la pesca e l’edilizia. Il programma è stato associato a violazioni dei diritti umani come la tratta e il lavoro forzato.
Il Regno Unito ha una propria storia di sfruttamento dei migranti, soprattutto in settori come l’agricoltura, sarebbe ingenuo supporre che, impedendo l’afflusso di lavoratori stranieri dopo la Brexit, gli abusi e le violazioni dei diritti umani legati al cibo sarebbero semplicemente cessati. Spostare il problema altrove non significa necessariamente rendere meno responsabili i consumatori per lo sfruttamento o le violazioni dei diritti umani.
Il governo giapponese per evitare un ulteriore sfruttamento, ha indicato che la sua nuova politica dei lavoratori stranieri incoraggerà attivamente le imprese ad assumere direttamente i lavoratori invece di ricorrere a intermediari abusivi o sfruttatori. Inoltre, oltre al supporto linguistico e formazione, nella stessa posizione lavorativa offrirà stipendi pari a quelli dei lavoratori giapponesi; queste sono tutte strategie che il Regno Unito potrebbe saggiamente prendere in considerazione in qualsiasi futura politica del lavoro sull’immigrazione, specialmente in agricoltura, dove è noto che alcuni malfattori, fornitori di manodopera nel settore agro-alimentare, per i lavoratori hanno creato orribili situazioni di vita e di lavoro.
Entrambi i paesi hanno molto lavoro da fare per quanto riguarda il trattamento dei lavoratori stranieri, secondo un rapporto del World Economic Forum del 2012: “Il capitale umano sarà la risorsa più critica per differenziare la prosperità dei paesi e delle imprese”.
In conclusione, sempre che il tasso di natalità nel Regno Unito non aumenti significativamente, attrarre nuovamente i lavoratori che in questo periodo evitano il Regno Unito, potrebbe rivelarsi una mossa essenziale affinché l’industria del lavoro nel paese non crolli completamente.

Pino Silvestri

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Pino Silvestri, blogger per diletto, fondatore, autore di Virtualblognews, presente su Facebook e Twitter.
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