WhatsApp ha chiesto aiuto ai ricercatori per risolvere il problema delle fake news

Sander van der Linden, Jon Roozenbeek, Melisa Basol (Università di Cambridge); Osama Manzar, della Digital Empowerment Foundation, fanno parte di un team di ricercatori che ha risposto all’appello di WhatsApp. La loro ricerca adatterà gli interventi basati sul gioco, mira a “vaccinare” le persone contro le notizie false esponendole preventivamente alle principali tecniche utilizzate nella produzione di disinformazione. L’efficacia di questo metodo sarà testata nel Regno Unito, nei Paesi Bassi e in India, eseguendo 4 studi (un esperimento sul campo, due esperimenti di sondaggio online e un’indagine in-game). Hanno scritto il seguente articolo.

Cadbury Chocolate (azienda britannica di prodotti alimentari e bevande. E’ la seconda azienda al mondo per la produzione di dolciumi, preceduta dalla Mars/Wrigley), lo scorso febbraio è stata vittima di una bufala.
La foto di un uomo e il messaggio è diventato virale in un gruppo indonesiano di WhatsApp chiamato “Viral Media Johor”, e successivamente in un gruppo nigeriano.

FakeNews WhatsApp sangue infetto
Il testo riporta:
«Questo è il ragazzo che ha aggiunto il suo sangue infetto ai prodotti Cadbury. La prossima settimana non mangiare alcun prodotto di Cadbury, perché un operaio dell’azienda ha aggiunto il suo sangue contaminato da HIV (AIDS). Ieri è stato mostrato su BBC News. Si prega di inviare il messaggio alle persone cui tieni».

Il messaggio ovviamente era una notizia falsa. L’uomo nell’immagine è Aminu Ogwuche arrestato per sospetto coinvolgimento nell’attentato dinamitardo del 14 aprile 2014 alla stazione degli autobus alla periferia di Abuja, capitale della Nigeria (l’esplosione ha ucciso 71 persone, 124 i feriti).
L’uomo non ha mai lavorato per Mondelez; il cioccolato prodotto dalla società non è mai stato infettato da HIV (in effetti, non è nemmeno possibile contrarre l’HIV dal consumo di cibo contaminato da sangue HIV-positivo).
Il problema che pone questa storia e altre simili storie è reale. Rumors, bufale e disinformazione trovano terreno fertile sui social media. I fornitori di fake news poiché Google, Facebook, Twitter e altre piattaforme di social media sempre più reprimono la disinformazione, ora stanno cercando rifugio in applicazioni di messaggistica diretta come WhatsApp.
WhatsApp nei paesi sviluppati è utilizzato principalmente come applicazione di messaggistica personale, ma nei paesi in via di sviluppo molte persone si affidano a WhatsApp come social network, qui non è raro unirsi a gruppi con centinaia di membri.
Le persone seguono gruppi dedicati ad argomenti che vanno dagli interessi nello sport e nell’intrattenimento ai media e alla politica, spesso trovandoli attraverso siti web come il Grupos de Zap brasiliano; nonostante il limite di WhatsApp di 256 membri per gruppo, migliaia di gruppi si formano in qualsiasi momento per sostenere un candidato politico, un partito o un movimento sociale.

Il problema della disinformazione di WhatsApp
Il problema di WhatsApp è di essere particolarmente vulnerabile alla disinformazione, poiché i suoi messaggi sono crittografati in modo che solo i destinatari possano leggerli, l’applicazione offre un rifugio sicuro per sottrarsi dalla curiosità di persone e governi. Ciò, unito alla diffidenza nei confronti del governo, spesso spinge le persone a utilizzare WhatsApp per scambiare informazioni private che ritengono non siano state, “contaminate” da pregiudizi pro-governativi o aziendali, ma poiché la crittografia impedisce a WhatsApp di moderare i messaggi, è difficile, se non impossibile controllare o cancellare messaggi o link fuorvianti.
WhatsApp in sé non è alla radice della disinformazione. La polarizzazione politica, le tensioni etniche, l’aumento delle comunicazioni istantanee e la crescente sfiducia nei confronti dei politici, tutti questi elementi contribuiscono all’ambiente attuale in cui sono fiorite le false notizie.
La disinformazione su WhatsApp è difficile da smascherare, per questo storie come quella di Cadbury e altre truffe legate alla salute continuano a emergere, ad esempio, false voci sui vaccini possono causare pericolose riduzioni del numero di vaccinazioni; anche le storie false sulla politica possono diffondersi rapidamente da un gruppo all’altro.
Recentemente durante le elezioni brasiliane, uomini d’affari legati al candidato populista di destra Jair Bolsonaro sono stati accusati di aver creato migliaia di gruppi WhatsApp per sostenerlo e di averli usati per diffondere contenuti falsi sui suoi oppositori. Le false notizie su WhatsApp a volte hanno persino portato a omicidi, com’è recentemente accaduto in Messico (nipote e zio bruciati vivi per fake news su WhatsApp) e in India.

Cosa si può fare?
WhatsApp nel sostenere che non può e non vuole accedere a nessuno dei messaggi che sono inviati sulla piattaforma (non considera una sua scelta, la moderazione dei contenuti, applicata da Facebook e Twitter), ha:
– iniziato a bannare gli utenti che mostrano un comportamento sospettoso o che possono davvero essere dei bot;
– aggiunto una notifica per mostrare quando un messaggio è stato inoltrato da un altro account, limitando il numero di volte in cui è possibile inoltrare un link;
incaricato noi e diversi altri gruppi di ricerca di indagare il problema della disinformazione sull’applicazione e cercare modi alternativi per affrontarla.
Le nostre ricerche precedenti dimostrano che un metodo di “inoculazione” basato sul gioco può aiutare le persone a sviluppare resistenza all’inganno online: a differenza delle soluzioni tecnologiche esistenti, abbiamo avuto un certo successo con un intervento psicologico sotto forma di un gioco online, Bad News.
L’idea è che quando le persone partecipano a questo gioco, che abbiamo sviluppato in collaborazione con la piattaforma anti-disinformazione olandese Drog (un buon modo per combattere cattive notizie), impareranno di più sulle varie tecniche di disinformazione e su come sono spesso utilizzate.
Il gioco si basa su un’idea della psicologia sociale chiamata “teoria dell’inoculazione” sostiene che avvertire preventivamente ed esporre le persone a una debole dose di disinformazione le incoraggerà a coltivare una difesa mentale contro di essa, rendendole più preparate.
Ora abbiamo in programma di sviluppare un nuovo adattamento del nostro gioco per educare i giocatori sulla complessa diffusione della disinformazione su WhatsApp e le sue potenziali conseguenze sociali.
Il gioco online è gratuito, sarà utilizzato come nuovo strumento di alfabetizzazione mediatica digitale in India e in altri paesi; a tale scopo, stiamo collaborando con la Digital Empowerment Foundation, una grande organizzazione indiana di alfabetizzazione mediatica, con il nuovo gioco condurrà una serie di gruppo d’incontri e discussioni. Affrontare l’attuale diffusione della disinformazione in India è particolarmente importante in considerazione delle prossime elezioni.
Vogliamo augurarci che il nostro gioco anche se non è l’unica soluzione per contrastare la diffusione di notizie false su WhatsApp, possa aprire nuovi percorsi per migliorare l’alfabetizzazione mediatica per consentire alle persone di tutto il mondo di diventare meno vulnerabili alla disinformazione.

Pino Silvestri

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Pino Silvestri, blogger per diletto, fondatore, autore di Virtualblognews, presente su Facebook e Twitter.
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