Permalosi

Ai francesi, che hanno quel ferro vecchio e arrugginito, ho chiesto se era possibile dargli una verniciata.
Agli olandesi, ho chiesto di darsi meno arie e di non calzare i rumorosi zoccoli.
Entrambi, mi hanno risposto "NO".
Permalosi che non siete altro!

Per approfondire il "no" dei permalosi,

tratto da Sanpaolo imprese

03/06/2005 
Costituzione UE: anche l’Olanda vota no 
Circa il 60% dei cittadini olandesi dice no alla nuova Costituzione UE, confermando così le incertezze sull’adozione della nuova Carta e sul futuro dell’Europa già messe in evidenza dal referendum francese di domenica scorsa.

Nonostante le varie dichiarazioni provenienti dal mondo politico-istituzionale comunitario, secondo cui il processo di ratifica della Carta Costituzionale europea deve continuare, non poche sono le incertezze sul futuro che attende l’Unione europea, dopo che anche l’Olanda, come la Francia, ha detto no alla Costituzione UE, attraverso un referendum popolare tenutosi il 1° giugno scorso. Con un’affluenza alle urne ritenuta da tutti gli osservatori molto alta (circa il 63% degli aventi diritto, dato significativo se consideriamo che alle ultime elezioni europee solo il 39% dei cittadini olandesi si era recato alle urne), il 61% dei votanti ha detto no alla ratifica del Trattato Costituzionale. Il no degli olandesi, è stato dunque ancora più forte rispetto a quello francese, dove la Costituzione UE era stata respinta dal 54% dei votanti.

Con il no dell’Olanda, dunque, si porta così a 2 il numero dei Paesi che hanno respinto, tramite referendum, la Carta Costituzionale: 2 no, tra l’altro, che provengono da 2 Paesi che, assieme a Italia, Germania, Olanda e Lussemburgo, sono i fondatori del processo di integrazione europea. A fronte di questi elementi la situazione per il futuro non solo della Carta Costituzionale, ma anche di alcuni aspetti del processo di integrazione europea, appaiono incerti.

Anche il Comunicato congiunto tra i Presidenti del Parlamento, della Commissione e del Consiglio europeo sull’esito del referendum in Olanda, prende nota della necessità di un’analisi profonda del voto a cui anche le istituzioni europee sono chiamate. Pur ribadendo la fiducia nella capacità del progetto Costituzionale di rendere l’Europa più democratica, più efficiente e maggiormente coesa, si afferma che a breve il Consiglio europeo dovrà condurre una seria valutazione della situazione.

La situazione attuale
Da un punto di vista tecnico, per quanto attiene al funzionamento ed alla normale amministrazione dell’UE, sicuramente il risultato dei due referendum non comporta alcun problema. La consultazione francese e quella olandese, infatti, concernono il nuovo trattato Costituzionale, ma non rimettono i discussione alcuna questione al momento acquisita: ciò per lo meno da un punto di vista strettamente legale e non politico. Come ha ricordato il Presidente della Commissione Barroso, le istituzioni comunitarie continuano a funzionare soggette alle stesse regole, e dunque agli stessi Trattati, a cui lo sono state fino ad oggi.

Il problema del voto referendario è dunque maggiormente di ordine politico, tanto più che arriva in un momento fondamentale per la programmazione dei prossimi anni, in quanto entro giugno dovrebbe essere raggiunto anche un accordo sulle nuove prospettive finanziarie per il periodo 2007-2013. Sul tavolo del prossimo consiglio europeo, i Capi di Stato e di Governo troveranno due dossier molto importanti ed in parte collegati tra loro, concernenti dunque un rilancio delle ambizioni europee o un loro ridimensionamento. Come ha ricordato ieri il cancelliere tedesco Schröder, la questione più urgente per l’UE è quella di trovare un accordo sul bilancio 2007-2013 che misuri in effetti le sue ambizioni: sul tavolo c’è la proposta della Commissione, che ha chiesto uno stanziamento pari all’1,26% del Reddito Nazionale Lordo (RNL) su base annuale dell’UE, quella del Gruppo dei sei Paesi (Germania, Francia, Olanda, Regno Unito, Svezia e Austria), che già dal 2003 hanno manifestato la loro intenzione di non oltrepassare la soglia dell’1% del RNL su base annuale, più una serie di posizioni intermedie, tra cui quella del Presidente di turno dell’UE, il lussemburghese Junker, che ha proposto una spesa annua tra l’1,6% e l’1,9%.

La trattativa rappresenta un momento importante per il futuro dell’UE, in quanto da essa dipende il finanziamento di alcune politiche chiave per l’intero assetto europeo, specie per quanto attiene alla politica di solidarietà comunitaria (i Fondi Strutturali) e a quella per la crescita e l’occupazione (in pratica il raggiungimento degli Obiettivi di Lisbona). È di questi giorni, ad esempio, la notizia di una crescente preoccupazione delle autorità italiane in merito ad un possibile taglio di 7-8 miliardi di Euro, che l’accordo sulle nuove prospettive finanziarie potrebbe comportare per gli stanziamenti dei Fondi Strutturali per il nostro Mezzogiorno.

Lo scenario futuro
Come emerge da quanto sopra detto, i Capi di Stato e di Governo si troveranno il 17-18 giugno di fronte ad una questione fondamentale, concernente un rilancio delle ambizioni europee o un loro ridimensionamento. I problemi maggiori che dovranno essere affrontati attengono in primo luogo al nodo della Costituzione: ricordiamo, infatti, che giuridicamente non è stato previsto niente in merito alla possibile scelta di un Paese di non ratificare la Carta, per cui bisognerà prima di tutto trovare un accordo in merito all’opportunità di proseguire sulla via della ratifica e del referendum per gli altri Paesi che ancora mancano, o se interrompere invece questo processo. Al momento segnaliamo come tutti i politici europei e nazionali, abbiano chiesto di proseguire con le ratifiche nei 15 Paesi che ancora mancano all’appello. Già ieri, tuttavia, da Londra sono arrivate voci in merito ad un possibile congelamento del referendum, previsto per il Paese britannico nel 2006.

Oltre a questo bisognerà trovare un accordo sulle nuove prospettive finanziarie e, anche in questo caso, è stato rilevato da più parti come le tentazioni restrittive sembrino rafforzate, anche a seguito della vittoria del no in Francia e Olanda. Le incertezze che dominano il futuro dell’Europa, sono del resto manifestate anche dal calo dell’Euro di questi giorni, che ricordiamo è stato uno dei primi imputati dal fronte dei no nei vari Paesi, assieme al processo di allargamento ed alla mancanza di politiche di crescita economica e di tutela sociale da parte delle istituzioni finanziarie.
 
Fonte: Coopération Bancaire pour l’Europe GEIE

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Pino Silvestri

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Pino Silvestri, blogger per diletto, fondatore, autore di Virtualblognews, presente su Facebook e Twitter.
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