Foto dall’interno della bocca, di chi è la bocca? (vignetta)

Foto dall’interno della bocca mi ha ricordato l’igienista dentale, ogni riferimento alla Minetti è puramente casuale … 

Berlusconi, igienista dentale, Minetti

Justin Quinnell (mi ha dato l’idea della vignetta) è un fotografo di fama mondiale, leader nella tecnica del Pinhole. Il suo lavoro più famoso è sicuramente l’esposizione fotografica più lunga della storia eseguita con una lattina bucata. Quinnel ha posizionato la macchina-lattina nei pressi del ponte di Bristol, ha aperto il foro (permettendo alla luce di entrare) ed è tornato a chiuderlo solo sei mesi dopo. Così facendo ha realizzato delle immagini che, oltre ad essere piuttosto affascinanti dal punto di vista formale, hanno un valore scientifico-educativo perché raccontano il movimento astronomico (le scie sono infatti formate dal movimento del sole).
Il periodo della foto è quello tra il solstizio d’inverno del 2007 ed il solstizio d’estate del 2008. Nella foto si possono vedere le scie del sole a partire da dicembre, quelle più basse, fino a giugno, quelle più alte.
Uno dei progetti più recenti di Justin Quinnell, è quello di fotografare il mondo con una macchina fotografica a foro stenopeico in bocca. Il foro stenopeico è la tecnica di fotografare senza obiettivo fotografico.
Incredibile ma vero: un semplice forellino piccolo e molto preciso può sostituire l’obiettivo fotografico. I tempi di posa richiesti sono molto lunghi, ma in compenso la profondità di campo è pressoché totale. Immaginiamo di trovarci in una stanza senza finestre ma con un foro al centro di una parete. Sulla parete della stanza opposta al foro vedremmo proiettata – sottosopra – la scena che si trova all’esterno della stanza. Il piccolo foro si comporta grossomodo come un obiettivo, e la stanza oscurata nella quale ci troviamo è una vera e propria camera oscura, nell’accezione originale del termine.
Come è noto, le attuali macchine stenopeiche o a piccolo foro, e a seguire le reflex, traggono origine dalla medievale “camera obscura”, strumento di supporto per evidenziare e registrare minuziosamente su carta la prospettiva ed i profili degli edifici urbani, utilizzata da un’infinita schiera di pittori, che erano soliti, grazie all’uso di questo strumento, abbozzare paesaggi in diretta per poi rifinirli con calma nelle loro botteghe.
La prima camera oscura fu migliorata durante gli anni con la progettazione di schemi ottici per inserire nel foro lenti biconvesse e addirittura diaframmi, al fine di ottenere una maggiore nitidezza. Si dimostra benissimo che qui siamo già ad un punto tale d’ingegno, da poter abbozzare con buona  approssimazione il termine di fotocamera così come la intendiamo oggi. Per il nostro argomento, a noi interessano le camere oscure primitive senza lenti, che usavano come obiettivo un piccolissimo foro. >>Leggi tutto

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Pino Silvestri

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Pino Silvestri, blogger per diletto, fondatore, autore di Virtualblognews, presente su Facebook e Twitter.
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