Mappa interattiva per seguire il laboratorio spaziale cinese Tiangong-1, cadrà sulla Terra tra il 30 marzo e il 3 aprile 2018

Il laboratorio spaziale cinese Tiangong-1 cadrà sulla Terra tra il 30 marzo e il 3 aprile 2018. La finestra è molto variabile è stimata dall‘Agenzia spaziale europea (ESA) a Darmstadt, in Germania. I rappresentanti dell’Ufficio dei detriti spaziali hanno detto che il rientro avverrà ovunque all’interno della fascia -43º N e +43º S. Le aree al di sopra o al di sotto di queste latitudini possono essere escluse dall’impatto. In nessun momento sarà possibile emettere una previsione precisa dell’ora / località. La previsione è aggiornata (vedi) ogni 1 ~ 2 giorni.
Gli esperti hanno detto che a causa della massa e dei materiali di costruzione del laboratorio spaziale cinese Tiangong-1, c’è una possibilità che una piccola quantità di detriti possa sopravvivere al rientro e colpire il suolo. Se ciò dovesse accadere, qualsiasi detrito sopravvissuto cadrà in una regione di poche centinaia di chilometri, centrata lungo un punto della Terra su cui passa il laboratorio spaziale cinese Tiangong-1 (vedi mappa).

Mappa passaggio laboratorio
La mappa mostra, dove i detriti potrebbero cadere all’interno di una data regione. Il giallo indica le posizioni che hanno una maggiore probabilità; il verde indica le aree con una probabilità inferiore. Le aree blu costituiscono circa un terzo della superficie totale della Terra, hanno zero probabilità di essere colpite dai detriti poiché il laboratorio spaziale cinese Tiangong-1 non sorvola queste aree (a nord di 42,7° N di latitudine o a sud di 42,7° S di latitudine).

Mappa interattiva
Aerospace Corporation ha ristretto la fascia, dove i detriti potrebbero atterrare. Le città nella regione potenzialmente pericolosa includono New York, Chicago, Toronto, Roma, Istanbul e Pechino.
Satview ha attivato una mappa interattiva, consente di monitorare il sorvolo del laboratorio spaziale cinese Tiangong-1, la maggior parte del tempo sopra gli oceani. Maggiori dettagli su Satflare [vedi].

Tra le domande e risposte
CH ha scritto:
«E’ incredibile che queste stazioni spaziali stiano scendendo e non ci sia un sistema di backup per farle esplodere o per guidarle. Ho pensato che non abbiamo imparato la lezione del 1979, quando enormi parti della stazione spaziale Skylab di 77 tonnellate della Nasa hanno raggiunto Perth, nell’Australia occidentale.
Tutto va bene, meglio che ci sia più Terra e acqua, che aree popolate, ma il laboratorio spaziale cinese Tiangong-1, sta cadendo da qualche parte per colpire un minuscolo granello di sabbia, potrebbe essere facilmente il centro di una città, un edificio pieno di migliaia di persone.
Se sono stati messi in orbita, ci dovrebbe essere un modo per affrontare un rientro. E’ semplice, giusto?».

Daniel dell’ESA ha risposto:
Ciao CH, abbiamo passato il tuo commento a Holger Krag, all’ESOC di Darmstadt, in Germania è il capo dell’ufficio detriti spaziali dell’ESA. Ecco la sua risposta:
«In effetti, se il rischio d’incidenti a Terra è alto, la maggior parte delle linee guida nazionali raccomanda di progettare missioni in modo da consentire un rientro controllato, ciò implica che il veicolo spaziale o il satellite abbia sistemi di bordo per abbassare la sua orbita con mezzi propulsivi, tipicamente comprendono un propulsore e carburante, in modo tale che una specifica area geografica sul terreno possa essere raggiunta. La maggior parte degli operatori utilizza un’area in gran parte disabitata nell’oceano Pacifico meridionale.
Tuttavia, anche se questo concetto è implementato nella progettazione, i guasti in volo potrebbero impedire un rientro controllato, quindi, il volo spaziale non sarà mai al 100% privo di rischi.
Per quanto riguarda il rischio reale associato ai rientri, dobbiamo dire che finora dalle circa 30.000 tonnellate di metallo che sono rientrate non è mai stata confermata alcuna perdita di vita umana sul terreno.
Oggi in effetti, la quantità annuale di materiale che rientra è più bassa di quanto non fosse nell’era della Corsa allo Spazio (Space Race) negli anni ’70 e ’80. In termini generali, la probabilità che una persona sia colpita da un frammento di detriti spaziali è inferiore alla probabilità di essere colpita da un fulmine due volte nello stesso anno.
Si noti che l’atmosfera terrestre provocherà la disintegrazione di oggetti, come i satelliti. Piccoli frammenti possono sopravvivere e raggiungere la superficie terrestre, non cadranno tutti sullo stesso punto, piuttosto a una distanza rilevante, in genere nell’ordine di oltre 100 km, quindi, i pezzi che compongono  la struttura completa di una navicella spaziale non cadranno mai insieme in una città.
Consideri anche la velocità di caduta di questi frammenti è molto più lenta, in genere < 300 km / h rispetto, ad esempio, a una meteora. Di conseguenza, nessun cratere è mai generato dalla caduta di detriti spaziali».

Pino Silvestri

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Pino Silvestri, blogger per diletto, fondatore, autore di Virtualblognews, presente su Facebook e Twitter.
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