Il biochar aiuterà gli allevatori di latte a ridurre drasticamente le emissioni di metano prodotto dalle mucche

L’aggiunta anche di una piccola quantità di biochar (un materiale simile al carbone prodotto dalla combustione di materia organica) al processo di compostaggio del letame di un caseificio riduce le emissioni di metano dell’84%, come dimostra un recente studio pubblicato nella rivista National Library of Medicine condotto dai ricercatori dell’Università della California, Merced.
L’industria lattiero-casearia è una delle principali fonti di metano in California, rappresenta il 50% delle emissioni di metano dello Stato. La riduzione di queste emissioni è una parte fondamentale degli impegni statali e federali degli Stati Uniti per affrontare il cambiamento climatico.
Rebecca Ryals professoressa di scienze biologiche e ambientali, tra i componenti del team di ricerca, ha detto:
«Il biochar è un meraviglioso esempio di una soluzione climatica non sfruttata, riduce le emissioni inquinanti dalla combustione all’aperto della biomassa e le emissioni di metano dalla biomassa in decomposizione».
Il caseificio su cui hanno lavorato i ricercatori sebbene utilizzasse un digestore anaerobico (è un contenitore in calcestruzzo e acciaio a tenuta stagna nel quale la materia organica viene sottoposta ad un processo di degradazione da parte di diverse specie di batteri presenti in natura) per gestire i rifiuti del suo bestiame, non è tipico che i caseifici dispongano di tale tecnologia. Il piano prevede che la maggior parte dei caseifici disponga di digestori anaerobici entro il 2030 per raggiungere gli obiettivi climatici, ma effettivamente al momento solo una piccola parte li ha.
Brendan Harrison, studia agroecologia con Rebecca Ryals, ha detto:
«Il letame prodotto dalle bovine da latte è una delle maggiori fonti di rifiuti organici nello Stato. Gli agricoltori scaricano i rifiuti dai loro fienili, i liquidi finiscono in grandi stagni scoperti, mentre i solidi vengono accumulati, a volte gli agricoltori coprono gli stagni per catturare i gas metano, che vengono immessi nei generatori e bruciati per produrre elettricità. In realtà è un buon modo per ridurre le emissioni di metano, date le tecnologie che sono attualmente disponibili, ma ciò che lascia fuori sono tutti i solidi, è un problema perché in pratica lo spargono sui campi adiacenti solo per liberarsene o lo immagazzinano in grandi cumuli. Puoi vederli quando passi davanti a un caseificio, ricoperti di plastica bianca trattenuta da pneumatici. Possono accumulare così tanto calore da prendere fuoco spontaneamente».
Gerardo Diaz professore di ingegneria meccanica, ha condotto lo studio, ha affermato:
«Lo studio ha esaminato la possibilità di compostare il letame con biochar invece di accumularlo. Il biochar migliora anche il letame compostato, in modo da renderlo un fertilizzante migliore per gli agricoltori, possono utilizzarlo su altre zone del loro terreno. Stavamo cercando di ridurre le emissioni, ma anche di fornire qualche beneficio alla comunità, in particolare alle comunità poco servite. Lo studio suggerisce che i piccoli agricoltori potrebbero utilizzare il fertilizzante migliorato nelle proprie aziende agricole per aumentare la resa o venderlo ad altri che ne hanno bisogno».
Lo studio è stato finanziato da California Strategic Growth Council (Consiglio per la crescita strategica della California), è stata utilizzata biomassa locale. Il team di ricerca, guidato da Gerardo Diaz, ha lavorato con Philip Verwey Dairy e partner industriali come Golden State Carbon, LLC.
Gerardo Diaz ha detto:
«C’è un urgente bisogno di fare qualcosa con quella biomassa perché la combustione all’aperto sarà vietata a partire dal 2025. Il processo di creazione del biochar prevede la combustione chiusa».
I ricercatori, tra cui Gerardo Diaz, Rebecca Ryals e i professori Teamrat Ghezzehei, Asmeret Asefaw Berhe, YangQuan Chen e Catherine Keske, hanno esaminato il progetto da diverse angolazioni, comprese le emissioni, l’analisi del ciclo di vita, la fattibilità economica di tale lavoro e l’impatto sul suolo.
Rebecca Ryals ha spiegato che il biochar (utilizzato dalle popolazioni indigene nelle loro attività agricole) può rimanere nel suolo molto più a lungo di altri tipi di composti, ma la durata dipende dal modo in cui  viene utilizzato dall’ecosistema del suolo, compresi i numerosi microbi che lo popolano. È l’ecosistema a determinare la durata di permanenza del carbonio nel suolo.
Gerardo Diaz sul risultato finale di questo studio, ha detto che il biochar è vantaggioso per gli allevatori e per il clima. Ulteriori studi analizzeranno diversi tipi di biochar co-composti con il letame prodotto dalle bovine da latte per motivare gli allevatori a adottare questa tecnologia.
Rebecca Ryals in conclusione ha detto:
«Il compostaggio del letame solido non è una pratica comune, ma se passiamo dallo stoccaggio al compostaggio, si passa da una fonte di carbonio a un pozzo di carbonio. Il compostaggio di per sé è una pratica molto vantaggiosa per il clima. E si può raddoppiare l’impatto aggiungendo un po’ di biochar al compost».

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Pino Silvestri, blogger per diletto, fondatore, autore di Virtualblognews, presente su Facebook e Twitter.
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