L’analisi matematica dei tweet di Trump rivela che c’è una chiara strategia dietro il suo utilizzo

Donald Trump è un maestro del caos, conduce la sua personale guerra alla verità e alla realtà. Utilizzando Twitter, la sua modalità di comunicazione preferita, elogia e condanna in modo da lasciare sconcertati e spaventati sia gli amici, sia i nemici. E’ il mezzo che utilizza per estendere la sua influenza e il suo potere.
Trump è innegabilmente un maestro comunicatore, il suo stile può essere non convenzionale e confuso, si concentra sulle emozioni piuttosto che sui fatti, appare appena alfabetizzato, ma è molto efficace nel mantenere la sua popolarità tra i seguaci.
Gli estranei al culto politico di Trump, sono sconvolti o infuriati dalla sua retorica su Twitter. Le ultime settimane hanno offerto molti esempi di questo tipo: Trump ha suggerito che la sua intervista televisiva con Lester Holt della NBC l’anno scorso, in cui ha ammesso di aver licenziato il direttore del FBI James Comey per chiudere l’indagine russa, era stata in qualche modo falsificata o manipolata. Ha insinuato che i media, guidati da CNN, NBC e altre reti, sono coinvolti in una cospirazione contro di lui.
Su Twitter ha scritto che sul suo conto sono stati scritti “libri falsi”. Ha anche detto che Google e altri motori di ricerca online in modo “illegale” stanno truccando i loro risultati contro di lui.
Twitter è il modo in cui Trump comunica direttamente con il pubblico, gli permette anche di stabilire l’agenda per le agenzie di stampa, spesso si sentono obbligate a concentrarsi su ogni suo pronunciamento, per quanto possa essere falso o delirante.
Alcuni vorrebbero credere che Donald Trump si stia umiliando su Twitter a causa dei suoi errori di ortografia e della sua scarsa grammatica. In realtà, tali “errori” sono intenzionali, creano un senso di “autenticità”, lo rendono più “relazionabile” al suo pubblico, persone che in realtà disprezza. E’ questo un aspetto sottolineato decenni fa da Theodor Adorno filosofo e sociologo, ha detto:
«I seguaci dei movimenti autoritari sono attratti verso questi “piccoli grandi uomini”. E’ una specie di paradosso, il leader del movimento populista di destra è socialmente superiore ai suoi adoratori, ma è considerato “proprio come loro”».
Riassumendo, da parte di Donald Trump c’è una chiara strategia per l’uso di Twitter. La nuova ricerca di Anthony Bonato (professore di matematica della Ryerson University) e del suo collega Roach spiega i ripetuti temi e i concetti che Donald Trump diffonde su Twitter, come si relazionano tra loro e le potenziali implicazioni per la democrazia americana. La loro ricerca svela anche come Trump utilizza Twitter per influenzare la copertura delle notizie dei media e il modo in cui ha indirizzato il suo pubblico contro il concetto stesso di una stampa libera.
Anthony Bonato sulla ricerca sui tweet di Donald Trump ha risposto alle domande di Chauncey DeVega, saggista politico, critico culturale, scrittore collaboratore di Salon.

L’elezione e l’ascesa al potere di Trump come si spiega? Alla luce della tua ricerca, cosa ti ha sorpreso o trovato inconsueto?
«Trump è il primo presidente di Twitter. Twitter ha centinaia di milioni di utenti, alcune stime arrivano fino a 300 milioni. Settanta milioni di utenti vivono negli Stati Uniti. Molti di loro sono giovani e istruiti. Le persone ricevono notizie da Twitter e da altri siti di social media. Dato il suo gradimento per il mezzo, Twitter è un ottimo strumento per Trump. Naturalmente i presidenti precedenti, in particolare Barack Obama, hanno usato Twitter, ma lo stile di twittare di Trump è diverso.
Probabilmente alcuni dei suoi tweet sono stati creati da professionisti dei media, penso che molti siano stati scritti da lui e siano molto personali. Ripete molte parole più e più volte, come ad esempio “Fake news”, “media”, “cattivo”, “Hillary Clinton” e ” corrotto”.
Ha 50 milioni di follower, attraverso la ripetizione delle parole sicuramente ha un impatto sul modo di condizionare la gente a pensare ai problemi».

Pensi che il suo modo di usare Twitter stia stimolando gli stati d’animo e le convinzioni delle persone per creare un tipo di cambiamento futuro, oppure Trump si occupa solo degli eventi attuali?
«Reti di notizie come CNN, BBC e CBC qui nel mio paese, il Canada, citano spesso i suoi tweet. Infatti, le storie riguardano spesso i tweet. Trump si trova in una situazione insolita, ha licenziato il suo segretario di stato, Rex Tillerson, su Twitter. Probabilmente non ci sono altre figure politiche, o personaggi pubblici in generale, che hanno questo tipo d’impatto. Quindi non so se c’è una sorta di strategia di massa, di sicuro quello che la ricerca mostra è che ci sono cinque argomenti che si ripetono continuamente in ognuno dei quattro anni che abbiamo esaminato nella nostra attività di ricerca».

Quali sono questi temi e argomenti specifici?
«Cambiano di anno in anno. Ad esempio, nel 2015, il primo anno che abbiamo esaminato, è stato quello dell’inizio delle primarie repubblicane, Trump si concentra principalmente sui suoi avversari come Ted Cruz, Marco Rubio, Jeb Bush e così via. Anche allora, ha collegato i media a Obama e Hillary Clinton. Se si va al 2016 quando vince la nomination repubblicana, Trump si concentra principalmente sui Democratici e gli Stati, dove due principali partiti politici hanno livelli simili di sostegno tra gli elettori.
Poi è la volta dello scandalo delle mail di “Hillary Clinton”. Trump nel 2017 come Presidente parla di questioni politiche, ma nel modo in cui usa Twitter c’è una netta differenza tra le questioni nazionali e internazionali: tra gli argomenti spiccano quelli che riguardano la Corea del Nord, Cina, “sicurezza”. La Russia, riferimenti a Hillary Clinton e alle “elezioni truccate”. Nel 2018, ancora Russia, ma ora c’è di più su Obama e Hillary Clinton».

Come avete analizzato l’uso di Twitter da parte di Donald Trump? Spiega la tua metodologia
«Le reti sono un modo di esaminare i dati, negli ultimi 20 anni o giù di lì, abbiamo iniziato a sviluppare un campo che ora si chiama “scienza delle reti”, dove guardiamo alle proprietà di base. Ciò che studiamo sono le interazioni, per determinare su scala interattiva come le cose funzionano insieme o no. In questa ricerca abbiamo esaminato i tweet di Trump, tutti archiviati su Github. Abbiamo poi cercato le relazioni e la frequenza con cui certe parole e frasi sono usate insieme per sviluppare un senso dei temi di Trump».

Trump è una sorta di guerra dell’informazione. Come usa Twitter per influenzare l’opinione pubblica e, più in generale, l’umore del pubblico?
«Trump ha davvero colto di sorpresa i media tradizionali. Il suo modo di utilizzare Twitter ha messo sulla difensiva gli analisti e i media. Trump conduce la conversazione, c’è un tale volume di tweet su diversi argomenti, tanti non convenzionali. La maggior parte delle altre figure politiche non parlerebbe di tali questioni nel suo modo. Trump definisce l’agenda politica attraverso Twitter. Ci sono dozzine di esempi di questo tipo, come il divieto alle persone transgender di entrare nell’esercito americano. Si tratta di un aspetto su cui i giornalisti e altri devono davvero concentrarsi maggiormente e contestualizzare».

I Democratici come possono utilizzare le vostre scoperte sull’uso di Twitter da parte di Trump per combatterlo?
«E’ rivelatrice la scala a livello macro di come tutte queste parole chiave interagiscono tra loro. Abbiamo bisogno di scienziati politici per approfondire e analizzare le connessioni semantiche e loro interazioni di ciò che queste parole significano. Se tu fossi dalla parte di Trump, forse stanno pianificando il blocco di argomenti per il prossimo trimestre del 2018. Per tutti gli altri – media, giornalisti, e democratici -, penso che sia importante capire cosa pensa e dice il tuo avversario».

Pino Silvestri

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Pino Silvestri, blogger per diletto, fondatore, autore di Virtualblognews, presente su Facebook e Twitter.
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