Giorno della Memoria 2019 – Storia di Settala “La ragazza con il velo” (Video)

Il 27 gennaio è il Giorno della Memoria, il giorno della liberazione di Auschwitz-Birkenau, il più grande campo di sterminio nazista. Negli anni successivi, questa data in campo internazionale è diventata il giorno in cui ricordiamo i sei milioni di ebrei uccisi nell’Olocausto e i milioni di altri innocenti uccisi sotto il regime nazista. E’ anche il tempo per ricordare le vite perse nei successivi genocidi in Cambogia, Ruanda, Bosnia e Darfur. Vedi risorse.

Attenzione: tra le tante risorse alcune scene potrebbero urtare la sensibilità di alcuni spettatori.

Risorse
Le nostre risorse possono aiutarti a conoscere meglio l’Olocausto e il genocidio. Esplora le storie di vita dei sopravvissuti e di chi è stato ucciso, materiali scolastici, idee di attività, film, immagini e altro ancora.
Tra le risorse nel sito c’è la storia di Anna Maria Settela Steinbach “La ragazza con il velo”.

Anna Maria Settela Steinbach
“La ragazza con il velo” è stata identificata dal giornalista olandese Aad Wagenaar nei primi anni ’90 come la ragazza rom Anna Maria ‘Settela’ Steinbach. Rainer Schulze, professore di storia europea moderna presso l’Università di Essex, ha condiviso la sua storia.

I Rom e i Sinti d’Europa sono stati presi di mira dai nazisti, oltre 220.000 persone sono state uccise o sono morte per fame o malattia. Molti altri sono stati imprigionati, utilizzati per i lavori forzati o sottoposti a sterilizzazione forzata e a sperimentazioni mediche.
Porajmos o Porrajmos traducibile come “grande divoramento” o “devastazione” è il termine con cui Rom e Sinti indicano lo sterminio del proprio popolo perpetrato da parte dei nazisti durante la seconda guerra mondiale.
E’ difficile stabilire quanti Rom e Sinti morì nei campi di concentramento tedeschi, perché i gruppi romanì non erano organizzati quanto quelli ebraici e, quindi, non censiti: secondo lo studioso e attivista rom Ian Hancock, dell’Università del Texas, furono tra i cinquecentomila e il milione e mezzo i romanì sterminati; per Sybil Hamilton, storica dello Holocaust Memorial Museum, è più plausibile che le vittime siano state dalle duecentoventimila alle cinquecentomila. In entrambi i casi si tratta di cifre che non possono essere gettate nel dimenticatoio della Storia.

Chi è quella ragazza con il velo?
Molte persone interessate all’Olocausto si sono imbattute nella foto di una ragazza con un velo che sbircia fuori da una porta scorrevole semiaperta di un carro bestiame prima della partenza del treno per Auschwitz.
La foto risale al mese di maggio del 1944 è un frammento estrapolato da un filmato realizzato nel campo di transito di Westerbork, nel nord-est dei Paesi Bassi, dove gli ebrei olandesi erano detenuti prima di essere deportati nei campi di sterminio nell’est.
La foto della ragazza con il velo nei Paesi Bassi è famosa quanto quella di Anna Frank. Infatti, ben oltre i Paesi Bassi, l’immagine impaurita della giovane ragazza innocente e vulnerabile trasportata alla morte è diventata un simbolo della vittimizzazione ebraica.

La ragazza con il velo non era ebrea
La giovane per decenni conosciuta come “La ragazza con il velo”, era stata indicata che fosse ebrea. Agli esordi degli anni ’90 ci volle il minuzioso lavoro investigativo del giornalista olandese Aad Wagenaar per stabilire chi fosse realmente la ragazza. La sua ricerca ha portato a un risultato sorprendente: la ragazza non era ebrea ma in realtà una bambina rom olandese di nove anni di nome Anna Maria “Settela” Steinbach.
Settela era nata il 23 dicembre 1934, figlia di una tradizionale famiglia Sinti a Buchten, nel sud-est dei Paesi Bassi, con la sua famiglia nei mesi invernali viveva in una roulotte in sosta in quello che era conosciuto come “l’accampamento degli zingari”.
La moglie del medico locale, Anna Maria Druysens, invitava ogni anno i Sinti a casa sua per Natale, quando seppe della nascita, accettò di essere la madrina della neonata, così Settela ottenne il suo nome ufficiale, Anna Maria Settela Steinbach.
Il padre di Settela nelle feste di paese e nelle fiere lavorava come commerciante e violinista in un’orchestra Sinti; sua madre gestiva la famiglia e allevava i figli, sette in tutto, trasferendosi di villaggio in villaggio. La famiglia era originaria della Germania, senza dubbio sapeva del peggioramento della situazione dei Sinti e dei Rom da quando i nazisti erano saliti al potere.
I nazisti nel maggio 1940 occuparono i Paesi Bassi, inizialmente non colpirono i Sinti e i Rom, solo nel luglio 1943 fu emanato un ordine che vietava loro di viaggiare con i carri. Tutti i Sinti e i Rom furono costretti a rimanere in uno dei 27 campi di raduno custoditi. La famiglia Steinbach cercò di eludere l’ordine, alla fine fu deportata nel campo di raduno centrale di Eindhoven. Il padre di Settela, Heinrich Moeselman, fu prelevato dalla polizia. Sopravvisse alla guerra, morì nel 1946.
La polizia olandese il 14 maggio 1944 ricevette l’ordine di trasferire tutte le “famiglie di zingari” dai campi di raduno al campo di transito di Westerbork. Settela e la sua famiglia due giorni dopo erano a Westerbork. Settela, come tutte le altre ragazze e donne rom, era stata rasata, come si vede nella foto, indossava un lembo di lenzuolo strappato per coprire la testa calva.
Complessivamente 574 “zingari” finirono a Westerbork. Tuttavia, a seguito di altre ispezioni da parte delle autorità del campo, più della metà di loro anche se vivevano in carri, o avevano passaporti stranieri, non risultarono essere rom, quindi furono rilasciati dal campo.
Il 19 maggio 1944 i rimanenti 245 Sinti e Rom furono messi su un treno bestiame e deportati ad Auschwitz-Birkenau; all’arrivo, furono portati al campo per le famiglie degli zingari di Auschwitz, quelli ritenuti idonei al lavoro furono poi destinati ai campi di lavoro. Settela e il resto della sua famiglia furono uccisi nelle camere a gas di Auschwitz, probabilmente nella notte del 2 agosto, quando il campo degli zingari di Auschwitz fu eliminato.

Anna Frank e Anna Maria Settela Steinbach
Anna Maria Settela Steinbach a differenza di Anna Frank che ci ha lasciato il suo diario, ha tramandato solo la sua inquietante immagine: qualche fugace secondo apparso nel filmato girato nel campo di transito di Westerbork. Milioni di persone nel vederla si sono commossi senza sapere chi fosse questa ragazza (vedi inizio del video).

L’autore del filmato è Rudolf Breslaur (1904-1944) era un rifugiato ebreo tedesco arrivò in Olanda con sua moglie e tre figli, nel gennaio 1942 furono inviati a Westerbork. Breslauer era un fotografo, il comandante del campo di Westerbork, Albert Konrad Gemmeker gli ordinò di filmare la vita quotidiana nel campo, poi, all’inizio del 1944, gli affidò l’incarico di girare un film su Westerbork.
Rudolf Breslaur il 19 maggio 1944, filmò il treno in partenza per Auschwitz con 4.523 ebrei, Sinti e Rom; nel settembre del 1944, dal campo di concentramento di Theresienstadt, insieme alla sua famiglia fu deportato ad Auschwitz.
Rudolf Breslauer, sua moglie Bella Weissman e i loro due figli, Stephan e Mischa, furono uccisi nelle camere a gas. La loro figlia Ursula sopravvisse al campo.

Libro su Settela
Janna Eliot, scrittrice e musicista rom di Londra, ha pubblicato “Settela’s Last Road” un libro su Settela, basato sulla ricerca di Aad Wagenaar.
Janna Eliot ha cercato di creare un racconto diaristico degli ultimi mesi di Settela, mettendo in parole i suoi pensieri immaginati, le sue paure e i suoi sogni di condurre il suo popolo alla libertà. Molti recensori concordano sul fatto che questo è un libro che dovrebbe essere letto nelle scuole accanto al diario di Anne Frank.
Il libro nonostante gli sforzi di Janna Eliot, rimane poco conosciuto, un’altra indicazione che c’è ancora molta strada da fare fino a quando il triste contributo di vittime innocenti che ha colpito i Rom e i Sinti durante il periodo nazista sia pienamente appreso e riconosciuto.

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Pino Silvestri

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Pino Silvestri, blogger per diletto, fondatore, autore di Virtualblognews, presente su Facebook e Twitter.
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