Creato il primo sistema al mondo di somministrazione farmaci anticorpali

Sembra roba da fantascienza: un cristallo artificiale che può essere attaccato agli anticorpi e quindi sovralimentarli con potenti farmaci o agenti di imaging in grado di individuare le cellule malate con la massima precisione, con conseguente minor numero di effetti avversi per il paziente.
È esattamente ciò che hanno sviluppato i ricercatori del Centro australiano per le malattie del sangue della Monash University in collaborazione con la TU Graz (Austria): il primo sistema al mondo di somministrazione di anticorpi e farmaci con struttura metallo-organica (MOF) che ha il potenziale per tracciare nuove potenti terapie per il cancro, le malattie cardiovascolari e autoimmuni. I risultati sono pubblicati nella rivista leader a livello mondiale Advanced Materials.
Lo studio in vitro ha mostrato che i cristalli di anticorpi MOF quando si legano alle cellule tumorali bersaglio, se esposti al basso pH delle cellule, si degradano, rilasciando i farmaci direttamente ed esclusivamente nell’area desiderata.
La struttura metallo-organica, una miscela di ioni metallo (zinco) e carbonato, insieme a una piccola molecola organica (è un imidazolo, composto solido incolore solubile in acqua) non solo mantiene il carico utile attaccato all’anticorpo, ma può anche agire come un serbatoio di terapie personalizzate. È questo un vantaggio con il potenziale per diventare un nuovo strumento medico per colpire malattie specifiche con farmaci personalizzati e dosi ottimizzate.
Christoph Hagemeyer, co-autore dello studio, capo del laboratorio di nanobiotecnologie presso l’Australian Centre for Blood Diseases, Monash University, ha detto che mentre sono necessari più finanziamenti per portare la ricerca alla fase successiva, il nuovo metodo è più economico, più veloce e più versatile che qualsiasi sistema attualmente disponibile. Ha affermato:
«Il metodo offre l’opportunità di personalizzare il trattamento e, data la possibile precisione, può eventualmente modificare l’attuale dosaggio necessario per i pazienti, con conseguente riduzione degli effetti collaterali e dei costi dei trattamenti».
Karen Alt, co-prima autrice della ricerca, responsabile del laboratorio di nanoterapia presso l’Australian Center for Blood Diseases, Monash University, ha detto:
«Con appena lo 0,01 per cento della chemioterapia che attualmente raggiunge il tessuto canceroso, questo nuovo metodo rivoluzionario può aumentare la potenza dei farmaci che raggiungono il loro obiettivo. Il nostro metodo con oltre 80 diversi anticorpi monoclonali approvati per l’uso clinico, ha un enorme potenziale per migliorare questi anticorpi per la somministrazione mirata di agenti diagnostici e farmaci terapeutici. L’obiettivo è che in definitiva la diffusione clinica di questa tecnologia migliorerà la qualità della vita dei pazienti affetti da gravi malattie».

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Pino Silvestri, blogger per diletto, fondatore, autore di Virtualblognews, presente su Facebook e Twitter.
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