Le microplastiche sono nell’aria che respiriamo, nell’atmosfera terrestre e influenzano il clima

Le microplastiche si trovano nei luoghi più remoti della terraferma e nell’oceano, così come nel nostro cibo. Attualmente diversi studi in tutto il mondo hanno confermato che sono presenti anche nell’aria che respiriamo.
Laura Revell scienziata atmosferica interessata alla modellazione del clima, agli aerosol e alla chimica dell’atmosfera. Insegna fisica atmosferica e chimica fisica all’Università di Canterbury, insieme al suo team ha studiato per la prima volta come le microplastiche trasportate dall’aria si comportano nell’atmosfera e se contribuiscono al riscaldamento o al raffreddamento del sistema climatico terrestre. Lo studio è stato pubblicato su Nature.
I ricercatori hanno detto che altri tipi di particelle sospese nell’aria (aerosol) come polvere, spruzzi marini e fuliggine disperdono o assorbono la luce solare e, di conseguenza, raffreddano o riscaldano il sistema climatico. Hanno scoperto che le microplastiche fanno entrambe le cose.
I ricercatori in questo primo studio sul collegamento delle microplastiche nell’aria e il cambiamento climatico, hanno messo in evidenza quanto sia diffuso l’inquinamento da microplastiche e il potenziale che ha di influenzare il clima su scala globale. Effettivamente hanno constatato che l’attuale concentrazione di microplastiche nell’atmosfera è bassa, incide in modo ridotto sul clima globale, ma viste le proiezioni per un raddoppio dei rifiuti di plastica nei prossimi decenni, hanno previsto che le microplastiche potrebbero avere un impatto maggiore sul sistema climatico terrestre, a meno di non agire in tempo per affrontare l’inquinamento da plastica.

Il ciclo di plastica
Le microplastiche sono minuscoli frammenti o fibre perse durante la degradazione di elementi di plastica più grandi, sono abbastanza leggeri da essere trasportati dal vento su grandi distanze.
I ricercatori recentemente hanno confermato la presenza di microplastiche in bacini montuosi remoti, nella neve artica e nelle aree protette. Hanno detto che all’inizio del 2021, le hanno segnalate nelle ricadute atmosferiche raccolte in Nuova Zelanda.
È stato dimostrato in altri studi che una volta che gli inquinanti microplastici entrano nell’oceano, non necessariamente vi rimangono ma possono lasciare il mare con spruzzi marini e, spinti dalle correnti del vento, tornare nell’atmosfera. Ciò ha portato i ricercatori a pensare a un ciclo della plastica: le microplastiche non rimangono nel suolo, nei fiumi, nell’oceano o nell’aria, ma si spostano tra le diverse parti del sistema Terra.
I ricercatori inizialmente si aspettavano che le microplastiche nell’aria, comportandosi come minuscole palline glitterate da discoteca che riflettono la luce solare nello spazio, avrebbero disperso la luce solare come la maggior parte degli aerosol, questo ha un effetto di raffreddamento sul clima terrestre.
La maggior parte dei tipi di aerosol nell’atmosfera terrestre disperdono la luce, quindi in generale gli aerosol negli ultimi decenni hanno parzialmente compensato il riscaldamento dei gas serra. Un’eccezione è la fuliggine (o carbone nero), che assorbe bene la luce solare e ha un effetto riscaldante.
I ricercatori hanno scoperto che, nel complesso, le microplastiche trasportate dall’aria sono efficienti nel disperdere la luce solare, il che implica un effetto di raffreddamento sul clima. Tuttavia, possono anche assorbire le radiazioni emesse dalla Terra, significa che contribuiscono, in misura molto ridotta, all’effetto serra.

Impatti delle microplastiche sul clima
Le più alte concentrazioni di microplastiche nell’aria (migliaia di frammenti per metro cubo di aria) sono state misurate nei siti di campionamento urbani di Londra e Pechino. I ricercatori hanno detto di non sapere fino a che punto siano arrivate le microplastiche nell’atmosfera, uno studio aereo le ha trovate ad altitudini fino a 3,5 chilometri. Ciò pone ulteriori domande sul fatto che le microplastiche possano alterare la chimica atmosferica fornendo superfici su cui si verificano reazioni chimiche e come interagiscono con le nuvole.
Laura Revell e il suo team hanno affermato:
«Nelle nostre simulazioni del modello climatico, l’entità dell’influenza delle microplastiche sul clima, varia a seconda delle ipotesi che abbiamo fatto su come i frammenti di plastica sono distribuiti nell’atmosfera terrestre. Poiché la ricerca sulle microplastiche trasportate dall’aria non è mai stata fatta, abbiamo avuto un numero limitato di studi per basare la nostra ricerca. Il nostro studio mostra che l’influenza delle microplastiche sul clima globale è attualmente molto piccola e domina un effetto di raffreddamento. Tuttavia, ci aspettiamo che aumenti in futuro, al punto che le microplastiche trasportate dall’aria esercitano un’influenza climatica paragonabile ad altri tipi di aerosol».
Lo studio in conclusione ha evidenziato che ad oggi, si stima che siano già stati accumulati nelle discariche o nell’ambiente circa 5 miliardi di tonnellate di rifiuti di plastica. Si prevede che questa cifra raddoppierà nei prossimi tre decenni.
I ricercatori in conclusione hanno detto:
«È evidente che senza impegni seri per affrontare l’inquinamento da microplastiche, in futuro i rifiuti di plastica mal gestiti continueranno ad aumentare l’abbondanza di microplastiche nell’aria e la loro influenza sul clima».

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Pino Silvestri, blogger per diletto, fondatore, autore di Virtualblognews, presente su Facebook e Twitter.
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