Le microplastiche stanno contaminando le verdure che mangiamo

Le microplastiche (MPs), cioè minuscole particelle di plastica di lunghezza inferiore a 5 millimetri, si trovano ora in tutto l’oceano e in altri ecosistemi acquatici, e anche nei nostri frutti di mare e nel sale. Gli scienziati dell’Accademia Cinese delle Scienze hanno recentemente scoperto che le microplastiche sono effettivamente contaminanti per le piante commestibili, comprese le verdure che mangiamo.
Lo studio pubblicato su Nature Sustainability il 13 luglio 2020 è stato condotto da Luo Yongming, professore sia all’Istituto di ricerca sulla zona costiera di Yantai (YIC) sia all’Istituto di scienze del suolo di Nanjing dell’Accademia Cinese delle Scienze.
La maggior parte delle microplastiche sono emesse nell’ambiente terrestre e si accumulano in grandi quantità nel suolo. Inoltre, le particelle secondarie sono formate dalla degradazione della plastica, anche le acque reflue, un’importante fonte di acqua per l’irrigazione agricola, contengono microplastiche di piccole dimensioni.
La questione dell’assorbimento di microplastiche da parte delle piante coltivate nonostante la prevalenza di microplastiche in tutto l’ambiente non aveva ricevuto molta attenzione. Gli scienziati per decenni hanno creduto che le particelle di plastica fossero semplicemente troppo grandi per passare attraverso le barriere fisiche del tessuto vegetale intatto ma questo nuovo studio smentisce questa ipotesi. Luo Yongming ha detto:
«Le fessure nei siti emergenti di nuove radici laterali di lattuga e colture di grano possono assorbire le microplastiche dal terreno e dall’acqua circostanti. Tali microplastiche possono poi essere trasferiti dalle radici fino alle parti commestibili della coltura».
Gli scienziati sapevano già che particelle grandi 50 nanometri potevano penetrare nelle radici delle piante, il team di Luo Yongming ha rivelato che anche le particelle che sono circa 40 volte più grandi possono entrare nelle piante.
Le microplastiche identificate in questo studio erano particelle di plastica sferiche di dimensioni fino a 2 micrometri con un piccolo grado di flessibilità meccanica, queste caratteristiche hanno permesso alle microplastiche di infilarsi nel piccolo spazio apoplastico delle cellule radicali delle piante.
Li Lianzhen, primo autore dello studio, ha detto:
«Un altro meccanismo è che nella struttura di emergenza laterale delle radici ci sono piccole fenditure, le particelle – dalle radici alle foglie -, attraversano quelle fenditure ed entrano nei vasi dello xilema (tessuto vegetale presente nelle piante vascolari, adibito alla conduzione della linfa grezza, cioè di acqua e altre sostanze in essa disciolti), in questo modo è anche possibile che particelle più grandi di quelle che abbiamo studiato possano anche essere assorbite dalle piante».
Tali scoperte gettano nuova luce sulla possibilità di trasferimento di microplastiche nella catena alimentare. Le microplastiche se entrano nelle nostre piante coltivate, entrano anche nella carne e nei latticini. Ciò solleva ovvie preoccupazioni circa la coltivazione di colture su campi contaminati da scarichi di trattamento delle acque reflue o fanghi di depurazione, un processo che potrebbe introdurre i depuratori nella catena alimentare. Inoltre, solleva anche la questione chiave di come le microplastiche influiscono sulla salute umana, una domanda per la quale non esiste ancora una risposta chiara. Le microplastiche oltre al possibile impatto sulla salute, nelle colture sono indesiderabili anche dal punto di vista della sostenibilità agricola.

Pino Silvestri

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Pino Silvestri, blogger per diletto, fondatore, autore di Virtualblognews, presente su Facebook e Twitter.
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