Il sessismo ineludibile delle Olimpiadi invernali. La lotta non è ancora finita

Lindsay Gibbs giornalista sportiva ha scritto:
«Lunedì notte a Pyeongchang, in Corea del Sud, la norvegese Maren Lundby è letteralmente volata attraverso una tormenta per vincere la medaglia d’oro nell’evento femminile di salto con gli sci alle Olimpiadi invernali del 2018. E’ stato un altro momento di trionfo, non solo per Lundby, per le donne che hanno saltato con gli sci (cui è stato permesso di competere alle Olimpiadi per la prima volta quattro anni fa a Sochi) nel complesso per tutte le atlete donne.
E’ stato anche un promemoria che la lotta per l’uguaglianza alle Olimpiadi è lungi dall’essere concluso perché mentre le sciatrici che non sono salite sul gradino più alto del podio – tra cui la medaglia d’argento Katharina Althaus della Germania, la medaglia di bronzo Sara Takanashi del Giappone, e le americane Sarah Hendrickson, Abby Ringquist e Nita Englund – dovranno aspettare altri quattro anni per gareggiare nuovamente per l’oro olimpico, la controparte maschile avrà altre due possibilità di competere a Pyeongchang – nel grande evento individuale e quello collettivo (gli uomini hanno già gareggiato sulla pista normale, la stessa in cui hanno gareggiato le donne).
Certo, abbiamo percorso molta strada dalle prime Olimpiadi invernali del 1924, quando solo 11 dei 258 atleti erano donne e tutti erano pattinatori. Le donne a Sochi quattro anni fa costituivano il 40% dei concorrenti, quest’anno a Pyeongchang, il 43% di 2.920 atleti sono donne, ma durante tutto il programma delle Olimpiadi Invernali, sembreranno di meno, per esempio nel biathlon rispetto agli uomini competono su distanze più brevi in ogni evento: individuale, sprint, inseguimento, partenza in linea e staffetta. Lo stesso vale per le donne che praticano sci di fondo e pattinaggio su pista lunga.
Gli uomini nel bob hanno due eventi (bob a due e bob a quattro), le donne solo uno ovviamente ancora chiamato bob a due uomini.
Il torneo di hockey maschile ha 12 squadre, ma nessuno sport esemplifica il divario di opportunità come il salto con gli sci: non solo i saltatori uomini hanno tre eventi rispetto a uno per le donne, ma il nordico combinato – uno sport che coinvolge sia lo sci di fondo sia il salto con gli sci – ha tre eventi per gli uomini e zero eventi per le donne.
Lindsey Van, americana ex saltatrice con gli sci, ebbe un ruolo importante nello stimolare la crescita del movimento e nel sollecitarne l’accettazione quale disciplina olimpica, nel suo libro “Strong is the new beautiful” (“La forza è la nuova bellezza“) ha riportato alcune scusanti sul perché il salto con gli sci delle donne non doveva essere incoraggiato o supportato. La motivazione più sconcertante che lei e le sue compagne ha ricevuto è stata che i loro uteri sarebbero sprofondati.
Gian Franco Kasper, presidente della Federazione Internazionale di Sci (FIS), l’organo di governo dello sport, nel 2005 aveva detto a NPR che il salto con gli sci “dal punto di vista medico non sembra essere appropriato per le donne“.
Alexander Arefyev, allenatore della squadra russa di salto con gli sci, disciplina alla quale alle Olimpiadi di Sochi hanno potuto partecipare per la prima volta anche le saltatrici donne (ci sono voluti 90 anni), commentando il debutto delle donne, ha detto:
“Io non sono un fan del salto con gli sci femminile. E’ uno sport piuttosto difficile, con un elevato rischio d’infortuni. Una caduta potrebbe non essere fatale per un uomo ma avere conseguenze molto più serie per una donna. Le donne hanno un altro scopo nella vita: avere dei figli, fare i lavori domestici, prendersi cura del focolare”.
Lindsey Van, ha vinto il primo campionato mondiale di salto con gli sci femminile nel 2009, è arrivata quindicesima alle Olimpiadi del 2014 a Sochi, non ha mai avuto alcuna pazienza per coloro che erano preoccupati per la sicurezza dei suoi organi riproduttivi, ha detto:
“I nostri sono al loro interno e sono molto ben protetti, quelli degli uomini sono letteralmente appesi fuori dal loro corpo. Mi dici che è più sicuro. Beh, è meglio far verificare gli attacchi per le loro palle”.
Lindsey Van, ha una teoria diversa sul perché lo sport sia stato così lento ad abbracciare l’uguaglianza di genere: il fatto che uomini e donne superino distanze paragonabili: nel 2010 aveva stabilito un record assoluto di salto con gli sci ma non poté poi partecipare alle Olimpiadi di Vancouver perché gli organizzatori esclusero questa disciplina alle donne. L’unico uomo a superare il suo record è stato lo svizzero Simon Ammann, ha vinto la medaglia d’oro. Lindsey Van ha detto:
“In ogni altro sport puoi vedere quel divario di genere, nel salto con gli sci, in sostanza non c’è quasi alcun divario di genere. Il divario in realtà si riduce quando le colline diventano più grandi, in questo caso per il salto è più importante la tecnica, meno la potenza. Non penso che quest’atteggiamento favorisca il nostro sport. La gente vede che vogliono seppellirlo“.
Nozioni antiquate su ciò che il corpo femminile è in grado di fare sono state usate per limitare le opportunità per le donne nello sport; ora che molte di queste nozioni si sono dimostrate false perché sconfessate dalla scienza e dallo sport, sembra che le opportunità per le donne nello sport arbitrariamente siano ancora limitate solo perché possono essere, un modo per trasmettere il messaggio che le donne sono inferiori.
Ciò è difficile da dimostrare sulla carta, naturalmente, ma spiegherebbe perché le donne sono state escluse dalle opportunità di competizione in alcuni sport, e perché le loro distanze sono state ridotte al di sotto di quelle degli uomini in altri sport.
Molly Peters, capo allenatore nordico del Saint Michael’s College, nel 2016 al sito Faster Skier ha detto:
“La mia missione è di convincere la NCAA (al mondo è la più grande organizzazione sportiva universitaria), a far gareggiare le sciatrici e gli sciatori sulle stesse distanze. Gli uomini come faranno a guardare le donne allo stesso modo e le donne in che modo potranno considerarsi simili se la loro distanza di gara è sempre ridotta di 5 chilometri?“.
Il CIO prima dei Giochi del 2018, ha tenuto una conferenza stampa annunciando un vago schema di un piano in 25 fasi, è stato progettato per promuovere l’uguaglianza di genere; nel 1991 già aveva stabilito che ogni sport aggiunto alle Olimpiadi doveva avere un evento maschile e femminile (una di queste iniziative è di aumentare al 50% la partecipazione delle donne alle Olimpiadi) ma tale regola non si applicava agli eventi già esistenti“.
Angela Ruggerio ex olimpionica americana, quattro volte campionessa del mondo di hockey su ghiaccio, nel suo ruolo in rappresentanza del CIO americano, ha detto:
“Come organizzazione avere modelli di ruolo femminili visibili è una delle cose più importanti che facciamo, per quanto possibile invia un messaggio molto forte al mondo“.
Lindsey Van è rimasta delusa dal fatto che a Pyeongchang dopo il successo dell’evento a Sochi non ci sia stata una spinta più grande per aggiungere altri eventi di salto con gli sci femminili, anche se ci sono alcuni segnali positivi: lo scorso dicembre la stagione della Coppa del Mondo è iniziata con le prime 30 donne classificate, hanno avuto l’opportunità di competere sulla grande collina di Lillehammer, in Norvegia, e agli eventi femminili aggiunti a Zao, in Giappone e Hinterzarten, in Germania.
L’anno scorso, per la prima volta, è stato organizzato un evento nordico femminile nei campionati statunitensi. La Federazione Internazionale Sci ha dichiarato la sua intenzione di tenere un evento combinato nordico femminile in questa stagione di Coppa del Mondo, e sperare che tale evento si aggiunga al programma ai Giochi Olimpici Invernali di Pechino del 2022.
Lindsey Van quando si tratta di promesse di uguaglianza di genere ha imparato a non fidarsi troppo del CIO della FIS. Sa che alla fine spetterà agli atleti continuare a lottare per l’uguaglianza. Spera che questa generazione sia all’altezza. Nessuno vuole farlo, ma qualcuno deve farlo».

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Pino Silvestri

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Pino Silvestri, blogger per diletto, fondatore, autore di Virtualblognews, presente su Facebook e Twitter.
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