Scoperta rivoluzionaria indica la pelle come “punto di partenza” per le malattie allergiche

La scoperta rivoluzionaria del Malaghan Institute ha fatto luce sulle cellule immunitarie della pelle, suggerendo che, più di quanto si pensasse, svolgono un ruolo molto importante nell’insorgenza delle allergie. La scoperta mette in discussione la convinzione di vecchia data che le cellule immunitarie si comportino allo stesso modo, indipendentemente da dove si trovano nel corpo, il che ha implicazioni di vasta portata per le condizioni allergiche e infiammatorie.
Il documento “IL-13 omeostatico nella pelle sana dirige la differenziazione delle cellule dendritiche per promuovere Th2 e inibire la polarizzazione delle cellule Th17″, pubblicato su Nature Immunology, riporta che la scoperta che le cellule dendritiche della pelle si comportano in modo diverso rispetto alle loro controparti in altre parti del corpo. La scoperta frutto di diversi anni di ricerca supportata dall’Health Research Council of New Zealand, sfida completamente la percezione consolidata di come si comportano queste cellule immunitarie chiavi.
Graham Le Gros, direttore del Malaghan Institute, ha affermato:
«È questa la scoperta immunologica più importante realizzata dalla Nuova Zelanda negli ultimi vent’anni, segna una fondamentale pietra miliare nell’immunologia, avrà un impatto di vasta portata nella progettazione e nello sviluppo di immunoterapie che colpiscono le condizioni allergiche e infiammatorie».
I progressi tecnologici hanno svolto un ruolo chiave in questo cambiamento, con i recenti miglioramenti nelle tecniche analitiche che hanno consentito agli scienziati di determinare le differenze sottili ma significative che esistono tra le cellule dello stesso tipo, queste lievi differenze per la maggior parte delle persone potrebbero non essere significative, ma per lo sviluppo di allergie, potrebbero fare la differenza.

Stesse cellule, segnali differenti
Le cellule immunitarie si basano su segnali chimici unici per informarle se e come reagire a potenziali minacce nel corpo. Uno di questi segnali è chiamato IL-13, una molecola che è prodotta quando le cellule immunitarie rilevano danni cellulari causati da allergeni o infezioni da parassiti.
Il rilascio di IL-13 agisce come un interruttore, avvisando il sistema immunitario dell’esistenza di una minaccia, che si traduce in una cascata di risposte che reclutano cellule immunitarie nel sito di infezione in modo che gli organismi invasori possano essere distrutti prima che causino ulteriori danni, ciò è noto come la risposta infiammatoria.
Fino ad ora, gli immunologi presumevano che IL-13 fosse espresso solo quando assolutamente necessario, ma, troppa infiammazione, dopotutto, può essere dannosa quanto la poca infiammazione. Franca Ronchese (immunologa italo-neozelandese, attualmente dirige il programma di biologia delle cellule immunitarie presso il Malaghan Institute of Medical Research di Wellington, in Nuova Zelanda, ed è professore di ricerca presso la Victoria University di Wellington), e il suo team alcuni anni fa hanno osservato qualcosa di strano, sembrava esserci nella pelle una presenza costante di IL-13, ma non in qualsiasi altra parte del corpo. Ci sono voluti diversi anni di ricerca per determinare che non si trattava di un’osservazione casuale, ma di una caratteristica unica delle cellule immunitarie della pelle. La scoperta non è solo una novità accademica: ha implicazioni reali e urgenti per capire perché la pelle è spesso coinvolta nello sviluppo di condizioni allergiche.

La guerra nella pelle: una battaglia costante
La pelle è diversa da qualsiasi altro organo del nostro corpo, deve fare i conti con l’assalto senza fine di organismi indesiderati e talvolta pericolosi con cui il nostro corpo è regolarmente in contatto ogni minuto di ogni giorno; anche seduti nel nostro salotto, la nostra pelle ha un lavoro a tempo pieno che impedisce a virus, batteri, spore fungine, acari della polvere e altro di prendere piede e provocare il caos.
La pelle quando si tratta di tenerci al sicuro, non ha sempre il lusso del tempo per decidere con calma quali particelle in arrivo sono sicure e quali potrebbero farci ammalare. In caso di dubbio, “sparare ora, fare domande dopo” potrebbe essere il metodo migliore in termini di protezione del corpo. È meglio innescare la risposta immunitaria a qualcosa di innocuo piuttosto che essere sorpresi a lasciar entrare un virus mortale attraverso le porte.
Franca Ronchese ha detto:
«Questo “innesco” della risposta immunitaria potrebbe essere il motivo per cui IL-13 è necessaria a un livello basso ma persistente nella pelle. Inoltre, questi risultati suggeriscono che le cellule immunitarie della pelle, in particolare le cellule dendritiche, si sono adattate in modo univoco alla presenza di IL-13 rispetto ad altre parti del corpo».
L’aspetto negativo di questa interazione può significare che la pelle è in un costante tiro alla fune tra l’attivazione di risposte immunitarie o meno, questo equilibrio per la maggior parte delle persone, è mantenuto senza difficoltà, per altri, potrebbe essere ciò che li spinge verso la malattia allergica. È questo il motivo per cui Franca Ronchese vuole approfondire, ha detto:
«È chiaro che nelle cellule immunitarie della pelle sta succedendo qualcosa che è diverso da qualsiasi altra parte del corpo, anche se abbiamo molto lavoro da fare per individuare esattamente cosa sta succedendo, Sappiamo che le cellule immunitarie della pelle è molto più probabile che diano inizio a risposte allergiche, crediamo che IL-13 sia un fattore importante in questo contesto».

Perché la pelle è importante: la marcia allergica
Ciò che scatena un’allergia può essere di vasta portata: polline, arachidi, polvere, crostacei, peli di animali domestici. L’elenco continua, quando tutto questo diventa cronico, si ottiene una malattia allergica.
Franca Ronchese e Maia Brewerton (consulente di immunologia clinica e collaboratrice del programma sulle malattie allergiche del Malaghan Institute), credono che la pelle sia il fattore comune che collega tutte queste allergie, come confermeranno molte persone che vivono con condizioni allergiche, la maggior parte non soffre di un’allergia a una sola cosa, le allergie tendono ad accumularsi e cambiare nel corso della vita.
L‘eczema mentre potrebbe non sembrare pericoloso come un’allergia alle arachidi potenzialmente letale, la sensibilizzazione della pelle è spesso la punta dell’iceberg: l’apertura delle porte dell’inondazione per lo sviluppo, più avanti nella vita, di altre gravi condizioni allergiche come l’allergia alimentare o l’asma. I ricercatori hanno detto che questa tendenza è nota come “marcia allergica”, per la maggior parte delle persone inizia nella pelle in tenera età. Non si sa ancora molto sul motivo per cui esiste la marcia allergica o su cosa si può fare per fermarla, in generale, gli scienziati concordano sul fatto che prima si può prevenire la comparsa delle allergie, meno effetti negativi si avranno a lungo termine. Maia Brewerton ha detto:
«La marcia allergica e la scoperta di IL-13 nella pelle, indicano quanto sia importante la pelle nel determinare se una persona svilupperà o no una battaglia permanente con le condizioni allergiche».

Siamo quello che mangiamo. Siamo anche noi quello che mettiamo sulla nostra pelle?
Il nostro sistema immunitario intrinsecamente non nasce sapendo cosa è buono o non buono per te, il tuo corpo alcune cose le impara mentre sei nel grembo materno e durante l’allattamento. Il resto, il tuo sistema immunitario deve impararlo da solo un incontro alla volta. Le prime impressioni, proprio come nella vita reale, sono importanti e il modo in cui incontri qualcosa per la prima volta potrebbe fare la differenza quando si tratta di sviluppare o prevenire le allergie. L’esempio è il cibo che mangiamo, il tuo intestino e le cellule immunitarie nell’intestino si sono evolute per far fronte a tutti i tipi di alimenti che vanno e vengono. Sa che aspetto ha il “cibo”, quindi sa che non è una minaccia, ma che cosa succederebbe se invece di incontrare un cibo attraverso l’intestino, fosse la pelle ad avere il primo contatto? Le cellule immunitarie che vivono lì potrebbero non capire bene.
Maia Brewerton ha affermato:
«Quello che mettiamo sulla nostra pelle è cruciale, ci sono prove crescenti che l’esposizione precoce attraverso la pelle può causare allergie alimentari in individui sensibili, e nella dieta del bambino, ritardare l’introduzione di cibi ad alto rischio come uova e burro di arachidi aumenta la possibilità di sviluppare un’allergia alimentare. Ho visto in prima persona quanto possano essere devastanti le allergie per i bambini e le loro famiglie, e giornalmente, quanto possa essere difficile affrontare le gravi allergie. Troppo spesso, gli allergologi vedono pazienti con gravi allergie al cibo, simili a quelle causate da creme e saponi per la pelle, per questo quando si tratta di allergia, prevenire è meglio che curare. Penso che sia davvero importante considerare cosa stiamo mettendo sulla nostra pelle, in particolare quando siamo molto giovani o la nostra barriera cutanea è danneggiata».
Franca Ronchese e Maia Brewerton nel documento pubblicato nella rivista Nature Immunology raccomandano ai genitori di assicurarsi che i loro figli non escludano inutilmente elementi importanti dal loro ambiente o dalla loro dieta, e ci pensino due volte sui prodotti che mettono sulla pelle del loro bambino.
Franca Ronchese ha detto:
«Il tuo corpo non può imparare cosa è bene per lui se non lo ha mai incontrato, forse dobbiamo considerare il modo in cui introduciamo nel corpo questi elementi ».
Maia Brewerton ha aggiunto: «Il cibo è per la tua bocca, non per la tua pelle».

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Pino Silvestri, blogger per diletto, fondatore, autore di Virtualblognews, presente su Facebook e Twitter.
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