Scoperta la perdita delle fibre nervose uditive negli individui con acufene

Il nuovo studio condotto dagli specialisti del Mass Eye and Ear dimostra che le persone che riferiscono di avere l’acufene, che si presenta come un ronzio nelle orecchie in più di 1 adulto su 10 in tutto il mondo, stanno sperimentando una perdita del nervo acustico che non viene rilevata dai test uditivi convenzionali.
Il lavoro sulla sinaptopatia cocleare, comunemente definita “perdita uditiva nascosta” è opera di ricercatori degli Eaton-Peabody Laboratories (EPL) (fondati nel 1958 sono tra i centri di ricerca uditiva più grandi e longevi al mondo, con 16 laboratori indipendenti finanziati a livello federale che lavorano sull’intero spettro di questioni di ricerca sull’udito. La ricerca è organizzata in cinque temi correlati: biologia dell’orecchio interno, acustica e biomeccanica, elaborazione uditiva centrale, acufene e ricerca sull’audiologia).
I risultati di questo studio pubblicati nella rivista Scientific Reports, forniscono una migliore comprensione delle origini dell’acufene.
Stéphane F. Maison, ricercatore principale presso il Mass Eye and Ear, membro del Mass General Brigham, e direttore clinico della Mass Eye and Ear Tinnitus Clinic, ha affermato:
«I sintomi dell’acufene oltre al fastidio di avere un fischio persistente o altri suoni nelle orecchie, sono debilitanti in molti pazienti, causando privazione del sonno, isolamento sociale, ansia e depressione, influenzando negativamente le prestazioni lavorative e riducendo in modo significativo la qualità della vita. Non saremo in grado di curare l’acufene finché non comprenderemo appieno i meccanismi alla base della sua genesi, questo lavoro è un primo passo verso il nostro obiettivo finale di mettere a tacere l’acufene».
Molte persone affette da ipoacusia riferiscono di sentire un ronzio, un tintinnio, un fischio o addirittura un ruggito nelle orecchie, da tempo si ritiene che questi sintomi, noti come acufene, siano il risultato di una plasticità disadattiva del cervello, in altre parole, il cervello cerca di compensare la perdita dell’udito aumentando la propria attività, con la conseguente percezione di un suono fantasma, l’acufene. Fino a poco tempo fa, però, questa idea era contestata, poiché alcuni soggetti affetti da acufene hanno test uditivi normali.
La scoperta della sinaptopatia cocleare nel 2009 da parte dei ricercatori del Mass Eye and Ear, ha riportato in auge questa ipotesi, in quanto è stato evidenziato che i pazienti con un test uditivo normale, possono avere una perdita significativa del nervo acustico.
Stéphane F. Maison e il suo team di ricercatori, alla luce di questo cambiamento di paradigma nel modo in cui i ricercatori e i medici pensano alla perdita dell’udito, hanno cercato di determinare se questo danno nascosto, potesse essere associato ai sintomi dell’acufene sperimentati da una coorte di partecipanti normoudenti.
I ricercatori misurando la risposta del nervo uditivo e del tronco encefalico, hanno scoperto che l’acufene cronico non solo era associato a una perdita del nervo uditivo, ma che i partecipanti mostravano un’iperattività del tronco encefalico.
Stéphane F. Maison ha affermato:
«Il nostro lavoro riconcilia l’idea che l’acufene possa essere innescato da una perdita del nervo acustico, anche in persone con udito normale».
Il team di ricercatori per quanto riguarda le direzioni future, mirano a capitalizzare il lavoro recente orientato alla rigenerazione del nervo uditivo attraverso l’uso di farmaci chiamati neurotrofine.
Stéphane F. Maison in conclusione ha affermato:
«L’idea che, un giorno, i ricercatori possano essere in grado di riportare il suono mancante al cervello e, forse, di ridurne l’iperattività insieme alla rieducazione, avvicina decisamente alla realtà la speranza di una cura».

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About Pino Silvestri

Pino Silvestri, blogger per diletto, fondatore, autore di Virtualblognews, presente su Facebook e Twitter.
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