Tutto quello che c’è da sapere sullo stealthing, la nuova preoccupante tendenza sessuale

Alexandra Brodsky dal 2016 studia legge all’Università Yale, è attivista leader femminista, una delle voci più autorevoli sul tema della “cultura dello stupro“. Redattrice di Feministin, co-fondatrice di Know Your IX (aiuta gli studenti vittime di violenza sessuale, informandoli sulla legge federale), come studentessa si è già fatta sentire nelle stanze del potere. E’ accaduto nel 2011, insieme a 15 suoi compagni di classe aveva presentato una denuncia contro l’università riguardante la non applicazione del Titolo IX (è la legislazione che ha il potenziale per coprire tutte le attività didattiche, e censure attinenti alla discriminazione sessuale in settori quali: la scienza, l’educazione matematica, l’assistenza sanitaria, ecc.), sostenendo che le sue politiche erano inadeguate per affrontare le molestie sessuali e aggressioni, “precludono le donne ad avere le stesse pari opportunità di formazione alla Yale come i loro colleghi maschi“.
Alexandra Brodsky era entrata in questo gruppo, perché quando era nel suo primo anno alla Yale College, era stata vittima di un tentativo di violenza sessuale, per questo aveva denunciato uno studente che pensava fosse un amico, ma poi, frenata dai responsabili, seguì il consiglio della scuola di ritirare la denuncia, per evitare scandali. L’episodio l’ha portata nel 2013 a co-fondare “Know Your IX” (Conosci il tuo IX).
Oggi, il gruppo è diventato un riferimento nazionale, oltre a educare gli studenti circa la violenza sessuale, sostiene la politica per apportare modifiche legislative a livello federale e statale.

Stealthing, la nuova preoccupante tendenza sessuale
Il termine “stealthing” (dall’inglese stealth, di nascosto) durante un rapporto sessuale consiste nella rimozione intenzionale del profilattico senza il consenso del partner.
Alexandra Brodsky su questo tema ha pubblicato sul Columbia Journal of Gender and Law un suo studio, sostiene che la non consensuale rimozione del preservativo, alias stealthing, è già una pratica diffusa tra gli uomini, soprattutto nei campus universitari, ma nonostante la sua prevalenza, dalla legge non è contemplato come un reato.
Lo studio riporta testimonianze di donne vittime di stealthing: «Alcune di loro hanno detto di essersi accorte che il partner aveva rimosso il preservativo nel momento della ripenetrazione; altre non si erano accorte fino a quando il partner ha eiaculato o, in un caso, di essere stata informata la mattina successiva».
La rimozione non consensuale di un preservativo non solo mette le donne a un rischio maggiore di gravidanze indesiderate, le espone anche al contagio di malattie sessualmente trasmissibili come l’HIV e l’herpes.
La ricerca di Alexandra Brodsky oltre a evidenziare la presenza di comunità online di uomini che difendono lo stealthing, considerato come un “naturale diritto maschile di diffondere il seme“, ha sottolineato che la pratica anche se principalmente è un fenomeno maschile, è utilizzata anche dalle donne, quelle che nel tentativo di ingannare un uomo, a sua insaputa perforano il preservativo per rimanere incinte.
Alexandra Brodsky auspica una “normativa” specifica per reati di questo tipo, nel frattempo a gennaio 2017 un tribunale svizzero ha condannato un uomo per stupro, per essersi tolto il profilattico senza dire nulla alla partner. La Corte ha sentenziato che la donna avrebbe detto di no al quel rapporto sessuale non protetto se avesse saputo che l’uomo era intenzionato a toglierselo.