Qual è la lingua più difficile da imparare?

I linguisti dicono che non c’è una risposta precisa a questa domanda perché tutto dipende dalla lingua che si parla. I neurofisiologi indicano il cinese o l’arabo come lingue tra le più difficili al mondo.
Gli specialisti di linguistica evidenziano che le complicanze per imparare una lingua straniera, dipendono dalla madre lingua della persona che studia una seconda lingua straniera. Ad esempio, la lingua russa, generalmente considerata tra le più difficili al mondo, non sarà complicata da imparare per gli ucraini o cechi. Tuttavia, un turco o uno studente giapponese, troverà notevoli difficoltà a studiare il russo.
La lingua basca (Euskara, in basco), dal punto di vista delle affinità, può essere considerata una delle lingue più difficili da imparare, perché non ha collegamenti con altri gruppi di lingue, così come il Chippewa (è un dialetto degli Ojibwe, una tribù indiana in Canada e negli Stati Uniti), l‘Haida (una lingua indiana tribale nel nord-ovest del Nord America), il Tabasaran (un linguaggio nativo per un gruppo etnico in Daghestan è estremamente difficile), per finire con  l’eskimo e  il cinese.

Le lingue cinese, giapponese e coreano, dal punto di vista della lingua scritta, sono considerate le più difficili al mondo.
In Giappone, ad esempio, l’istruzione scolastica di base comprende sei anni di scuola elementare, tre anni di scuola media, tre anni di liceo. Dopo i primi sei anni di scuola, le materie più studiate sono il giapponese e la matematica. Gli studenti giapponesi per superare gli esami devono conoscere 1.850 geroglifici (per leggere un articolo di giornale, un giapponese ha bisogno di sapere almeno 3.000 geroglifici).

Gli scienziati americani del Defense Language Institute, hanno stilato la classifica delle lingue del mondo più difficili da studiare.
Il gruppo delle lingue più facili (per i madrelingua inglese), sono: africano, danese, olandese, francese, creolo haitiano, italiano, norvegese, portoghese, rumeno, spagnolo, swahili, svedese e tedesco.
Il secondo gruppo, media difficoltà, è composto dalle seguenti lingue: bulgaro, dari, farsi (persiano), tedesco, greco, hindi-urdu, indonesiano, malese.
Il terzo gruppo comprende le lingue difficili: amarico, bengalese, birmano, ceco, finlandese, ebraico, ungherese, khmer (Cambogia), lao, nepali, filippino (tagalog), polacco, russo, serbo-croato, singalese, tailandese, tamil, turco, vietnamita.
Infine, le lingue più difficili del mondo (per chi è di lingua inglese) sono: arabo, cinese, giapponese e coreano.
E’ interessante notare che l’ebraico e le lingue arabe, che appartengono al gruppo di lingua semita, sono classificate su diversi livelli di difficoltà. Questa particolarità è la stessa per i madrelingua di entrambe le lingue.
La ricerca condotta dagli scienziati dell’Università di Haifa, ha mostrato che è più difficile per gli arabi, rispetto agli ebrei e inglesi (o americani) leggere testi arabi. La ragione di ciò è semplice: il cervello umano elabora in modo diverso i caratteri scritti in questi linguaggi.
E’ comunemente noto che le funzioni degli emisferi destro e sinistro del cervello umano sono diverse: la parte destra del cervello è responsabile per la risoluzione di compiti astratti e processi delle elaborazioni delle informazioni; la parte sinistra è specializzata nel linguaggio distintivo e la scrittura.
L’emisfero cerebrale destro è responsabile per l’intuizione ed è capace di comprendere le metafore. La parte sinistra si occupa solo del significato letterale delle parole.
Gli scienziati israeliani hanno analizzato l’attività del cervello di alcuni volontari, durante la lettura e la distinzione tra le parole di madrelingua inglese, araba ed ebraica.
I volontari hanno preso parte a due esperimenti: nel primo, nella loro lingua madre, erano indicate le parole e le combinazioni di lettere prive di significato. I volontari, mentre i ricercatori registravano le risposte, dovevano decidere se determinate parole avevano un senso.
Ai volontari, durante il secondo esperimento, venivano mostrate contemporaneamente parole sulla sinistra e sulla destra dello schermo. Il cervello dei volontari era sollecitato ad analizzare i simboli con l’emisfero destro o con l’emisfero sinistro.
I risultati hanno dato risultati molto interessanti. I volontari di lingua inglese e di lingua ebraica, sono stati in grado di leggere facilmente le parole con uno degli emisferi.
I risultati mostrati dai volontari di lingua araba sono stati differenti. L’emisfero cerebrale destro quando si legge l’arabo non può funzionare senza usare le risorse dell’emisfero sinistro.
Gli scienziati hanno sottolineato che la lettura dei simboli della lingua araba scritta, attiva i sistemi cognitivi del cervello, pertanto, se si vuole sviluppare la mente, una buona opzione è quella di studiare la lingua araba.
Simili peculiarità sono state scoperte durante gli esperimenti con volontari cinesi e la lingua inglese. I ricercatori hanno osservato l’attività cerebrale dei volontari cinesi: mentre ascoltavano la loro lingua, erano attivi i due emisferi cerebrali; solo la parte sinistra del loro cervello era attiva quando ascoltavano la lingua inglese.
Molti dialetti della lingua cinese hanno quattro toni principali, il cervello ha bisogno di essere completamente attivato per elaborare tali informazioni. La grammatica cinese è tra le più facili del mondo, a differenza della pronuncia, più difficile perché il cinese è una lingua tonale: la variazione di tono di una stessa sillaba ne determina il significato o l’appartenenza a una classe grammaticale, come nel caso del cinese mandarino, il cui sistema tonale consta di quattro toni più un ulteriore tono neutro. Ad esempio, la sillaba “ma”, se pronunciata col primo tono, ma, può significare “mamma” , se pronunciata col secondo tono, má, può significare “canapa“, se pronunciata col terzo tono, ma, può significare cavallo, se pronunciata col quarto tono, mà può significare “insultare“.

Pino Silvestri

About Pino Silvestri

Pino Silvestri, blogger per diletto, fondatore, autore di Virtualblognews, presente su Facebook e Twitter.
View all posts by Pino Silvestri →

Lascia un commento