Il presidente ceco ai giornalisti in conferenza stampa dedica un finto fucile mitragliatore AK-47 Kalashnikov (Video)

Milos Zeman presidente della Repubblica Ceca ha suscitato indignazione dopo essere apparso in conferenza stampa con un finto Kalashnikov, in evidenza riportava la scritta “per i giornalisti” (vedi video).

Milos Zeman la scorsa settimana ha mostrato una replica di un AK-47, mentre i cechi erano impegnati a votare per eleggere il miliardario Andrej Babis come primo ministro. Le elezioni parlamentari nella Repubblica Ceca sono finite con il trionfo assoluto di Andrej Babis, il magnate populista leader del movimento Ano 2011, che si è affermato con un grande distacco dagli altri otto partiti entrati in Parlamento. La sua elezione ha generato critiche perché alcuni temono che il dominio dei media del magnate possa creare un conflitto d’interessi. Egli possiede due dei giornali principali del paese e una stazione radio.
Milos Zeman non è la prima volta che ha attirato critiche per la sua posizione contro la stampa. Il capo dello Stato lo scorso maggio durante una conversazione con il suo omologo russo, Vladimir Putin, aveva detto che i giornalisti devono essere “liquidati”.
Il New York Times ha riportato che lo staff di Milos Zeman in seguito ha sottolineato che l’osservazione del Presidente era stata una battuta che “i giornalisti non hanno capito“.
Il presidente della Repubblica Ceca Milos Zeman in precedenza ha indicato i giornalisti come “letame” e “iene“, accusandoli di essere “persone che scrivono di tutto e non capiscono nulla“.
L’ultimo intervento di Milos Zeman contro i giornalisti è arrivato pochi giorni dopo l’omicidio di Daphne Caruana Galizia, giornalista e blogger maltese, ben nota come giornalista d’inchiesta e anti-corruzione (stava indagando sulla corruzione a Malta), è stata uccisa da una bomba fatta esplodere nella sua auto.
Daphne Caruana Galizia divenuta celebre a Malta per aver contribuito ad accendere i riflettori su numerosi scandali compromettenti per i politici locali, recentemente aveva scritto: «La corruzione è ormai ovunque. La situazione è disperata». Il suo blog “Running Commentary”, scritto in inglese, è (era) uno dei più letti dell’isola, anche più dei giornali nazionali. Daphne Caruana Galizia con le sue inchieste, era arrivata a toccare i vertici del proprio paese: il ministro dell’Energia, il capo di gabinetto e perfino la moglie del primo ministro Joseph Muscat sono stati sospettati di aver aperto conti bancari offshore.
Rivelazioni arrivate nell’ambito dello scandalo del cosiddetto Panama Papers, archivio di 11,5 milioni di documenti provenienti dallo studio legale Mossack Fonseca di Panama, che ha permesso di scoprire un sistema di sfruttamento planetario dei paradisi fiscali.
Julian Assange fondatore di WikiLeaks ha offerto 20.000 euro per chiunque possa fornire informazioni per far condannare gli assassini di Daphne Caruana Galizia.