Perché in ascensore siamo così imbarazzati?

Lee Gray, Preside della facoltà, professore associato di Storia dell’Architettura della University of North Carolina a Charlotte, è un esperto di mezzi di trasporto. E’ l’autore di “From Ascending Rooms to Express Elevators: A History of the Passenger Elevator in the 19th Century“. Il libro ripercorre la storia dell’ascensore in America dal 1850 al 1900, in particolare sotto l’aspetto dello sviluppo tecnologico, l’impatto sociale e l’assimilazione culturale.
Lee Gray, spiega:
“L’ascensore si trasforma in un interessante spazio comune dove ci si comporta stranamente, spesso è un luogo difficile. Entriamo in ascensore, ci posizioniamo con lo sguardo verso la porta. Se entra altra gente, è necessario spostarsi. E qui, ho osservato che istintivamente le persone si dispongono come i puntini neri delle facce di un dado. L’intento, naturalmente, è quello di mantenere (ma non troppo vistosamente) per quanto possibile, una distanza massima per neutralizzare i contatti indesiderati, come accade in una metropolitana affollata.

Disposizione inconscia in ascensore … come i puntini neri nelle facce di un dado
Da solo, in ascensore, dove si preferisce.
Due persone, occupano angoli opposti in diagonale, uno di fronte all’altro per creare la distanza più grande.
Inconsciamente, quando entra un terza persona, si posiziona in mezzo alla linea in diagonale.
La quarta persona si aggiunge come uno dei puntini sistemato in ogni angolo di un dado.
La quinta persona, probabilmente è costretta a stare nel mezzo del dado.
Ora, chi entra in ascensore dovrà necessariamente valutare la situazione, una volta dentro, la maggior parte delle persone guarda  in basso, o vede il cellulare“.

Perché in ascensore siamo così imbarazzati?
Babette Renneberg, psicologa, psicoterapeuta presso la Libera Università di Berlino, spiega:
“Non si dispone di spazio sufficiente. Di solito quando incontriamo altre persone, tendiamo a stare a una certa distanza, questo non è possibile nella maggior parte degli ascensori, quindi è un ambiente particolare. E’ innaturale.
In un piccolo spazio chiuso, è inevitabile comportarsi in modo che il proprio sguardo non possa essere interpretato come qualcosa di minaccioso o ambiguo. Il modo più semplice per farlo è quello di evitare il contatto visivo“.

L’imbarazzo in ascensore, forse è qualcosa che va oltre un disagio sociale
Nick White, un impiegato di New York, ricordando la sua non invidiabile esperienza, ha detto:
“Per natura siamo un po’ ansiosi. Non ci piace rimanere bloccati in un luogo. Vogliamo uscire dall’ascensore il più presto possibile, perché, si sa, è un posto inquietante”.
Nick White, ha avuto la sfortuna di rimanere intrappolato in ascensore per quarantuno ore, ecco il suo racconto:
“Dopo aver preso l’ascensore e premuto il tasto 43, c’è stato un momentaneo oscuramento delle luci e un sussulto dell’ascensore.
Ho aspettato un po’, quindi ho premuto il pulsante d’allarme. C’era solo un silenzio di tomba. In un primo momento ho continuato a premere diverse sequenze di tasti, poi ho iniziato a urlare bestemmie verso la videocamera dell’ascensore. Ho aperto la porta di circa due centimetri, ho visto un pozzo immerso in un buio infinito, ho urinato fuori dall’ascensore con l’idea che forse poteva servire per richiamare l’attenzione di qualcuno.
A un certo punto vedendo che non si apriva la porta, mi sono chiesto se l’ascensore stava per diventare la mia tomba. Alla fine, immerso nella più profonda disperazione, ho sentito una voce al citofono dell’ascensore: “C’è qualcuno lì dentro?” Mi sono alzato di scatto e ho detto: “Sì, c’è qualcuno qui dentro. Fammi uscire!
Per chi ha avuto la mia esperienza, sarebbe comprensibile non prendere più l’ascensore, ma se lavori come receptionist, in una città costruita su un piano verticale, l’ascensore non è un’opzione, è dispensabile”.
Lee Gray, concorda sul fatto che il senso di impotenza in ascensore è la principale causa d’ansia:
“Si entra in una macchina che non si può controllare, questo senso d’impotenza è più pronunciato quando si entra in un ascensore con tanti pulsanti intelligenti: all’insegna della sicurezza, e per ridurre le fermate inutili, questi ascensori controllati da un sistema centrale, sono predispostii per verificare chi entra in ascensore e fermarsi al piano prestabilito. Efficienza che alcune persone trovano snervante.
Nonostante le remore e le ansie, gli ascensori, in base ai chilometri percorsi e numero limitato d’incidenti, sono più sicuri delle auto, significativamente più sicuri delle scale mobili. Sappiamo tutti che questo, è un motivo per continuare a prendere gli ascensori, nonostante le nostre ansie”.

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Pino Silvestri

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Pino Silvestri, blogger per diletto, fondatore, autore di Virtualblognews, presente su Facebook e Twitter.
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