Opportunità di lavoro – Keith Broni è diventato il primo traduttore di emojis al mondo

Le emojis sembrano semplici e divertenti, ma utilizzarle in modo errato può creare enorme imbarazzo, o peggio. Per esempio il profilo ufficiale twitter per il Cookie Monster di Sesame Street il 7 luglio 2017 aveva inviato l’emoji dell‘umile biscotto al cioccolato per festeggiare la Giornata mondiale del cioccolato. Tuttavia, su dispositivi Samsung Android, questa particolare emoji appare come un paio di cracker salati.
La differente interpretazione tra dispositivi per alcuni è motivo di sconforto, per le aziende può rivelarsi enormemente dannosa, soprattutto quando il target da raggiungere è un pubblico più giovane. Ecco perché alcune aziende ora stanno cercando specialisti come l’irlandese Keith Broni. E’ la prima persona al mondo che ha ottenuto il titolo professionale di Emoji Translator (Traduttore di Emoji), il suo compito è di aiutare le aziende a navigare in sicurezza attraverso questo crescente campo minato.
Keith Broni spiega:
«Il problema dell’utilizzo di emojis, è che da una piattaforma all’altra possono differire nell’aspetto. La forma delle emojis, anche il colore, per il tipo di dispositivo o sistema operativo utilizzato può apparire notevolmente diversa, per esempio l’emoji “occhi rotolanti” nella maggior parte dei dispositivi esprime incredulità, fastidio, impazienza, noia e disprezzo. Può anche essere usata per indicare sarcasmo o ironia. Su altri dispositivi può sembrare come  occhi in attesa“.
Keith Broni lavora per la società Today Translations di Londra, fornisce servizi di traduzione e interpretazione a livello internazionale. Ha superato altri 500 candidati per il ruolo. I clienti con cui ha lavorato includono le società di Pubbliche Relazioni e i dipartimenti di marketing delle multinazionali. La sua prima traduzione per rendere comprensibili le emojis  è stata quella di cambiare diversi idiomi come “nessun dolore, nessun guadagno” o “parlare del diavolo”.
Ha spiegato che le emojis possono essere molto utili per le imprese. Aggiungono un contesto emotivo e una comunicazione non verbale a una parte di testo. Sono molto popolari, non solo tra le giovani generazioni, anche le persone più anziane le utilizzano.
Keith Broni grazie al suo master in psicologia aziendale ottenuto presso l’University College di Londra, comprende la crescente importanza delle emojis nel marketing e comunicazioni tra i consumatori, senza trascurare le potenziali insidie. Ha detto:
«Le emojis dal primo set di 176 sviluppate in Giappone nel 1999 da Shigetaka Kurita mentre stava lavorando per l’operatore mobile giapponese DoCoMo, sono notevolmente aumentate,  ora tenendo conto solo delle varianti per il sesso e il colore della pelle ci sono oltre 2.000 emojis. Recentemente diverse emojis hanno cambiato aspetto, in alcuni casi drammaticamente. Apple, per esempio, nell’agosto 2016 ha sostituito l’emoji “pistola” con una “pistola ad acqua”: in questo caso forse per pubblicizzare un nuovo giocattolo, l’invio di  un tweet con l’emoji “pistola ad acqua” con un dispositivo iOS,  su un dispositivo android apparirebbe come un revolver.
Certe emoji per diverse culture hanno anche differente significato. Il pollice in su molto popolare in Occidente, inserito come “Mi piace” dagli utenti su Facebook, tradizionalmente è un gesto offensivo in Medio Oriente. Lo stesso vale per il segno OK effettuato con la mano collegando il pollice e l’indice in un cerchio (O), che è offensivo in America Latina. E’ bene stare attenti, prendere precauzioni per non causare offese quando si devono distribuire emojis in diverse culture.
Poi ci sono le emojis che non rappresentano più il loro originario significato, come quelle delle melanzane e pesche, diventate sinonimi di parti anatomiche, piuttosto che frutti. Lo studio di Emojipedia e di Prismoji nel dicembre 2016 ha rilevato che da un campione di 571 tweet che hanno utilizzato emoji della pesca, solo il 7 per cento si riferiva al frutto reale. Più di un quarto dei tweet avevano utilizzato questa emoji in una connotazione sessuale».