Novità scuola: da settembre i romani studieranno il cinese

Già il nostro grande Giacomo Leopardi si era interessato al cinese. Nello Zibaldone osserva che la lingua di Pechino e Shangai è l’unica che, grazie all’uso dei pittogrammi, può essere letta anche senza conoscerla.
Questa lingua, inoltre, è profondamente poetica: molti segni lo testimoniano, come quello che associa la luce lunare alla neve, o quello del tramonto, che mostra il segno del sole dietro i rami degli alberi.
Più facile del cinese non è neppure l’inglese, spesso apprezzato per l’assenza delle tante concordanze richieste dall’italiano o da altre lingue, per non parlare delle declinazioni del tedesco e del russo.
Ma non è la facilità grammaticale o sintattica che determina il predominio di una lingua.
Lo sapeva già lo spagnofono imperatore Carlo V (quello dell’impero su cui non tramonta mai il Sole) che soleva dire: "La lengua es hija del imperio". In parole povere: tutti parlano la lingua di chi comanda!
E dato che tutto lascia prevedere che anche l’impero statunitense si stia ormai avviado a inesorabile declino, a vantaggio soprattutto di un paese come la Cina (il motivo principale è quello stesso che secondo Nietzche portò alla caduta dell’impero romano: allevatori di manzi, rambi, rappisti e compagnia belante hanno stufato ad abundantiam), non è una cattiva idea dare l’opportunità ai giovani di investire in lingua cinese.
In alcuni licei romani, a partire dal prossimo anno scolastico, gli studenti avranno la possibilità di imparare, oltre alle lingue europee, anche quella cinese.
Lo studio del mandarino non influirà sui curricoli scolastici ormai consolidati. Si terrà infatti in orario cosiddetto "extracurricolare", di modo che il premio in crediti per gli studenti che seguiranno i corsi è dovuto già solo per il maggiore impegno prestato.
Al momento sono 4 gli istituti che hanno deciso di far proprio il progetto, nato dalla collaborazione tra la regione Lazio e la facoltà di Studi orientali dell’Università la Sapienza.
Il futuro è puntato sulla Cina e i giovani studenti sembrano averlo capito. Lo scorso anno gli iscritti al corso di lingua cinese della facoltà di Studi orientali sono saliti a 220.
L’interesse in Italia è partito un po’ in ritardo (grazie anche al colpevole disinteresse del passato governo verso le opportunità offerte dal mercato cinese), ma il trend è partito e non sembra reversibile.
Sempre a settembre è prevista l’inaugurazione presso l’Università La Sapienza dell’istituto Confucio, uno dei 70 centri mondiali sostenuti dal ministero dell’Istruzione di Pechino per diffondere la lingua cinese in tutto il mondo.
Nello stesso mese il presidente della Regione Lazio, Piero Marrazzo, andrà a Pechino per promuovere a sua volta corsi di lingua e cultura italiani e far conoscere l’offerta formativa delle università laziali.
Fonte: Ciaoweb

Pino Silvestri

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