L’industria della tintura tessile sta uccidendo i fiumi nei paesi asiatici

L’industria tessile è una parte eminente della civiltà umana, tuttavia, ha inquinato il pianeta a tal punto che raramente qualsiasi componente dell’ecosistema rimane intatto. Gli abiti realizzati, tinti e rifiniti hanno una storia tossica. L’industria della tintura di tendenza è stata responsabile dell’inquinamento di molti dei fiumi asiatici, spingendone alcuni sull’orlo della morte.
La moda è responsabile fino a un quinto dell’inquinamento idrico industriale, a causa della scarsa regolamentazione e applicazione nei paesi produttori, dove le acque reflue vengono comunemente scaricate direttamente in fiumi e torrenti.
Lo scarico è spesso di un mix di sostanze chimiche cancerogene, coloranti, sali e metalli pesanti che non solo danneggiano l’ambiente ma inquinano le fonti di acqua potabile essenziali.
I paesi asiatici sono famosi per la produzione di abbigliamento con le ultime tendenze di colore. Il Bangladesh con un’esportazione di capi nel 2019 per un valore di 34 miliardi di dollari, è il secondo centro di produzione di abbigliamento al mondo dopo la Cina, questi vestiti finiranno nei principali negozi di strada negli Stati Uniti e in Europa, a quanto pare, l’industria della tintura ha inquinato i fiumi asiatici oltre ogni comprensione.
I consumatori mentre si guardano intorno alle ultime tendenze dell’abbigliamento, solo in pochi si interrogano sui coloranti usati per creare di tutto, dai pastelli morbidi ai colori fluorescenti o sul loro impatto tossico sull’ambiente.

Il costo del colore
Ellen MacArthur Foundation riporta che l’industria della moda utilizza circa 93 miliardi di metri cubi di acqua l’anno, sufficienti per riempire 37 milioni di piscine olimpioniche. La tintura accanto al finissaggio è uno dei processi più inquinanti ed energivoro coinvolti nella realizzazione dei capi.
Il finissaggio è quando al tessuto vengono applicati prodotti chimici o trattamenti meccanici per dargli l’aspetto o la sensazione desiderati, permette di sbiancare, ammorbidire, rendere il capo impermeabile, ignifugo, antibatterico, e molto altro; anche durante la tintura vengono utilizzate enormi quantità di acqua e prodotti chimici, il che assicura che i colori si leghino ai tessuti e non si sbiadiscano: prendi il denim (tessuto di jeans) per esempio, secondo le Nazioni Unite, produrre un solo paio di jeans consuma circa 7.500 litri di acqua, per garantire il suo colore blu, dalla coltivazione del cotone grezzo al prodotto finito, il tessuto viene ripetutamente immerso in enormi vasche di tintura sintetica indaco. Il denim dopo la tintura viene trattato e lavato con più sostanze chimiche per ammorbidirlo o strutturarlo.
I jeans non sono gli unici a inquinare, come sottolinea Ma Jun, uno dei principali ambientalisti cinesi:
«Ogni stagione sappiamo che l’industria della moda ha bisogno di evidenziare nuovi colori. Ogni volta che hai un nuovo colore ne userai di più, nuovi tipi di sostanze chimiche e coloranti, pigmenti e catalizzatori».
I prodotti chimici coloranti una volta nelle acque reflue sono difficili da rimuovere, queste sostanze non si degradano quindi rimangono nell’ambiente. I coloranti sintetici a base di azoto mentre vari tipi di coloranti vengono utilizzati per diversi tessuti, sono stati oggetto di particolare esame da parte dell’industria della moda e degli ambientalisti. I composti presenti in questi coloranti possono aumentare il rischio di cancro. I loro livelli di tossicità sono così alti che l’Unione Europea, la Cina, il Giappone, l’India e il Vietnam ne hanno vietato l’uso e l’importazione.

Industria della tintura che inquina i fiumi asiatici
L’Asia è un centro di produttori di abbigliamento, inoltre, l’industria della tintura ha una lunga e profonda storia nel continente. I colori vivaci che decorano le nostre case e i nostri armadi hanno un impatto piuttosto inquietante sul nostro ambiente. L’adorata industria della tintura sta inquinando in modo devastante i fiumi asiatici ormai da molti anni.

Impronta tessile del Bangladesh
La spina dorsale dell’economia del Bangladesh, la sua industria tessile, mentre fornisce occupazione, sta anche inquinando le linee di vita del paese deltizio, nella capitale del Bangladesh, Dhaka, il governo ha dichiarato tre fiumi “biologicamente morti” a causa dei rifiuti tossici delle vicine fabbriche di abbigliamento.
Il fiume Chilai del distretto di Gazipur è diventato pesantemente inquinato a causa della contaminazione da strutture illegali, insediamenti e fabbriche costruite sulle sue sponde, mentre molti altri, tra cui Buriganga Turag, Shitalakkhya, Balu e Bangshi, sono sul letto di morte senza ossigeno disciolto nell’acqua.
La ragione alla base di questo evento catastrofico è il crescente coinvolgimento del paese in un modello mondiale di produzione di abbigliamento a basso costo, ma la scarsa regolamentazione del settore sta mettendo a dura prova i suoi fiumi e la salute dei poveri che vivono nella regione.
L’industria tessile e dell’abbigliamento del Bangladesh rappresenta oltre l’83% delle esportazioni totali del paese e oltre il 45% dell’occupazione, il che la rende non solo il maggior contributore ai proventi delle esportazioni del paese, ma anche la più grande fonte di occupazione, tuttavia, poiché l’industria tessile in Bangladesh continua a crescere, anche l’inquinamento causato dalla produzione tessile e dell’abbigliamento diventa sempre più grave. L’inquinamento delle acque è attualmente una delle principali sfide che il Paese sta affrontando.
Le industrie tessili in Bangladesh nel 2021 produrranno circa 2,91 milioni di tonnellate di tessuti, mentre circa 349 milioni di m3 di acque reflue verranno prodotte utilizzando pratiche tintorie convenzionali.
Il ministero dell’Ambiente delle foreste e dei cambiamenti climatici del Bangladesh ha affermato:
«Mi sto adoperando per ridurre al minimo l’effetto negativo sull’ambiente dei più grandi settori che generano esportazioni, compresi gli indumenti e i tessuti confezionati».
Il ministro Shahab Uddin riferisce che sono state prese varie misure per affrontare il problema dell’inquinamento, tra cui l’aggiornamento delle leggi sulla conservazione e l’ambiente, l’imposizione di multe agli inquinatori, il monitoraggio della qualità dell’acqua, la creazione di impianti di trattamento centralizzati e la collaborazione con i partner di sviluppo internazionali per migliorare il trattamento delle acque reflue.
Le attività di monitoraggio e controllo stanno svolgendo un ruolo fondamentale nella lotta all’inquinamento causato dalle illegali industrie inquinanti. Il Bangladesh ha una politica e un quadro giuridico in atto per affrontare i problemi di inquinamento ambientale del paese.
Ridwanul Haque, amministratore delegato dell’ONG Agroho con sede a Dhaka, ritiene che l’inquinamento chimico tossico sia un enorme problema in un paese come il Bangladesh. La sua organizzazione fornisce acqua potabile pulita e cure mediche gratuite alle comunità emarginate, ha affermato che i fiumi e i canali che attraversano Dhaka sono diventati di un colore nero come la pece a causa dei fanghi e dei liquami generati dall’industria della tintura e della lavorazione dei tessuti.

Fiumi morenti in India
Il Maharashtra Pollution Control Board nel 2017, ha ricevuto un rapporto secondo cui nel fiume Kasadi locale, un’azienda nell’area industriale di Taloja a Mumbai stava scaricando colorante indaco, utilizzato principalmente da tale azienda.
Le autorità hanno immediatamente chiuso la fabbrica per impedire l’entrata di altra tintura nel fiume, ma con la lunga storia della tintura indaco e dell’India, la domanda è: perché solo di recente questo è diventato un problema?
L’indaco è un colorante naturale, ma a differenza della maggior parte dei coloranti naturali, il colorante indaco penetra direttamente nei vestiti quando è riscaldato. Il colorante indaco e l’India sono correlati perché il paese lo usava da secoli.
La maggior parte delle fabbriche attualmente utilizza un agente chimico chiamato mordente per aumentare il numero di vestiti prodotti in meno tempo. I mordenti possono causare gravi danni all’ecosistema. Le acque reflue delle fabbriche possono avvelenare i fiumi, uccidere piante, animali e avvelenare l’acqua potabile per la popolazione indiana. La tintura indaco naturale è dannosa per l’ambiente. È lento a decomporsi e inquina l’acqua del fiume, rendendo difficile la sopravvivenza di flora e fauna in assenza di luce solare. Il colore alla moda ha gravemente colpito le acque sotterranee, i fiumi e i torrenti.
Le fabbriche e le officine con una domanda così elevata di vestiti economici in indaco, come i jeans in denim, trovano modi economici e rapidi per produrre prodotti ad alta richiesta. L’unico metodo per evitare che i coloranti tossici entrino e avvelenino il fiume è la prevenzione e la filtrazione. L’uso di piante locali per i coloranti può aiutare in modo significativo nel processo di filtrazione. L’India con acque morenti e una popolazione in aumento, sta lottando per ripulire i suoi fiumi.
Gli attivisti stanno aspettando che i tribunali convincano i comuni e gli stati a sollevarsi e ad agire, hanno iniziato con una richiesta per il restauro del fiume Mithi, un fiume inquinato da tinture, vernici e olio per motori. I cittadini hanno avviato petizioni legali quando hanno trovato volontari per ripulire altri fiumi della zona.
Tirupur, nel Tamil Nadu, ospita decine di fabbriche e laboratori dove i lavoratori tingono i materiali per t-shirt e altri capi commercializzati in tutto il mondo. Le tintorie locali per molto tempo hanno scaricato lungo le acque reflue nel fiume locale, rendendo le acque sotterranee imbevibili e rovinando i terreni agricoli locali. L’inquinamento idrico è aumentato nonostante le normative più severe, una stampa locale vigile e la chiusura delle aziende per non conformità. I 350.000 abitanti della città, non le multinazionali tessili, hanno subito il peso di questo inquinamento.
Yamuna uno dei fiumi più importanti nel nord dell’India, è caduto preda della tintura tessile. Il fiume è diventato così inquinato che è difficile ricordare quando è stata l’ultima volta in cui scorreva acqua pulita, nessuna vita ha prosperato nelle sue acque tossiche. Le tintorie vicine, nonostante molti sforzi, non hanno smesso di scaricare acque reflue nella risorsa idrica, uccidendola ulteriormente.

Tessuti che inquinano i corsi d’acqua in Cina
Si stima che il 65% dell’abbigliamento mondiale sia ora prodotto in Cina con un notevole costo ambientale per il paese. L’industria tessile consuma grandi quantità di acqua e minaccia la qualità dell’acqua anche in Cina. La Banca Mondiale riporta che in Cina dal 17 al 20% dell’inquinamento idrico industriale deriva dalla tintura e dal trattamento dei tessuti, infatti, 72 sostanze chimiche tossiche nell’acqua cinese provengono dalla tintura dei tessuti, di cui il 30% non può essere rimosso.
Il team della campagna Detox di Greenpeace East Asia ha recentemente trovato uno spettacolo inquietante al largo della costa della Cina sudorientale, accanto alla città di Shishi, un centro per la produzione di abbigliamento per bambini, hanno scoperto un grande pennacchio e sulla superficie del mare, una grande estensione di colore nero di acque reflue delle dimensioni di 50 piscine olimpioniche, una grande macchia scura sull’acqua che era facilmente visibile attraverso le immagini satellitari.
Ulteriori ricerche hanno scoperto che questo pennacchio usciva da un tubo di scarico dalla zona industriale di tintura di Wubao e, più in particolare, dall’impianto di trattamento delle acque reflue di Haitian Environmental Engineering Co. Ltd che serve 19 impianti di tintura tessile di Shishi.
Shishi e la città di Zhili nella provincia di Zhejiang insieme rappresentano il 40% di tutti i vestiti per bambini prodotti in Cina, molte delle stesse sostanze chimiche presenti nelle acque reflue di scarico degli impianti di tintura si trovano negli stessi vestiti.

Inquinamento da coloranti e suoi impatti ambientali
La tintura tessile è l’industria più inquinante al mondo, ha un impatto su ogni aspetto dell’ambiente. L’industria della moda è responsabile fino a un quinto dell’inquinamento idrico in Cina e in altri paesi asiatici, dove la regolamentazione e l’applicazione sono deboli nei paesi produttori.
L’industria della tintura consuma grandi quantità di acqua e sostanze chimiche e rilascia negli ecosistemi numerosi agenti volatili particolarmente dannosi per la salute di ogni essere vivente, inquinando di conseguenza i corsi d’acqua, soprattutto i fiumi asiatici.
La tintura tessile è diventata uno dei principali responsabili dell’inquinamento idrico in tutto il mondo. I produttori di tessuti e tinture in Asia rilasciano trilioni di litri di acque reflue chimicamente contaminate.
Il Bangladesh è il secondo centro di produzione di abbigliamento del pianeta dopo la Cina, dove le acque reflue vengono rilasciate direttamente nei fiumi e nei torrenti senza alcun trattamento preventivo.
Le Nazioni Unite hanno evidenziato che per produrre un singolo paio di jeans si consumano circa 7.500 litri di acqua, dalla coltivazione del cotone grezzo al prodotto finito, per garantire il colore blu, il filo o il tessuto è continuamente immerso in enormi vasche di tintura sintetica indaco.
Il denim dopo la tintura è trattato e lavato con più sostanze chimiche per alleggerirlo o renderlo più resistente. L’acqua carica di sostanze chimiche è utilizzata anche per irrigare le colture, è stato scoperto da uno studio che i coloranti tessili influiscono anche sui raccolti in queste regioni e possono causare vari problemi di salute.

Elementi che contribuiscono all’inquinamento della tintura
Il colore sebbene sia un catalizzatore per il successo delle vendite nell’industria della moda, contribuisce enormemente all’inquinamento da coloranti. L’industria della tintura ha inquinato i fiumi asiatici per troppo tempo, il che ha influito enormemente sull’ecosistema.
Michael Braungart e William McDonough, autori del libro “Cradle to Cradle Remake the Way We Make Things” (Dalla culla alla culla. Come conciliare tutela dell’ambiente, equità sociale e sviluppo), hanno detto che in media solo il 5% delle materie prime coinvolte nei processi di produzione e consegna è contenuto all’interno di un capo, il resto va sprecato.
È possibile vedere sempre l’acqua densa e simile all’inchiostro che scorre attraverso i fiumi che circondano le fabbriche di abbigliamento, una miscela tossica di sostanze chimiche scartate dai processi di tintura sintetica dell’industria della moda, che filtrano nei sistemi idrici di tutto il mondo.
Apparentemente, in questo settore vengono utilizzate circa 200 tonnellate di acqua per tonnellata di tessuto. La maggior parte di quest’acqua è restituita alla natura come rifiuto tossico, contenente coloranti residui e sostanze chimiche pericolose.
Lo smaltimento delle acque reflue è raramente regolamentato, rispettato o controllato, significa che i grandi marchi e i proprietari delle fabbriche non sono responsabili dell’inquinamento a cui contribuiscono.

Moda veloce
L’industria della moda ha avuto un impatto profondo e disastroso sull’ambiente, si tratta, infatti, del secondo maggior inquinatore al mondo, dopo l’industria aeronautica. Il danno ambientale sta aumentando con la crescita del settore, in particolare con l’arrivo del fast fashion.
I marchi di fast fashion potrebbero non progettare i loro vestiti per durare, ma poiché appartengono a un periodo di tempo particolarmente tisico, potrebbero diventare una parte importante dei reperti fossili. Inoltre, più volte all’anno nelle capitali mondiali della moda, modelli in abiti smaglianti scendono dalla rampa per presentare le tendenze della prossima stagione per sedurre le persone, quindi, catene di negozi e grande distribuzione adattano le loro idee, presentando alle masse infinite opzioni di fast fashion. Tendenze che vanno e vengono in un batter d’occhio, portano ad un uso estremo di coloranti, contribuendo all’inquinamento colorante e all’impatto nocivo sugli ecosistemi.

Industria del matrimonio da miliardi di dollari
La tintura con le discariche e la plastica come precursori dell’inquinamento, è spesso trascurata quando si tratta dell’impatto ambientale della moda. Eventi come i matrimoni di solito utilizzano un’enorme quantità di risorse, dalla fase iniziale al livello finale creano una tonnellata di rifiuti e inquinamento. L’industria del matrimonio è un mercato enorme, specialmente nei paesi asiatici, dove i matrimoni sono piuttosto colorati e contribuiscono enormemente all’inquinamento da tintura.
Il desiderio umano per il colore è piuttosto tossico e svolge un ruolo chiave nell’industria del matrimonio, qualunque sia il tipo di abito, indossare il colore è stato etichettato come fondamentale per l’espressione di sé, l’industria del matrimonio da miliardi di dollari ha beneficiato di questo desiderio per troppo tempo.
Le tecniche di tintura tuttavia hanno fortemente contribuito alla crisi climatica, all’inquinamento dell’acqua e del suolo. È diventato imperativo sondare le ripercussioni delle tinture e dei vestiti colorati, per timore che il nostro amore per il colore renda il mondo un posto molto più noioso a meno che le cose non cambino.

Scelta delle materie prime
L’industria tessile si divide tra fibre naturali e sintetiche, che incidono profondamente sul suo impatto sull’ambiente. I coloranti sintetici sono un colorante commercialmente preferito per i tessuti. I coloranti sintetici includono principalmente coloranti dispersi, reattivi, acidi e azoici.
I coloranti azoici contengono una delle oltre 20 ammine cancerogene note per causare cancro, difetti alla nascita o altri danni riproduttivi, questi agenti cancerogeni sono stati vietati in Cina, Giappone, India, Vietnam e Unione Europea.
L’uso intenso di coloranti sintetici ha esacerbato l’inquinamento dell’acqua. I rifiuti di tintura tessile vengono spesso scaricati nei corsi d’acqua, ciò alla fine danneggia tutti coloro che consumano o vivono intorno a tali risorse idriche. Viene infiltrato nelle acque sotterranee, favorendo l’inquinamento e influenzando i raccolti.
I coloranti naturali ottenuto da elementi naturali, sono un’altra fonte di colore per i tessuti, ma questi sono raramente impiegati su scala industriale. L’industria della tintura che inquina i fiumi asiatici è diventata uno dei principali punti salienti dell’inquinamento da tintura.

Tornare a soluzioni naturali
L’India è uno dei pochi paesi che producono abiti indaco e tessuto denim ad alti volumi, quindi i modi di applicare naturalmente l’indaco ai vestiti sono diventati un’arte perduta. Tuttavia, uno stilista in India sta riportando i modi naturali di ottenere l’indaco direttamente dalla pianta e sui vestiti.
Usando il fango e intricate sculture in legno, gli artigiani applicano questo metodo per stampare il colore direttamente sul tessuto. Riportare indietro i vecchi e tradizionali metodi di tintura potrebbe alleviare l’ambiente dall’impatto dei coloranti tossici e sintetici.
Fiumi e acque sotterranee avvelenati, raccolti che muoiono e accesso limitato all’acqua potabile pulita sono tutti risultati diretti dello scarico dei rifiuti di colorante indaco nei fiumi. Finché le fabbriche continueranno a scaricare i rifiuti di tintura nei fiumi, questo problema persisterà.
I cittadini dell’India si stanno unendo per ripulire i fiumi abbandonati e attuare normative più severe sull’industria dell’abbigliamento, con il sostegno del governo e l’uso di nuovi metodi scientifici per tingere i vestiti, la tintura indaco in India potrebbe rimanere popolare senza essere tossica per l’ambiente.
La Cina e il Bangladesh stanno anche cercando di capire come smaltire i loro scarichi dall’industria della tintura. Il ritorno ai metodi naturali di tingere i vestiti potrebbe essere una delle soluzioni più potenti per ripristinare l’essenza delle risorse idriche e di altri ecosistemi che sono stati gravemente colpiti dall’industria della tintura.

Umani: un fattore determinante
L’inquinamento dell’acqua dovuto al settore tessile è un problema enorme nei paesi produttori di tessuti, la maggior parte della quale si trova in Asia a causa dell’enorme quantità di manodopera a basso costo. Il fattore umano è determinante dell’impatto dell’industria della tintura sull’ambiente.
L’ambientalista Ma Jun quando fondò l’Istituto per gli affari pubblici e ambientali (IPE) con sede a Pechino più di dieci anni fa, molti fiumi e laghi in Cina, che è il più grande produttore di abbigliamento al mondo, erano così inquinati da essere morti.
La sua ONG dal 2006 ha creato un database sull’inquinamento per analizzare le prestazioni ambientali delle aziende, ha testato fonti d’acqua, fiumi e laghi codificandoli a colori in base ai loro livelli di inquinamento. I lavoratori e le persone che vivono vicino alle fabbriche spesso subiscono l’urto di questo inquinamento.
Ma Jun ha detto:
I pescatori che vivono vicino a tintorie e fabbriche tessili lungo gli affluenti del fiume Qiantang hanno visto ridursi il loro pescato, con conseguente perdita di mezzi di sussistenza”.
I fanghi tossici contaminano anche le fonti di acqua dolce, perché le persone usano pozzi poco profondi. Le malattie gastrointestinali e della pelle sono tra i disturbi comuni che possono essere attribuiti direttamente all’inquinamento tessile.
Le sostanze chimiche utilizzate per tingere i vestiti hanno un impatto anche sui lavoratori che, in alcune fabbriche, non hanno indumenti protettivi adeguati e possono inalare fumi tossici. È stato sottolineato dagli esperti, a Dhaka che c’è un numero crescente di fabbriche che rispettano gli standard internazionali sull’uso e la gestione dei prodotti chimici, ma ci sono ancora molte piccole fabbriche o subappaltate dove queste procedure standard non sono rispettate.

Atteggiamento che cambia
Tuttavia, il cambiamento sta avvenendo, poiché i produttori tessili del Bangladesh stanno prendendo la responsabilità ambientale più seriamente di prima, impegnandosi in iniziative per ridurre i loro rifiuti tossici che inquinano l’ambiente.
È emerso che alcune fabbriche del Bangladesh hanno buone pratiche ambientali e stanno sviluppando le proprie connessioni con i fornitori, ma rimane una sfida sradicare completamente quelli più piccoli non conformi a causa dell’atteggiamento poco trasparente e incentrato sul prezzo dell’industria della moda: poiché molte aziende non hanno la formazione, le conoscenze o i fondi per trattare lo scarico delle acque reflue o per investire in nuove tecnologie senz’acqua o rispettose dell’ambiente, questo problema è diventato un’enorme minaccia per gli ecosistemi.
I governi e l’industria tessile, comunque sia, stanno diventando consapevoli degli effetti odiosi del trattamento e dello scarico scorretti delle acque reflue dalle fabbriche di abbigliamento, anche altri paesi hanno preso provvedimenti, ad esempio, in Cina, negli ultimi anni sono state varate varie nuove politiche ambientali, tra cui un giro di vite del 2017 sulle fabbriche tessili e altre industrie inquinanti, con chiusure temporanee e condanne per le persone che si sono rivelate negligenti con le leggi ambientali.
Il governo cinese nel 2018 ha introdotto una nuova tassa di protezione ambientale volta a ridurre gli scarichi inquinanti. Le fabbriche e le tintorie vengono sempre più spostate in zone industriali con impianti di trattamento delle acque reflue centralizzate o minacciate di multe e chiusura se non rispettano i regolamenti.

Lunga strada da percorrere
Sebbene si stiano apportando miglioramenti, permangono ancora molti problemi, ad esempio, gli impianti di trattamento centralizzati della Cina a volte non sono in grado di gestire il volume di acque reflue prodotte nei suoi nuovi parchi industriali.
Le fabbriche esistenti, gravate da costosi processi di trattamento, spesso costruiscono tubi di scarico segreti o rilasciano le loro acque reflue di notte per evitare che vengano rilevate.
L’incapacità degli esseri umani di muoversi nella complessa rete di catene di approvvigionamento su cui è costruita l’industria della moda, anche se cercano di fare acquisti in modo etico, è un problema. Inoltre, molti marchi e produttori spesso ignorano le leggi ambientali durante la produzione di indumenti, alcuni esperti ritengono che l’iniziativa debba venire da loro, possono incoraggiare le fabbriche a costruire impianti di trattamento delle acque o investire in tecnologie senza sostanze chimiche impegnandosi in contratti a lungo termine, anche se i costi aumentano. È necessario eliminare l’uso eccessivo di coloranti chimici sintetici e tossici per evitare che l’industria della tintura continui a inquinare i fiumi asiatici.

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Pino Silvestri, blogger per diletto, fondatore, autore di Virtualblognews, presente su Facebook e Twitter.
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