Le farfalle blu hanno aiutato a scoprire le fosse comuni in Bosnia

Le Nazioni Unite hanno detto che 25 anni fa l’uccisione di oltre 8.000 musulmani bosniaci per mano di militari serbi è stato un genocidio. Le forze serbe usando escavatori e bulldozer, hanno scavato fosse profonde e seppellito i corpi, ammucchiandoli a decine in diverse fosse comuni. La ricerca delle persone scomparse un anno dopo il genocidio si è fatta disperata, ma nessuno sapeva quale fosse il loro destino. Amor Masovic che faceva parte di una squadra di investigatori sui crimini di guerra approvata dall’Onu, nel luglio 1996 scoprì una “fossa comune di superficie” in cui furono trovati 266 cadaveri. Tutte le vittime erano musulmani bosniaci, uccisi a sangue freddo dalle forze serbe.

Farfalle blu
Negli anni successivi sono state scoperte altre fosse comuni in tutto il paese, alcuni bosniaci hanno raccontato diverse versioni di come sono state trovate molte di queste tombe, una delle storie verbali più intriganti sulla ricerca delle fosse comuni è quella delle farfalle blu: in Bosnia, pochi anni dopo il genocidio, alcuni villaggi e città hanno assistito a un’improvvisa diffusione di farfalle blu, in un bizzarro susseguirsi di eventi, questo sciame che si nutre solo di Artemisia vulgaris o artemisia, un fiore selvaggio, ha portato gli investigatori alle fosse comuni.
Zeynep Hamzic autore bosniaco, nell’agosto del 2015 ha scritto un articolo in cui ha affermato che su «500 fosse comuni che sono state trovate in Bosnia, 300 sono state scoperte con l’aiuto di farfalle blu».
Il profilo di Margaret Cox antropologa forense di fama internazionale, pubblicato nel 2004 dal sito inglese The Independent, ha messo in discussione la correlazione tra le farfalle blu e le fosse comuni, l’affermazione, però non è di Margaret Cox. L’autore dell’articolo, Harriet Warner parafrasava Margaret Cox dicendo che «le farfalle sono il sottoprodotto di ciò che lei definisce “anomalia geofisica”. Lo conosciamo con il suo nome abituale: una fossa comune».
Il sito Trt World ha contattato Margaret Cox per verificare direttamente l’affermazione, ma non ha avuto notizie fino alla pubblicazione di questo articolo.

Lavoro di scavo
Amor Masovic, politico bosniaco, uno dei principali investigatori sulle fosse comuni, ha detto che nessuna delle fosse comuni scoperte dalla sua squadra aveva a che fare con le farfalle blu:
«Alcune fosse comuni erano in superficie, altre in profonde fosse naturali, altre ancora in terreni forestali inaccessibili, grotte, canyon, bacini idrici, discariche di rifiuti, persino fosse settiche».
Amor Masovic nel 2015 parlando a una conferenza ospitata dall’Istituto per la tradizione islamica dei bosniaci, ha fornito una descrizione dettagliata di come queste tombe sono state scoperte:
«Uno dei principali esempi di fosse comuni è quello in cui abbiamo trovato 16 vittime. È stato un sopravvissuto a mostrarci la fossa, nessuno dei suoi familiari era sopravvissuto al massacro. La fossa, profonda circa 80 metri, si trova vicino a un villaggio chiamato Konjic. Abbiamo trovato i resti della moglie e di altre 16 vittime; un’altra fossa comune alla fine degli anni ’90, l’abbiamo trovata in un villaggio chiamato Kljuna vicino a Nevesinje. In esso c’erano quindici donne e un uomo. La vittima più giovane aveva 65 anni, la più anziana 102. Tutti gli abitanti del villaggio erano fuggiti, solo gli anziani non erano riusciti a attraversare la montagna, in qualche modo avevano trovato rifugio a Kljuna. I serbi durante la notte vennero a tagliargli la gola, li uccisero tutti. I loro corpi furono lasciati in superficie per anni. Li abbiamo individuati dopo sei anni perché erano visibili in superficie».
Amor Masovic fino al 2015 aveva investigato più di trecento luoghi per le fosse comuni, all’inizio degli anni 2000, quando stava esaminando il fiume Drina al confine con la Serbia alla ricerca di possibili fosse comuni, per diverse settimane la sua ricerca si era rivelata infruttuosa per i fanghi e detriti che avevano coperto i corpi nel fiume. Le circostanze, però, sono cambiate nel corso dell’estate, quell’anno, le temperature straordinariamente calde hanno fatto sì che il calore prosciugasse i fanghi, facendo screpolare la terra e esponendo le ossa umane sottostanti. Amor Masovic ha detto:
«Era come se la terra volesse liberare questi resti dopo averli nascosti per così tanto tempo».
Amor Masovic e la sua squadra nel 2001 ha dissotterrato un’altra importante fossa comune rinvenuta sul lago Perucac, si trattava di una vasta operazione di ricerca effettuata in un momento in cui il governo stava ricostruendo una diga idroelettrica. Amor Masovic chiese alle autorità di prolungare il periodo di ricostruzione affinché la sua squadra di duemila volontari potesse perlustrare 2,2 chilometri quadrati di terreno, parte della quale confinava con la Repubblica di Serbia.
Amor Masovic ha detto:
«Siamo riusciti ad abbassare il livello dell’acqua di 18 metri, oltre alle vittime del genocidio bosniaco, abbiamo trovato i resti delle vittime della Prima guerra mondiale; altre fosse comuni sono state trovate dopo che l’Onu ha sequestrato il diario personale del generale militare serbo Ratko Mladic, che ha supervisionato il genocidio. Le tombe annotate da Mladic nel suo diario le abbiamo chiamate “tombe secondarie”. I corpi in queste tombe sono stati portati da una fossa comune all’altra sotto la supervisione delle forze serbe».
Venticinque anni dopo, mentre i bosniaci stanno ancora trovando il modo di commemorare le vittime del genocidio, il simbolo delle farfalle blu rappresenta in qualche modo migliaia di vittime che sono state poste in modo disumano in tombe non segnate; nel maggio 2020, una mostra d’arte online intitolata “Blue Butterflies” è stata ospitata dall’Università Internazionale di Sarajevo. La mostra ha messo in luce il processo di scoperta delle fosse comuni e ha fatto eco alle opinioni dell’autore bosniaco Zeynep Hamzic, che ha affermato che le farfalle blu sono diventate la chiave principale per la scoperta di 300 fosse comuni.

,
Pino Silvestri

About Pino Silvestri

Pino Silvestri, blogger per diletto, fondatore, autore di Virtualblognews, presente su Facebook e Twitter.
View all posts by Pino Silvestri →