L’amore nell’era digitale visto sullo schermo del computer di un adolescente (video)

Toronto International Film Festival: attenzione, il cortometraggio contiene linguaggio forte e nudità.

Noah, uno dei cortometraggi in anteprima allo Student Film Showcase del Toronto International Film Festival è decollato online grazie al suo formato facilmente riconoscibile. La macchina da presa diretta da Patrick Cederberg e Walter Woodman, due giovani registi esordienti, non lascia mai lo schermo del computer di un adolescente di nome Noah. E’ un eccellente esempio di arte che imita la vita online: romanticismo, gelosia, lussuria, gioia, noia, suoni e nudità volgari di Chatroulette, sono tutti incanalati attraverso lo spazio bidimensionale.

Noah (Sam Kantor) salta allegramente tra le schede del browser, la musica, il porno e Skype, mentre la sua fidanzata Amy (Caitlin McConkey-Pirie) accenna che vuole lasciarlo prima che sia l’Università a separarli.
L’ultima parte del cortometraggio approda dove molti giovani trascorrono le loro notti: Chatroulette. Noah incontra una giovane ragazza che gli dà qualche consiglio prima di sparire:
«Questo è l’unico posto dove nel bel mezzo della notte si può avere una conversazione onesta con chiunque, e con uno sconosciuto».

Intervista a Walter Woodman, co-regista di Noah
Walter Woodman in questa intervista, in meno di dieci parole ha descritto Noah come: computer, strisciante, Chatroulette, commedia, viltà, la vita online. Ha detto:
«L’idea di Noah è nata quando con Patrick Cederberg abbiamo iniziato a parlare di come siamo cresciuti insieme alla prima generazione con Internet, così monumentale che ha cambiato tutto ciò che facciamo. Ci siamo chiesti se era possibile capire le persone guardando solo quello che fanno con il loro computer portatile.
In rete ci sono alcuni problemi universali con il social media, abbiamo deciso di affrontarli in modo creativo, come non avevamo mai visto fare prima. Patrick ed io, siamo una sorta di nerd di Internet, quindi abbiamo basato la sceneggiatura su cose che avevamo fatto e visto.
Per i nostri personaggi abbiamo creato falsi profili Facebook. Ci è piaciuto molto lavorare con i nostri attori improvvisati. La parte più frustrante è stata quella di tenere traccia di tutti questi falsi account Facebook, quando stavamo girando il cortometraggio, avevamo cinque computer aperti, ognuno con un diverso carattere interagente, a volte ci è sembrato abbastanza schizofrenico.
Noah lo abbiamo prodotto con trecento dollari dopo che abbiamo avuto l’idea di poter realizzare un film completo su uno schermo di computer. Per noi la creatività non riguarda il budget, piuttosto ciò che si può fare entro i propri limiti. Tutti i nostri attori e la troupe hanno lavorato sodo per mantenere il nostro bilancio entro i limiti».

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