La sostituzione di tutti i veicoli esistenti con modelli elettrici non risolverebbe il problema delle emissioni

Le auto elettriche sono uno dei settori in più rapida crescita dell’industria automobilistica, si registrano vendite record nonostante la crisi economica causata dalla pandemia di coronavirus Covid-19. Sette anni fa, c’erano solo 3.500 auto elettriche nel Regno Unito, ora ce ne sono 300.000 di cui 120.000 che funzionano esclusivamente a batteria. Molti vedono il periodo attuale come un momento di svolta, anche se coincide con la pandemia: un cambiamento nel sentimento dei consumatori dovrebbe portare a un aumento dei veicoli elettrici.
Tutte le principali case automobilistiche stanno ora lanciando modelli elettrici a batteria pura, molti governi stanno legiferando e regolamentando per incoraggiare gli acquirenti. Gli attuali livelli di proprietà di auto elettriche a batteria nel Regno Unito e nel mondo sono bassi, il 6% delle nuove auto vendute nel Regno Unito a giugno 2020 erano completamente elettriche, il tasso di crescita è elevato. L’aspettativa è che il settore sia pronto per il decollo, le auto elettriche a batteria sono ampiamente viste come una parte cruciale della lotta contro il cambiamento climatico.
Il trasporto più pulito è importante per molte ragioni, non ultimo il raggiungimento degli obiettivi di emissione di anidride carbonica. Il contesto è importante, come evidenziato in un recente documento basato sulle tendenze attuali, i numeri non sembrano quadrare: se tutti i veicoli esistenti venissero semplicemente sostituiti da modelli elettrici, tutta una serie di problemi di emissioni rimarrebbero irrisolti.
È probabile che nel passaggio a trasporti più puliti avremo bisogno di riduzioni radicali della proprietà futura dei veicoli privati, elemento non sufficientemente riconosciuto, questo perché le questioni fondamentali sono sociali e politiche, non solo tecnologiche: da un punto di vista tecnologico semplicistico, un’auto elettrica a batteria può essere superiore a quella con motore a combustione interna, ma ciò non significa che abbia senso che le società optino per una sostituzione di massa dell’una per l’altra. E non ha nemmeno senso, se l’obiettivo è quello di ridurre radicalmente le emissioni di carbonio, facilitare la crescita del numero di veicoli di proprietà privata, sia a livello nazionale sia globale, come suggerisce Caroline Lucas deputata del Partito Verde del Regno Unito, molti governi, compresi quelli del Regno Unito, stanno confondendo questo punto. La maggior parte dell’attenzione è rivolta al raggiungimento della transizione verso le auto elettriche.

Emissioni nascoste
Le auto elettriche non sono a zero emissioni. L’industria mineraria e manifatturiera produce emissioni e, una volta in circolazione, un’auto elettrica deve essere caricata, con emissioni derivanti dalla produzione di energia elettrica in base al “mix energetico”: la combinazione di diverse fonti di energia che soddisfano le esigenze di consumo energetico.
Il “ciclo di vita” delle emissioni può essere calcolato per ogni nuovo veicolo elettrico. Le “intrinseche emissioni” derivanti dalla produzione e dall’attività mineraria vengono gradualmente “compensate” se la ricarica dell’auto produce meno emissioni dal mix energetico di quelle prodotte da un’auto a benzina o diesel. Lo studio condotto nel Regno Unito stima che possano essere necessari dai due ai sei anni per ottenere il beneficio, quindi serviranno anni prima che una nuova auto diventi davvero fonte di minori emissioni.
I ricercatori hanno detto che dal 2017 abbiamo solo un decennio per ridurre radicalmente le emissioni di carbonio a circa il 50% delle emissioni annuali. L’obiettivo a lungo termine è quello di azzerare le emissioni nette entro la metà del secolo. L’attuale obiettivo del Regno Unito è che tutte le nuove vendite di veicoli siano a bassissime emissioni entro il 2035: nel Regno Unito, ci sono più di 31 milioni di auto immatricolate, per un totale di quasi 260 miliardi di chilometri all’anno. Attualmente, ogni anno vengono immatricolate circa due milioni di auto nuove, il numero totale di auto immatricolate è in crescita. I trasporti sono responsabili di circa un quarto delle emissioni nel Regno Unito.
Il semplice passaggio alle auto elettriche presuppone che possano essere prodotte in numero sufficiente, anche se ciò si dimostra possibile, sposta l’attenzione dalla nostra continua dipendenza dal trasporto privato che produce emissioni. Il risultato è il cosiddetto “carbon lock-in” (si riferisce alla tendenza di alcuni sistemi tecnologici ad alta intensità di carbonio a persistere nel tempo, “escludendo” alternative a basse emissioni di carbonio, e a causa di una combinazione di fattori tecnici, economici e istituzionali collegati).

Il quadro generale
Chiaramente non si tratta solo di una questione britannica, ma anche globale, si stima che ci siano più di 1,5 miliardi di veicoli nel mondo, il totale è raddoppiato all’incirca ogni 20 anni a partire dagli anni ’70. La Cina è oggi il mercato più grande del mondo, con oltre 300 milioni di veicoli e 250 milioni di auto, con un aumento di oltre 15 milioni di auto solo nel 2018.
La Cina in termini assoluti ha anche il maggior numero di veicoli elettrici, ciò evidenzia un’ulteriore questione. La crescita della proprietà di veicoli privati in Cina rappresenta nuove fonti di emissioni, per cui alcuni dei futuri risparmi netti di emissioni che si otterranno scegliendo veicoli elettrici saranno “risparmi” da nuove fonti di emissioni. Il punto qui non è quello di circoscriverlo alla Cina, ma di illustrare un problema di base integrato nell’attuale politica dei trasporti a livello globale.
Il suggerimento non è che attualmente sia meglio non comprare un’auto elettrica, si tratta di una questione sistemica di praticabili alternative. Il nostro pianeta non è realmente interessato alle nostre preferenze o al modo in cui le nostre società si sono evolute per rendere le auto così importanti per noi. La transizione verso veicoli elettrici a batteria e altri “veicoli a bassissime emissioni” sembra una buona idea, poiché questo significa aria più pulita e basse o nulle emissioni durante la guida del veicolo, ma questo è molto diverso dal fatto che abbia senso perseguire una politica che faciliti in massa la proprietà di veicoli privati.
La maggiore attenzione politica, quindi, deve essere prestata allo sviluppo di alternative alla nostra dipendenza dal trasporto privato. Ciò potrebbe adottare diverse forme: maggiori investimenti in treni e altri mezzi di trasporto a basse emissioni; incoraggiare le persone a lavorare nelle comunità locali piuttosto che a fare il pendolare (situazione che il coronavirus Covid-19 sta già portando avanti); o introdurre schemi che incoraggino la condivisione di automobili.
Le società hanno bisogno di vie percorribili per tutti noi per fare scelte migliori. I consulenti esperti del governo lo sanno, la consapevolezza pubblica e l’enfasi politica si evolvono insieme. La pandemia ci ha fatto pensare ai trasporti, in modi sia positivi sia negativi, con nuove iniziative per incoraggiare l’uso della bicicletta, ma anche la diffusa paura di viaggiare in treno. È possibile andare avanti con un cambiamento positivo attraverso una migliore informazione e la politica, non solo con la tecnologia.

Pino Silvestri

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Pino Silvestri, blogger per diletto, fondatore, autore di Virtualblognews, presente su Facebook e Twitter.
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