La “sindrome dell’aceto” potrebbe minare la conservazione di pellicole storiche

La parte significativa della storia del mondo sta affrontando una minaccia esistenziale, documenti e film storici registrati su pellicola di acetato sono a rischio di danni irreversibili a causa della cosiddetta “sindrome dell’aceto”.
La nuova ricerca dell’Istituto UCL per il patrimonio sostenibile, condotta da Ida Ahmad e Katherine Curran in collaborazione con il Luca Mazzei della UCL Chemical Engineering, Tate e Process Systems Enterprise, pubblicata nella rivista Science Direct, ha sottolineato come le pellicole si stiano degradando a un ritmo più veloce di quello descritto dalle attuali linee guida per la conservazione dei film.
Le pellicole utilizzate nel cinema e nella fotografia sono composte da più strati, negli anni ’50, il nitrato di cellulosa altamente infiammabile, per lo strato di base è stato sostituito con triacetato di cellulosa (CTA) spesso chiamato “pellicola di sicurezza”, tuttavia, anche le pellicole CTA stanno dimostrando di essere vulnerabili.

Sindrome dell’aceto
La sindrome di aceto si verifica quando la pellicola in acetato è conservata in una stanza calda e umida, queste condizioni causano la decomposizione della pellicola, quando inizia a marcire, sprigiona acido acetico, lo stesso ingrediente dell’aceto domestico che gli conferisce odore e sapore caratteristici. L’acido accelera la degradazione della pellicola interessata, può persino danneggiare i contenitori di stoccaggio in metallo e altre pellicole conservate nelle vicinanze.
La sindrome dell’aceto non può essere prevenuta per sempre, né può essere invertita, può essere solo ritardata. Ecco perché gli archivi conservano le loro collezioni di film in un ambiente freddo e asciutto. Il film conservato in queste condizioni dovrebbe garantire la sua integrità per centinaia di anni prima di iniziare a manifestare la sindrome dell’aceto. I ricercatori UCL recentemente hanno dimostrato che queste previsioni non sono troppo sicure, innumerevoli film registrati su pellicole di acetato stanno affrontando un’imminente distruzione.
Le attuali linee guida suggeriscono che i film conservati nelle stesse condizioni potrebbero durare circa 450 anni, per quelli realizzati nel 1950, quando le pellicole di acetato stavano diventando popolari, è previsto che la sindrome dell’aceto non si svilupperà fino al 2400 circa.
La recente ricerca UCL ha previsto che i film conservati nelle condizioni raccomandate potrebbero durare fino a 70 anni prima di sviluppare la sindrome dell’aceto, secondo il nuovo modello, un film prodotto nel 1950 e conservato nelle condizioni raccomandate potrebbe sviluppare la sindrome dell’aceto quest’anno.

Simulazione della degradazione della pellicola
Gli scienziati per capire come nel lungo periodo la pellicola possa degradarsi, hanno effettuato sulla pellicola esperimenti ad alte temperature e umidità relativa, sono chiamati esperimenti di invecchiamento accelerato o artificiale. Gli scienziati hanno effettuato misurazioni di una caratteristica che è considerata un indicatore rilevante della degradazione della pellicola, è quella dell‘acidità libera, che è diversa dal pH, indica la misura più sensibile della quantità di acido acetico che si è accumulato nella pellicola. La sindrome dell’aceto inizia quando l’acidità libera raggiunge un livello di 0,5. Misurando l’acidità libera nel tempo, gli esperimenti di invecchiamento artificiale indicano il periodo necessario alla pellicola per sviluppare la sindrome dell’aceto in condizioni di caldo e umidità.
Gli scienziati possono utilizzare i risultati di questi esperimenti per stimare quanto le condizioni più miti, più simili all’ambiente che si trova negli archivi, influenzeranno la conservazione della pellicola. L’acido, come si è notato, accelera la degradazione della pellicola, compresa la reazione chimica che produce l’acido. La pellicola se è conservata in un contenitore chiuso (spesso in metallo o plastica), che impedisce la fuoriuscita dell’acido, può provocare nel tempo un aumento esponenziale dei livelli di acido: nelle prime fasi di degradazione, i livelli di acido sono bassi e questa tendenza non è evidente. Ciò ha condizionato gli studi precedenti, i ricercatori hanno ipotizzato che durante le prime fasi della vita di una pellicola, i livelli di acidità fossero troppo bassi per influenzare la sua degradazione. I modelli precedenti fin dall’inizio non hanno quindi tenuto conto dell’effetto dell’acido sul tasso di degradazione.
Lo studio della British Library ha contestato il presupposto che l’acido sin dall’inizio non influenza il degrado della pellicola, non ha trovato prove a sostegno del fatto che il meccanismo chimico cambi quando l’acidità raggiunge un livello di 0,5.
Lo studio dell’Istituto UCL per il patrimonio sostenibile, ha proposto un modello che tiene conto dell’effetto dell’acido durante l’intero processo di degradazione, comprese le fasi iniziali, i ricercatori hanno detto:
«Abbiamo utilizzato i dati di due studi dell’Image Permanence Institute negli Stati Uniti per sviluppare e convalidare il nostro modello, poi l’abbiamo utilizzato per fare previsioni sulla stabilità della pellicola in condizioni tipiche in archivio. Le previsioni sono state confrontate con le linee guida comunemente utilizzate per la conservazione delle pellicole».
Le pellicole in acetato sono state ampiamente adottate dagli anni ’50 agli anni ’80, per cui è probabile che gran parte dei documenti fotografici di questo periodo sia a rischio, ad esempio, la BFI Master Collection conserva  oltre 450.000 pellicole in contenitori di metallo, il 59% sono pellicole di acetato: uno dei maggiori pericoli delle pellicole che presentano la sindrome dell’aceto è che, se non sono conservate correttamente, i fumi acidi possono diffondersi ad altre pellicole; una sola bobina di pellicola di acetato gravemente degradante potrebbe causare gravi danni al resto della collezione.
I ricercatori hanno evidenziato tre strategie di base per affrontare la sindrome dell’aceto:
– migliorare le condizioni di conservazione riducendo l’umidità e abbassando la temperatura;
– mettere in quarantena le pellicole identificate con la sindrome dell’aceto per prevenire la diffusione;
– duplicare la pellicola o convertirla in un supporto digitale.
Il danno causato dalla sindrome dell’aceto è irreversibile, alla fine renderà la pellicola invendibile, quindi è meglio seguire i suggerimenti di cui sopra. I ricercatori della Queen Mary University di Londra recentemente hanno utilizzando una tecnica di scansione a raggi X, sono stati in grado di recuperare le immagini da una bobina di pellicola danneggiata, era troppo fragile e fusa insieme per essere srotolata. Tuttavia, questo metodo non potrebbe essere applicato su larga scala.
Gli archivi usano le linee guida per pianificare la loro strategia di conservazione delle grandi collezioni, conservare i film in depositi freddi e asciutti è molto più economico. Tuttavia, il nuovo modello di ricerca prevede che la sindrome di aceto accadrà molto prima. Potremmo avere solo pochi anni, non pochi secoli, per intervenire prima che questi film siano persi per sempre.

Pino Silvestri

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Pino Silvestri, blogger per diletto, fondatore, autore di Virtualblognews, presente su Facebook e Twitter.
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