La realtà virtuale potrebbe aiutare a curare l’autismo

Il recente studio dell’Università di Waterloo, pubblicato su Scientific Reports, riporta che i giochi in realtà virtuale (VR) potrebbero essere uno strumento chiave nel trattamento di persone con condizioni neurologiche come autismo, schizofrenia e morbo di Parkinson.
Séamas Weech ha conseguito il dottorato in psicofisica e scienze cognitive alla Queen’s University, Kingston (Canada) ora è ricercatore presso l’Università di Waterloo, ha detto:
«La capacità di stimare il trascorrere del tempo con precisione è fondamentale per la nostra interattività con il mondo, tuttavia, per alcuni individui l’orologio interno è disadattato, ciò causa deficienze temporali che influenzano la percezione e l’azione.
Studi come il nostro ci aiuta a capire come queste carenze potrebbero essere acquisite, e come ricalibrare nel cervello la percezione del tempo».
Lo studio condotto dall’Università di Waterloo ha coinvolto 18 donne e 13 uomini con visione normale, senza disturbi sensoriali, muscoli scheletrici o neurologici.
I ricercatori utilizzando un gioco di realtà virtuale chiamata Robo Recall, dopo aver creato un ambiente naturale che incoraggia la ricalibrazione della percezione del tempo, in seguito hanno accoppiato la velocità e la durata degli eventi visivi ai movimenti del corpo dei partecipanti.
Il team di ricercatori durante il gioco, ha misurato le capacità di percezione del tempo dei partecipanti, prima e dopo essere stati esposti ai compiti di VR, con alcuni dei partecipanti che hanno completato semplici compiti di percezione del tempo non VR, come quello di lanciare una palla, da usare come confronto di controllo.
I ricercatori hanno poi misurato la durata reale e percepita di una sonda in movimento nei compiti di percezione del tempo: come risultato, hanno scoperto che la manipolazione della VR è stata associata a riduzioni delle stime dei tempi dei partecipanti, di circa il 15%.
Séamas Weech ha aggiunto:
«Il nostro studio fornisce la prova che la percezione del tempo è flessibile e che la VR offre uno strumento potenzialmente prezioso per ricalibrare il tempo nel cervello. Offre un’applicazione convincente per iniziative di riabilitazione che si concentrano su come la percezione del tempo, s’interrompe in alcune popolazioni.
Tuttavia, è necessario fare successive ricerche per scoprire quanto durano gli effetti e se questi segnali sono osservabili nel cervello, nonostante i forti riflessi osservati durante lo studio corrente.
E’ importante per lo sviluppo di applicazioni cliniche, sapere se questi effetti sono stabili per minuti, giorni o successive settimane. Lo studio longitudinale fornirebbe la risposta a questa domanda».
Michael Barnett-Cowan, Università di Waterloo professore di neuroscienza nel Dipartimento di Kinesiologia ha aggiunto:
«La tecnologia della realtà virtuale è maturata in modo drammatico, ora cambia in maniera convincente la nostra esperienza dello spazio e del tempo, consentendo la ricerca di base nella percezione per informare la nostra comprensione di come funziona il cervello delle persone normali, ferite, anziane e malate e come possono essere trattati in modo ottimale».

Pino Silvestri

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Pino Silvestri, blogger per diletto, fondatore, autore di Virtualblognews, presente su Facebook e Twitter.
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