La mia prima notte da barbone

Mark Horvath è il fondatore di Invisible people (gente invisibile) sul sito spiega che alcuni senzatetto camminano per strada come se non esistessero, come se fossero invisibili. Altri sono ignorati allo stesso livello di spazzatura sul marciapiede.
L’obiettivo di Mark Horvath è di rendere visibili i senza fissa dimora che incontra per strada. Attraverso il suo sito web, condivide le loro storie raccontate da persone reali con parole molto sofferte.

La mia prima notte da barbone
«C’è sempre una prima volta per tutto. La prima volta che ho guidato una macchina, la prima volta che mi sono rotto la gamba, la prima volta che ho mangiato sushi, la prima volta che sono andato a lavorare, la prima volta sono stato licenziato – e non dimenticherò mai il mio primo bacio.
Le “prime volte” sono vicende memorabili di vita e di crescita. Ebbene, lo stesso vale per la prima notte trascorsa in strada o in un rifugio per senzatetto. La prima volta che siete senza casa, i sentimenti intensi di paura e d’incertezza sono impossibili da dimenticare.
Se non siete mai stati senza casa, è difficile da descrivere quella prima notte trascorsa a dormire per strada. La paura e la disillusione sono quasi paralizzanti. E’ molto surreale perché nessuno pensa mai di diventare un senzatetto. Nessuno.
Non dimenticherò mai la mia prima notte all’aperto. Tutto a un tratto e senza preavviso, mi ritrovai senza casa in Koreatown vicino al centro di Los Angeles. Ero sobrio, ma non avevo i soldi, senza un posto dove andare e nessuna persona da chiamare per avere aiuto. Ufficialmente ero un senzatetto, una situazione inedita, non avevo un piano per vivere senza un tetto. Non avevo idea di come avrei fatto a sopravvivere. Appena sei mesi prima avevo un lavoro ben pagato nel settore televisivo, improvvisamente, ora ero alla bancarotta.
Ho deciso di andare da Koreatown a North Hollywood, soprattutto perché sapevo che il quartiere era una zona confortevole. Ho camminato per quasi diciotto chilometri, sono arrivato quasi all’imbrunire, ho iniziato a pensare dove andare a dormire. Ho deciso di provare in un parco vicino alla mia vecchia casa dove nelle giornate estive andavo a suonare con la mia conga, ma quando sono arrivato, nei paraggi tra le ombre ho visto persone poco raccomandabili. Ho continuato a camminare per fermarmi dopo il parco, anche qui non mi sentivo al sicuro. I miei piedi stavano diventando gonfi, ero emotivamente e fisicamente esausto. Sapevo che ai danni di persone che vivono all’aperto i peggiori crimini della città – aggressioni, pestaggi, sparatorie, avvengono durante le ore notturne. Sapevo che quando si dorme all’aperto, si è vulnerabili a tutto. Avevo paura.
Finalmente intorno alle tre del mattino ho trovato un parco vicino a un piccolo centro commerciale in North Hollywood. Era vuoto, il primo posto in cui mi sentivo abbastanza sicuro dove sostare. Rapidamente mi sono addormentato, non ricordo quando tempo fosse passato, forse venti minuti, improvvisamente, tutti gli irrigatori d’acqua intorno al mio improvvisato giaciglio hanno iniziato a fare il loro lavoro, inzuppandomi d’acqua. E’ impossibile descrivere il mix di paura, rabbia, vulnerabilità che ho provato in quel momento. Oggi, è più facile per me sorridere a quel po’ di sfortuna con gli irrigatori, ma i ricordi profondi di dolore e solitudine di quella notte resteranno sempre con me.
Purtroppo, ogni anno migliaia di persone sperimenta la loro prima notte senza casa. Non importa quali circostanze hanno portato alla loro condizione di senzatetto dallo sfratto alla disoccupazione, dalla tossicodipendenza alla malattia mentale, alla violenza domestica. E’ certo che la prima notte senza casa è molto dolorosa.
Ora immaginate di essere colpiti da una crisi personale, non avere più accesso al denaro o a un posto dove stare. E’ la tua prima notte senzatetto. Che cosa faresti?».

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Pino Silvestri

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Pino Silvestri, blogger per diletto, fondatore, autore di Virtualblognews, presente su Facebook e Twitter.
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