La dieta personalizzata basata sull’analisi del DNA dovrebbe essere accessibile a tutti

Barbara J Stewart-Knox professoressa di psicologia all’Università di Bradford, ha ricevuto finanziamenti dalla Commissione europea come collaboratrice del progetto Food4me (studio quadriennale iniziato nell’aprile 2011, terminato nel marzo 2015), finalizzato a determinare se un’alimentazione personalizzata potrebbe ridurre il numero di malattie legate all’obesità. Ha scritto:
«Ho inviato il mio DNA in Norvegia per consigli nutrizionali personalizzati, quello che ho scoperto mi ha fatto ripensare completamente la mia dieta. La dieta personalizzata in cui il tuo DNA ti dice cosa mangiare e cosa non mangiare, ha iniziato a prendere slancio, società specializzate offrono consigli nutrizionali completamente personalizzati volti a migliorare la tua salute generale.
Ho pensato dopo aver studiato questo settore per diversi anni, che fosse il momento di scoprire come ci si sente a ricevere consigli nutrizionali personalizzati basati sulla mia genetica. Così ho inviato un campione di saliva a una società norvegese che è stata vivamente raccomandata da un amico dietista.
Leggendo i miei risultati sono rimata sorpresa nello scoprire che ho una predisposizione genetica al colesterolo alto e alle malattie cardiovascolari, entrambe le quali possono essere prevenute apportando semplici cambiamenti dietetici, che da allora ho apportato.
Vedendo i miei dati e non una nota generica sull’alimentazione sana, a prima vista ho pensato solo alla mia eventuale mortalità, poi osservando di nuovo in una luce più positiva, ho visto che avevo la chiave per rimandare quella mortalità e ho preso provvedimenti.
Ora per farla breve, in pratica sono astemia e ho bisogno di un integratore mirato di vitamina “B”, poiché secondo la mia genetica, solo dalla dieta non riesco ad assorbire ciò di cui ho bisogno. E poiché la carne è la principale fonte di colesterolo LDL, chiamato, “colesterolo cattivo” poiché è noto per aumentare il rischio di malattie cardiache e ictus, sono diventata vegetariana e il mio colesterolo è normale.
Ovviamente questo regime alimentare non sarebbe “salutare” per tutti poiché non tutti sono intolleranti all’alcol. Né tutti avranno una tendenza genetica verso le malattie cardiovascolari. Non ho acquisito solo brutte notizie, a quanto pare sono tollerante alla caffeina e ai latticini, quindi posso godermi il formaggio (ovviamente ridotto il grasso) e, fortunatamente, il caffè.

Assimilare le informazioni
Fare il test DNA per la dieta personalizzata mi ha fatto pensare che non tutti possono avere il diritto di conoscere i loro rischi per la salute legati all’alimentazione. E i giovani non sono nella posizione migliore per apportare cambiamenti che possano portare a un beneficio sostenibile per la salute e il benessere.
E che dire della maggior parte delle persone nella società che non hanno i soldi da investire per qualcosa che può apportare benefici che si ottengono solo con cambiamenti nella dieta?
Che io abbia o no apportato cambiamenti dietetici, avevo il diritto di conoscere queste informazioni sulla mia salute. Ed è un peccato non averle avute a vent’anni piuttosto che a sessanta, quando ormai potrebbero esserci già danni irreparabili al mio corpo.
Tali informazioni al momento sono disponibili solo a chi può permettersi di pagarle. Il problema è che se i servizi sanitari pubblici non riescono a fornire a tutti un’alimentazione personalizzata come parte dell’assistenza sanitaria di base, potrebbe presto generare un aumento delle disuguaglianze sanitarie, il che creerebbe un impatto negativo sulla salute in sé e per sé.

Rendere il futuro più personalizzato
Il Sistema sanitario nazionale in vigore nel Regno Unito, all’inizio del 2019 si è impegnato a raccogliere informazioni genetiche su tutti i pazienti che frequentano le cliniche. Forse è troppo tardi, visto che le persone che frequentano le cliniche probabilmente hanno già condizioni mediche in atto.
Poiché sono già disponibili tecnologie nutrizionali personalizzate, non sembra etico lasciare che le persone vivano la vita senza sapere come evitare che si ammalino. E come dimostra la ricerca, gli obiettivi nutrizionali personalizzati possono motivare i pazienti.
Il progetto di ricerca Food4me, finanziato dall’Europa, cui ho collaborato, ha scoperto che un approccio personalizzato era convincente non solo perché le informazioni su cui si basa la consulenza sono personalizzate, ma anche perché mettono l’individuo sotto controllo medico.
E’ chiaro quindi che ora per prevenire le malattie dobbiamo iniziare a utilizzare la tecnologia a base genetica. L’alimentazione personalizzata ha il potenziale per ridurre l’onere della malattia sui servizi sanitari e, in tal modo, ridurre la spesa pubblica per l’assistenza sanitaria. Naturalmente, non tutti i pazienti apporteranno i cambiamenti necessari, ma una volta che le persone avranno queste informazioni, ciò che farà dipende solo da loro».

Pino Silvestri

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Pino Silvestri, blogger per diletto, fondatore, autore di Virtualblognews, presente su Facebook e Twitter.
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