La Cina sta pagando i tibetani per non darsi fuoco

L’autoimmolazione è diventata una sorta di simbolo per la lotta tibetana contro il dominio cinese. E’ in corso da anni, ma dopo un recente aumento di azioni dimostrative della disobbedienza civile, il governo cinese, una volta per tutte, nel tentativo di ripristinare “l’armonia sociale”, ha deciso di provare a fermare i tibetani che si danno fuoco. L’idea è stata quella di pubblicare un avviso nella Prefettura di Kanlho, per evidenziare l’offerta di 8.000 dollari a tutti quelli che segnalano i tibetani, intenzionati a commettere il “reato” di autoimmolazione.
L’avviso, sembra aver ottenuto l’effetto opposto, invece di annullare questi atti di ribellione, ha incrementato i suicidi con il fuoco, effettivamente ha alzato il numero di suicidi al livello più alto mai registrato, nel mese di novembre le immolazioni non si sono fermate, anzi, è stata segnalata per la prima volta, una tripla immolazione.

Stephanie Brigden, direttrice dell’organizzazione Free Tibet, sulle implicazioni tattiche della Cina, così come il futuro del Tibet, ha detto:
«La somma di denaro che la polizia ha offerto, 50,000 Yuan, ovviamente è un tentativo di trasformare i tibetani in informatori, in realtà evidenzia il completo fallimento della Cina, nel capire cosa sta motivando le proteste. Se i tibetani sono disposti a darsi fuoco, l’offerta di denaro non serve davvero per sedare quel desiderio di libertà.
L’avviso è stato emesso il 21 ottobre, qualcuno nella stessa contea, il giorno dopo si è dato fuoco. Nei cinque giorni successivi, altri quattro tibetani hanno compiuto lo stesso estremo gesto. Il numero è salito a sette dopo i quattro episodi più recenti. E’ stata la settimana con il più alto numero di autoimmolazioni tibetane, mai registrate in così breve tempo. Se la Cina pensa di poter corrompere i tibetani, sbaglia terribilmente.
Non siamo in grado di dire se l’aumento della frequenza dei suicidi è stato una reazione diretta all’avviso con l’offerta di denaro, perché in realtà non abbiamo alcun elemento concreto come le lettere delle persone che si sono date fuoco, dove poter leggere, per esempio “Questo è ciò che penso dell’offerta di una ricompensa”.  Io non credo che sia una semplice coincidenza, il maggior numero di autoimmolazioni è avvenuta subito dopo la pubblicazione dell’avviso.
I tibetani sono in grado di determinare come sono governati. Probabilmente allo stesso modo dei cittadini cinesi, non vogliono essere governati da un gruppo di uomini non eletti che si trovano a Pechino, a migliaia di chilometri di distanza e, attraverso le forze armate e la polizia, controllano la popolazione con il loro pugno di ferro e le intimidazioni.
E’ interessante il fatto che i due terzi dei tibetani siano giovani sotto i venticinque anni. Ciò significa che non sanno molto dell’occupazione della Cina, eppure la rifiutano. Non ricordano di vivere in libertà, hanno sentito parlare che stanno ancora lottando per ottenerla.Vogliono vivere in un paese in cui possono mostrare la loro bandiera, senza timore di essere arrestati. Vogliono andare in un’internet caffè, senza dover mostrare un documento d’identità, esclusivamente a causa della loro appartenenza etnica. I giovani tibetani sono disposti anche a lottare, fino all’estremo, perché sono assolutamente certi che un Tibet libero è qualcosa che vogliono a tutti i costi.
Nel mese di novembre, dopo l’autoimmolazione di Dorje Lungdup, è notevolmente aumentata la presenza della polizia, è stata bloccata internet e le comunicazioni con i cellulari. In realtà temo che la Cina, non abbia ha bisogno di giustificare l’aumento della propria presenza militare. Ogni singolo caso di autoimmolazione è un pretesto per un immediato afflusso di militari e quelli della sicurezza. Altri atti d’intimidazione sono strumenti repressivi ordinari, con i funzionari che vanno di porta in porta a prendere i nomi dei manifestanti, così come i posti di blocco militari e cose del genere. Sta accadendo in ogni città e villaggi del Tibet. Siamo stati di recente in chat con i cittadini cinesi, che aveva viaggiato come turisti in Tibet, anche loro sono rimasti scioccati dalla presenza militare».

Che fine fanno le persone arrestate per aver tentato di autoimmolarsi e quelle che sono sopravvissute ai suicidi?
Stephanie Brigden spiega:
«Free Tibet, nel 2009 ha documentato sessantatre autoimmolazioni, quindici persone sono sopravvissute, ma non sappiamo dove sono o quale sia il loro stato di salute.
 Tabe, il primo monaco tibetano che si è dato fuoco, è stato arrestato dal personale di sicurezza, poi è stato visto attraverso gli schermi della televisione cinese a denunciare le sue azioni. Non è chiaro se l’ha fatto sotto costrizione o no, è certo che non ha mai ottenuto il permesso di tornare a casa per incontrare la sua famiglia.
Sui sopravvissuti, da informazioni acquisite, un sopravvissuto, trattenuto in ospedale, effettivamente, come parte del processo disciplinare,  è stato ridicolizzato e insultato dai medici. In molte città e villaggi in cui ci sono stati casi di autoimmolazioni, a prescindere dal fatto che abbiano partecipato attivamente, decine e decine di tibetani sono scomparsi, altri sono finiti in prigione, condannati per sei mesi o per tutta la vita, per il semplice motivo di essersi trovati nelle vicinanze dei luoghi delle proteste. Le autorità si rifiutano di fornire prove di reati, la tortura è utilizzata per estorcere false confessioni.
Il Dalai Lama, recentemente ha detto che quando Xi Jingping, diventerà presidente, si aspetta una sorta di cambiamento. Sua santità, ha voluto rilevare che non si può andare avanti così. E’ impossibile per la Cina, mantenere la sua presa sul Tibet e pensare di continuare a nascondere le proteste infilandole sotto il tappeto. Le Nazioni Unite, sollecitate da più parte, sono state costrette a fare una dichiarazione che condanna ciò che sta accadendo in Tibet.
I prossimi leader cinesi, a breve, saranno al potere per governare milioni di persone in Cina e in Tibet, c’è una possibilità molto grande per il cambiamento. La Cina non può continuare a ignorare le richieste dei tibetani e quelle dei cittadini cinesi».

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Pino Silvestri

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Pino Silvestri, blogger per diletto, fondatore, autore di Virtualblognews, presente su Facebook e Twitter.
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